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Oh oui, je suis Charlie…. News 

Oh oui, je suis Charlie….

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L’effetto in tv e sui giornali è stato potente: i grandi della terra tutti insieme e a braccetto contro il terrorismo e per la libertà di espressione. Che poi una parte di questi potenti nemmeno sappia il significato di libertà di espressione e gli altri la interpretino con la massima libertà e creatività, poco importa. 

L’importante è l’effetto mediatico, il pugno nello stomaco, quello che ti fa cantare la marsigliese davanti alla televisione, che ti fa dire indignato “ma come, nella Patria di Voltaire!”, questo è troppo! (tutti, anche quelli che mentre lo dicono hanno una vocina dentro che subdola sussurra: “Voltaire, Voltaire….l’ho già sentito nominare questo qua….non mi sembra che giochi nel campionato francese…chi c…aspiterina è Voltaire…”). Dettagli. 

Intendiamoci, io sono e resto Charlie, questo è il mio confine, insuperabile. L’unico combattimento ammissibile è attraverso la parola, la tastiera, la matita, la penna (non in un occhio). 

Ma se ripubblichiamo questo articolo è per riportare ad una dimensione più vera quello che abbiamo visto in televisione. E per renderci conto che, anche nella tanto sbandierata patria della libertà di espressione, l’informazione viene allegramente manipolata per ottenere l’effetto che si vuole…

Charlie Hebdo, la manifestazione di Parigi tra realtà e finzione (e ipocrisia)

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Hanno fatto il giro del mondo le foto del­l’im­po­nen­te ma­ni­fe­sta­zio­ne di Pa­ri­gi al­l’in­do­ma­ni delle stra­gi pres­so la re­da­zio­ne di Char­lie Hebdo e del su­per­mer­ca­to ko­sher. La più get­to­na­ta è quel­la che vede le mas­si­me au­to­ri­tà di vari Paesi del mondo, schie­ra­te in prima fila, avan­za­re alla testa del cor­teo. Un’im­ma­gi­ne sug­ge­sti­va, che ri­cor­da un po’ la fa­mo­sa raf­fi­gu­ra­zio­ne del Quar­to Stato, opera del meno fa­mo­so Pel­liz­za da Vol­pe­do. Un ri­man­do che sem­bra vo­lu­to, a vei­co­la­re il mes­sag­gio che vede non più i pro­le­ta­ri, ma i po­ten­ti del mondo uniti non con­tro il Ca­pi­ta­le, ma con­tro il ter­ro­ri­smo in­ter­na­zio­na­le.

In real­tà ecco quel­la stes­sa im­ma­gi­ne ri­pre­sa dal­l’al­to, così com’è stata mo­stra­ta in un fil­ma­to tra­smes­so da 1 Tv (il primo ca­na­le russo) e ri­pre­sa dal sito as­so­cia­to. Come si nota, die­tro le au­to­ri­tà, e pro­ba­bil­men­te qual­che fun­zio­na­rio della si­cu­rez­za che serve anche a fare massa, c’è il vuoto as­so­lu­to: i ma­ni­fe­stan­ti sono tanto di­stan­ti da non ve­der­si nean­che. Il fatto è che sem­bra non ci fos­se­ro pro­prio, dal mo­men­to che la ma­ni­fe­sta­zio­ne dei po­ten­ti si sa­reb­be svol­ta un’o­ra prima di quel­la del po­po­lo.

Solo una cu­rio­si­tà, nul­l’al­tro, dal mo­men­to che la mi­su­ra sem­bra ap­par­te­ne­re a un qual­che pro­to­col­lo di si­cu­rez­za, ne­ces­sa­rio nella cir­co­stan­za. E però col­pi­sce sem­pre no­ta­re come la real­tà rap­pre­sen­ta­ta dai media sia spes­so così di­ver­sa dalla quel­la reale. In que­ste cose pic­co­le, e a volte con ri­guar­do a cose ben più im­por­tan­ti… Se non fosse per que­sto video russo non ce ne sa­rem­mo mai ac­cor­ti. Solo co­lo­re, ap­pun­to, ma fa un po’ ri­flet­te­re.

Come fa sor­ri­de­re che le im­ma­gi­ni di una ma­ni­fe­sta­zio­ne nella quale si ri­ven­di­ca­va la li­ber­tà di stam­pa come fon­da­men­to della de­mo­cra­zia oc­ci­den­ta­le siano state og­get­to di una ma­ni­po­la­zio­ne me­dia­ti­ca alla quale ha par­te­ci­pa­to, certo a fin di bene e non tutti con­sa­pe­vol­men­te, pra­ti­ca­men­te tutta l’in­for­ma­zio­ne oc­ci­den­ta­le. Forse non è il modo mi­glio­re per ri­ven­di­ca­re un di­rit­to tanto im­por­tan­te.

Su­sci­ta un po’ meno iro­nia il fatto che a tale ma­ni­fe­sta­zio­ne abbia par­te­ci­pa­to un capo di Stato non certo noto per la li­be­ra­li­tà di­mo­stra­ta nei con­fron­ti dei gior­na­li­sti, come il pre­mier turco Ahmet Da­vu­toğlu (il Paese che ha il più alto nu­me­ro di gior­na­li­sti in­car­ce­ra­ti per mo­ti­vi po­li­ti­ci, de­ri­va raf­for­za­ta sotto la guida dei dio­scu­ri della nuova nuova Tur­chia, Da­vu­toğlu ap­pun­to, e l’at­tua­le pre­si­den­te Er­do­gan), e l’e­mi­ro del Qatar, Paese che, come la Tur­chia, da tempo so­stie­ne in vari modi lo ji­ha­di­smo in­ter­na­zio­na­le, quel­lo per in­ten­der­ci che ha fatto stra­ge  a Pa­ri­gi. Pre­sen­ze forse non molto ap­pro­pria­te al­l’oc­ca­sio­ne, come hanno fatto no­ta­re di­ver­si gior­na­li­sti. www.piccolenote.it

 

 

 

 

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