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Marco Miana, intervistato da Prima Pagina, ci prova con l’inganno.

Si intitola: “Caro lei, non prendiamoci per il culo”, è un libro di Giuseppe Quarta, edizioni Librarte, Roma. Si tratta di 142 pagine sull’arte, gli artisti, i critici e i mercanti d’arte. Su “cultura” e uomini di “cultura”. Sulla storia dei compromessi e dei raccomandati. E’ uscito a Roma nel settembre 1997. Sembra stato scritto a Modena e dedicato all’inquilino di Piazza Grande Gian Carlo Muzzarelli, sindaco di Modena a mezza strada tra la sede del Municipio e via Stella, dove ha sede l’Osteria Francescana di Massimo Bottura. Il cuoco, assieme al gallerista Emilio Mazzoli, al figlio di un ex senatore Pci Marco Miana, e a Marco Panini, parente del Miana e appartenente all’importante famiglia modenese, si sono aggiudicati, con una riunione tenuta all’Osteria, una cospicua somma di soldi pubblici: 700mila euro per una mostra, e 800mila euro per gli spettacoli ai Giardini Ducali.

L’acuto figlio dell’ex senatore Silvio Miana, il giovane Marco, ha attaccato frontalmente il precedente sindaco di Modena Giorgio Pighi, che lo scorso anno ha avuto l’ardire di fare un appalto per l’assegnazione di mostre e spettacoli che Marco Miana, e il suo socio Marco Panini, non riuscirono a vincere. Oggi, che Pighi non è più sindaco, viene giudicato da Miana, uno che ha fatto arretrare Modena portandola a livelli africani con queste parole: “Non dimentichiamo che la città è reduce da anni di deserto”. Poi, come se il paragone con il deserto non bastasse, sempre rivolto all’ex sindaco, che a differenza dell’attuale primo cittadino, non gli diede da gestire, per chiamata, 1milione500mila euro, ha aggiunto che Muzzarelli cerca di aggiustare i danni provocati dalla giunta Pighi, con queste parole: “Muzzarelli, sta cercando di recuperare un rapporto con i modenesi trascurato per troppo tempo”. Penso che il deserto provocato dai diserbanti culturali dell’ex sindaco Giorgio Pighi, siano preferibili all’impudenza clientelare di chi agisce per chiamata diretta di amici e cortigiani senza appalto.


Questo vale per chiunque intenda governare una qualsiasi città attraverso, “clan”, o “caste”, correndo il rischio di Roma con mafia capitale. Molto meglio il “deserto” di Pighi della rigogliosa “giungla” dei Miana. E’,infatti, nella giungla che il più forte schiaccia il più debole: il leone muscoloso difende e garantisce con la forza i suoi figli. Nella giungla dei raccomandati i padri preparano la strada ai figli mettendo loro a disposizione cognomi di potere e relazioni importanti. Non c’è differenza con i muscoli del leone. Sempre nella giungla i membri della famiglia seguono il capo branco: nelle famiglie moderne che contano, seguono il padre, o il suo diminutivo.

“Chi contesta il contributo di 630mila euro (ha dichiarato Miana, facendo finta di non incassare anche l’Iva per un importo di circa 800mila euro), o è in malafede o semplicemente disinformato”. Io sono disinformato, e secondo Miana, anche in malafede, perché ho contestato il contributo e non solo; e aggiungo ora, che contesto anche i dati di presenza alle manifestazioni da lui dichiarati. Essi sono sbagliati nella somma totale anche tenendo per buoni i numeri che ha dato Marco Miana, dando i numeri. Le presenze agli spettacoli da lui fornite, sono totalmente errate nella somma finale di 150mila presenze.

L’incauto figlio dell’ex sentore, ha affermato che ai Giardini vi è stata una media di spettatori che oscilla da 200 a 400 persone al giorno, nei feriali, e da 800 a 1000 nei prefestivi e festivi. Bene, facciamo il calcolo a mezza via su 300 spettatori al giorno nei 107feriali e 900 nei 36 tra prefestivi e festivi. Dal 1 maggio al 20 settembre (inizio e fine delle manifestazioni) i giorni sono 143. Quindi si tratta di 107 giorni feriali, che per 300 spettatori giornalieri fanno 32.100. Più 36 giorni prefestivi e festivi, che per 900 spettatori al giorno fanno 32.400. Sommando il tutto si ha un totale di 64.500 presenze. Cifra anche questa assai lontana dalla realtà. Da qui a dichiararne 150mila, ripeto, 150.000mila, l‘impudenza è tanta e va ben oltre la malafede.

Per ultimo, Prima Pagina, riporta nel titolo dell’intervista di Giuseppe Leonelli a Marco Miana, queste parole: “Ecco perché il bando non era necessario”. Già, perché? “Il problema – ha risposto Miana – non sussiste perché Mismaonda è una impresa privata (sua) che ha presentato un progetto alle istituzioni preposte. In particolare Famo e Palatipico. Queste realtà non hanno nel loro statuto l’obbligo di fare bandi e quindi hanno fatto un’assegnazione diretta alla nostra impresa”. Non so quale mente possa pensare che Mismaonda, impresa privata, che, dopo una riunione tenuta all’osteria, ha ricevuto dal Comune 700mila euro per una mostra; e con Famo e Palatipico altri 800mila euro per spettacoli, dovrebbero queste società private (che hanno ricevuto l’assegnazione, meglio dire il “regalo”), mettersi loro a fare bandi pubblici di appalto.

Ma Marco Miana sa la differenza tra i doveri, a volte di legge e a volte morali, tra chi distribuisce denaro pubblico e chi lo riceve? Le proteste, inclusa la mia, sono per l’assenza di un bando da parte di che eroga denaro pubblico: Comune, Regione, Camera di Commercio; e certo non da parte delle società che lo hanno ricevuto. La risposta di Miana è inquietante perché mette in evidenza il livello dei personaggi di cui si circonda il sindaco di Modena. Muzzarelli non si meravigli se il suo gruppo Pd e l’assessore regionale alla cultura si sono trovati in forte imbarazzo. Lo sono tutti i cittadini di buon senso. Forse è vero che dietro a un sindaco come Muzzarelli, c’è sempre una parte di elettori che non merita di meglio!

Adriano Primo Baldi

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