Rottamati o riciclati ?

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Secondo me è anche colpa sua. Spiegherò perché. La scelta di Vanni Bulgarelli alla presidenza di Seta (Società che gestisce il trasporto pubblico di Modena, Reggio Emilia e Piacenza), è inquietante. Vanni Bulgarelli è un residuo dei manichini politici creati dall’ex Pci negli anni ’70. Allora erano allevati per i servizi di cui il partito aveva necessità: diffusione del giornale l’Unità, presenza ai banchetti per sottoscrizioni e tesseramento; servizi alla porta d’ingresso e servizi di vigilanza alle feste dell’Unità. Insomma, era questo il genere d’impegni che si potevano affidare a un ‘compagno’ come Vanni Bulgarelli. La sua carriera sarebbe stata giusta in quest’ ambito.
Naturalmente perfezionandosi, non c’è dubbio, ma rimanendo all’interno di questi servizi indispensabili e alla sua portata.

C’erano allora i politici veri: Ermelindo Vaccari, Amilcare Mattioli, e poi Rubes Triva, Germano Bulgarelli, Werther Cigarini, Lanfranco Turci, Luciano Guerzoni (quello vero), e così via.
Il Pci nel 1980 aveva 250 dipendenti tra dirigenti, funzionari di federazione e di zona. A Modena superava il 50% dei voti. Poi ha cominciato a calare. Man mano che perdeva voti, perdeva dirigenti e funzionari. Molti si sono riciclati, ovviamente con la spinta (propulsiva!) del partito. Si sono riversati nelle istituzioni, negli enti di secondo grado, nelle cooperative rosse, nel sindacato, nei patronati e altro ancora. Vanni Bulgarelli, ha sempre saputo dire sì, e ha saputo, senza sforzo, non emergere in nulla. Non ha mai fatto ombra a nessuno. Non era con i progressisti e non era con i conservatori: poteva stare indifferentemente con entrambi.


E’ stato membro della Segreteria provinciale del Pci quando era segretario Werther Cigarini nel 1986. Alle riunioni i dirigenti gli passavano davanti come si passa un tornello o una portineria; lo salutavano e si dirigevano ai propri incontri. Qualcosa piano piano è successo. Ma lui non ne ha colpa. Lui è di quelli che di colpa non ne ha mai avuta. L’organico della Federazione, con la perdita di voti, ha cominciato a restringersi. Dirigenti e funzionari, in una sorta di fuggi fuggi e di si salvi chi può, si sono messi alla ricerca di soluzioni alternative. Le casse del partito sono state le prime a risentire della situazione che andava mutando. Il cambiamento non ha determinato soltanto una forte perdita di voti e posti di lavoro, ma una progressiva e inarrestabile perdita d’iscritti.
Così, mentre tutti quelli che avevano due occhi, e alcuni anche tre, hanno cominciato a guardarsi intorno e a saltare sui carri pubblici, lui, che di occhi ne ha sempre avuto uno solo, è diventato il classico ricco in un paese di ciechi. Vanni Bulgarelli mi fa venire in mente quel soldato che chiamavano l’ardito. Era di vedetta. Sparavano da tutte le parti. Non abbandonò il posto assegnato che, in quella situazione, era il solo posto sicuro. Fu decorato per aver mantenuto la posizione, e il suo soprannome divenne, l’ardito. Così è stato per Vanni Bulgarelli: tutti fuggivano verso soluzioni occupazionali, ma lui, anche per mancanza di alternative vere fuori dalla politica, è sempre rimasto a girare lì intorno. Nel partito non ha mai avuto posizioni di rilievo, ma venendo meno la prima fila, e poi la seconda, si è trovato tra i pochi che potevano spartirsi i posti rimasti.

E’ stato sballottato in qua e in la senza competenze di alcun genere. La competenza però, negli uomini del Pci allora, e nel Pd oggi, non è una qualità indispensabile. Vanni Bulgarelli, dopo alcuni passaggi impensabili e fortunati, si è trovato, senza sapere perché, presidente territoriale di Hera. Tutto ciò nel momento in cui i politici veri, quelli rimasti, erano impegnati in più gratificanti incarichi. Giunto alla fine del mandato a Hera, faceva da due anni il pensionato politico. Le sue caratteristiche più spiccate, quelle di uomo che non fa ombra, l’hanno assistito ancora una volta. Muzzarelli lo ha messo nel suo staff.
Quando all’inizio dicevo che la colpa è anche di Bulgarelli, è perché, sono convinto, che sia stato lui a suggerire a Muzzarelli di mettere nel programma, in caso di vittoria, una mostra che potesse far rumore. IL sindaco l’ha ascoltato. E’andato dritto nella sede secondo lui più naturale, e cioè dal cuoco Massimo Bottura. Hanno chiamato il gallerista Emilio Mazzoli, e si sono accordati per realizzarla con curatore l’americano Richard Milazzo. E’ così che Vanni Bulgarelli, da manichino della politica, è diventato “Il manichino del storia”.

Il voto bulgaro dei sindaci della provincia che l’hanno eletto a Seta, è in linea con le tradizioni del Pci. Un tempo di tutto questo se ne accorgevano solo alcuni dentro il partito, oggi se ne accorgono ex presidenti della Lega delle cooperative come Roberto Vezzelli, e gli elettori della vecchia sinistra. I sindaci che hanno eletto Vanni Bulgarelli non fanno testo: fin che dura, fanno i sindaci ed è grazie a nomine come queste che il tesseramento all’ex Pci è precipitato. Vanni Bulgarelli il solo posto che poteva ancora ricoprire con competenza era tra quelli citati all’inizio. Non ultimo la diffusione della nuova Unità. Il partito per non spendere gli ha conferito un incarico pubblico che, come un parafulmine, scaricherà costi e incompetenze su di noi.

Adriano Primo Baldi