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Una classe politica che si occupa di giochini e passatempi

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Rilanciamo Il Punto di Giuseppe Leonelli già pubblicato su Prima Pagina Mo
Come già successo siamo perfettamente d’accordo con la riflessione scritta con maestria giornalistica.
Ci scusiamo per l’immagine che associamo alla pubblicazione. Potrebbe sembrare provocatoria o volgare. In realtà, fuori dalle ipocrisie di comodo, serve a chiarire ulteriormente il nostro totale disprezzo per una classe politica incapace e, in questo caso sì volgare, che ormai ha perso completamente il senso della vergogna e che senza reali competenze approfitta spudoratamente dei soldi dei cittadini.
Perchè questo è il punto, non si tratta di dispensare della facile moralità. Riteniamo che ognuno, in privato, possa divertirsi, rilassarsi e giocare come meglio crede.
Da questo punto di vista il vituperato bunga bunga su cui tanti hanno costruito teoremi, fantasticato, spiato dal buco della serratura appare più serio in quanto praticato nel privato di una residenza e soprattutto pagato con soldi personali.
In questo caso no, avanzando la richiesta di rimborso per il giochino erotico all’amministrazione pubblica, sono stati rapinati per trastulli privati i soldi dei cittadini. Sono stati imbrogliati migliaia di elettori che hanno dato ancora una volta fiducia a persone culturalmente volgari.
I cittadini hanno il diritto di togliere la fiducia accordata.
Non importa che la consigliera PD sia responsabile personalmente anche se appare troppo scontato scaricare tutto sullo staff.
Ci domandiamo anzi per quale motivo un consigliere regionale debba avere uno staff.
In ogni caso ciò che risulta gravissimo, imperdonabile e punibile è la richiesta di rimborso per aver acquistato un giochino erotico con cui trastullarsi.  Prima, dopo o durante le sedute del consiglio regionale ?

Gabriele Morelli

Ci mancava solo il sex toy. Alla fine sono i dettagli a dare il senso del degrado a cui è giunta la politica. Una consigliera regionale avrebbe pensato bene di comprare con i soldi pubblici di viale Aldo Moro un giochino erotico. Giochino che potrebbe diventare il simbolo di un’intera stagione politica dominata dall’utilizzo personale della cosa pubblica, dalla corsa alle poltrone fine a se stessa e dalla fine di ogni afflato verso il bene comune.E stando alle indagini della Procura di Bologna, il sex toy è solo la punta di un iceberg formato da due milioni e 80mila euro di richieste non corrette di rimborso spese, circa metà delle quali (940mila euro) riguarderebbe il gruppo Pd. C’è lo scontrino da pochi centesimi della toilette pubblica, ma anche viaggi, utilizzo di auto per attività di partito, regali, feste di compleanno e cene. E poi c’è il sex toy. Quarantadue avvisi di garanzia, praticamente coinvolti tutti i consiglieri regionali, a parte una decina.Che adesso mentre si leggono comunicati che spiegano come vi sarà rinnovamento vero, che cercano di convincere gli elettori della serietà di programmi e proposte, mentre in tv e sui manifesti in strada si vedono facce sorridenti con sguardi radiosi che guardano al futuro… Ecco che viene in mente quel sex toys e quei due milioni di euro di rimborsi pagati dai cittadini, ai quali naturalmente si chiedono ‘sacrifici’ considerata la ‘crisi’.Se le indagini della Procura verranno confermate, sarebbe troppo facile gridare vergogna. Ma impossibile non farlo. Scontato evocare mangiatoie pubbliche indecenti, nelle quali si abbeverano senza ritegno consiglieri che già portano a casa dai 6 ai 7 milia euro netti di stipendio. Evidentemente pochini per non permettersi di pagare una toilette pubblica di tasca propria.O un sex toy.Scontato non crederci più, quanto sacrosanto.Naturalmente oggi  i consiglieri coinvolti si dicono tranquilli, nessuno che chieda scusa. Qualcuno ha la decenza di tacere, chi parla è addolorato ma sereno. Certo, serenissimo. Tra meno di due settimane si vota e gli elettori penseranno a quel sex toy che hanno pagato loro a una misteriosa consigliera regionale. E invece della croce chissà che sulla scheda qualcuno incida qualche altro simbolo.

Giuseppe Leonelli

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