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A proposito della ventilata ipotesi di una mostra da allestire presso i locali della Manifattura presi in affitto, con opere private e che a mostra finita non solo torneranno nel chiuso delle abitazioni private, ma vi torneranno con un aumento di valore dovuto proprio all’operazione della mostra , del catalogo, della critica e … della spesa di soldi pubblici, riportiamo alcune note scritte da Giulia Gibertoni.

“Qual è il “fattore pubblico” in questa mostra annunciata e di cui poco o niente si sa, a parte che verrà sovvenzionata con denaro pubblico? Si parla di due protagonisti, un noto gallerista, Mazzoli, un noto chef, Bottura, qui pare di capire anche in veste di collezionista dunque prestatore di opere che verranno esposte, e di un luogo dove dovrebbe tenersi la mostra (ex manifattura tabacchi) che non è pubblico: insomma l’evento in sé pare essere innanzitutto una celebrazione dei collezionisti della galleria storica di Emilio Mazzoli. Con curatela costosa: 50.000 euro, e un catalogo che per forza di cose rivaluterà ulteriormente opere private, inserendole in una pubblicazione recente ed aggiornata. Tutto ok, questo è il mestiere dei galleristi. E niente contro i galleristi che hanno saputo creare valore intorno al proprio nome, niente contro il collezionismo. Niente contro le eccellenze, anzi. Ma qualche domanda rispetto all’opportunità di finanziare un evento che di fattore pubblico ha molto poco, di patrimonio pubblico nulla, con risorse ingenti pubbliche sì. (Sarebbero circa 700.000 euro in parte del Comune in parte della Regione).
Crea turismo? Non saprei. Di certo anche la valorizzazione del patrimonio pubblico lo fa, anzi molto di più. E quello è permanente”


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