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Ripubblichiamo un testo di Adriano Primo Baldi condividendone i contenuti e lo spirito. Da tempo sosteniamo la necessità che a Modena siano rivisti e corretti comportamenti che riversano addosso ai cittadini le scelte private di qualche amministratore pubblico. Il testo di Baldi rimane attualissimo an che alla luce degli ultimi avvenimenti “artistici” improvvisati in città.

Monumento al lambrusco.

Il giornale Prima pagina, domenica 29 dicembre 2013 ha pubblicato nell’Agenda… con il titolo “I nostri tesori” il Grappolo d’uva che si trova fra via Vignolese e la Nuova Estense. Più che dei nostri tesori si tratta delle nostre schifezze. Un grappolo d’uva, piazzato al centro della rotonda, che alcuni cantinieri hanno commissionato a un imbianchino.

Il grappolo d’uva potevano prenderlo dalle 5 lire di vecchi conio: era uguale e a costo zero. Hanno voluto farlo fare, non a un artista, non a uno scultore, ma a Erio Carnevali, un imbianchino, così definito da una sentenza del tribunale di Modena. Erio Carnevali, ex vice presidente della fallita impresa di pulizie Generica, ha lo sfizio dell’arte a nostre spese (vedi Amcm, oggi Hera).

Ma l’arte non c’entra nulla con questi “monumenti”. C’entra il regime comunale. C’entra il disprezzo per il buonsenso dei cittadini di un ex assessore comunale, proveniente dalla metropoli di Campogalliano, di nome Daniele Sitta, oggi approdato alla coop legno: uomo giusto al posto giusto. Decise di lasciar fare agli sponsor (solo perchè pagano) i monumenti che vogliono compreso la scelta degli autori. Dando agli stessi sponsor la libertà di diffondere i loro slogan. Il grappolo d’uva infatti reca la scritta: “Modena città del lambrusco”.

Se le agenzie di pompe funebri decidessero di pagare alla città una scultura, per le regole instaurate dal citato Sitta potrebbero scrivere: “Modena città di cadaveri”. Mentre il porno shop di piazza Dante, in una sua eventuale scultura potrebbe scrivere: Modena città del C…o. D’altra parte, in India, il Dio Shiva, è rappresentato da un fallo in segno di fertilità.

Qui i cantinieri purchè paghino possono fare le sculture che vogliono e reclamizzarle sulla falsa riga del grappolo d’uva. Bisogna ammettere che non è soltanto colpa del sindaco Pighi e di Sitta se Modena viene rappresentata artisticamente peggio dell’Uganda. La scultura che per anni è stata davanti alle ferrovie provinciali fu scelta dall’allora sindaco Mario Del Monte.“Tetta tricolore”

Quella soprannominata “Tetta tricolore” è opera di un ex dipendente comunale, Gianni Valbonesi, e non è stata scelta da Pighi ma dai suoi predecessori; nemmeno il “Frullino” (obbrobrio scultoreo) che si trova in Piazza Manzoni lo ha scelto Pighi. La stele con le palle collocata dalle parti di viale Italia non è attribuibile all’attuale sindaco; ma l’oca, si. E’ roba sua. Si tratta dell’ arrugginita scultura davanti al cinema Raffaello.

Queste scelte sono state fatte in municipio da gente che nulla ha a che fare con l’arte. Il grappolo d’uva si inserisce benissimo in questo quadro di schifezze ed è stato realizzato su bozzetto del citato Erio Carnevali. Come detto, ex vice presidente, socialista, della defunta impresa di pulizie “Generica”: una cooperativa che all’epoca di tangentopoli era potente. Gestiva il verde pubblico a Milano e altri servizi a Venezia, Roma, e in altre città dove il Carnevali, sempre all’epoca, espose come “pittore” per decisione di quei sindaci. Fu, come molti dirigenti di cooperative, indagato dalla magistratura. Il Tribunale di Modena coi suoi consulenti, ha giudicato, con sentenza, un “murales” di Carnevali all’Amcm, opera di un imbianchino e non di un pittore o sculture.

Per quanto uno sia fuori di testa non può trovare normale che a Modena un consorzio di produttori di lambrusco decida la politica culturale del Comune scegliendo gli scultori che debbano artisticamente rappresentare la città.

Con le mostre le cose non vanno meglio. La mostra dell’ex bidello Gino Covili fu uno scandalo per i 600.000 euro buttati via, ma il danno culturale fu relativo: non la vide quasi nessuno e dopo qualche mese l’hanno tolta dai piedi. Così non è per queste rotonde che, deturpate da scelte che lo strampalato ex assessore Daniele Sitta definì “artistiche”, dobbiamo “ciucciarcele” non si sa per quanto tempo; e inoltre, recano alla città più danno di un’invasione di cavallette!

Adriano Primo Baldi – Presidente ADAC

 


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