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Farmacie e nomine, la solita minestra indigesta

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Vendita delle azioni delle Farmacie Comunali e nomine nella Fondazione CDRMo: la solita minestra indigesta

Leggendo due interventi di questi giorni mi ha colpito la spudoratezza con la quale il Sindaco cerca di darla bere a noi dell’opposizione e, quel che è peggio, ai cittadini modenesi.

Muzzarelli da una parte fa la vergine offesa, dichiarando che sulla vendita delle azioni delle Farmacie Comunali non c’è stato nessun accordo tra l’amministrazione comunale e Coop Estense. Sarà, ma intanto l’effetto è duplice. Dietro all’usuale “soccorso rosso” ad un’amministrazione che boccheggia, si consuma un’abile operazione che permette alla sinistra politica al governo di Modena di consegnare un “tesoretto” pubblico nelle mani della sinistra degli affari (cooperazione). Perché, ricordiamolo, il passaggio del pacchetto di maggioranza oltre ad essere già di per sé un valore svaluta di fatto le rimanenti azioni ancora in mano pubblica rendendole pressochè invendibili in futuro, se non alla stessa Finube. E se anche poi a quest’ultima l’acquisto fosse costato un po’ troppo, nessun problema: a Modena, si sa, una cooperativa può sempre contare sul “pubblico” amico, pronto a limitare i danni con i soldi delle tasse che noi paghiamo. Basti pensare all’affitto della Manifattura Tabacchi.

Dall’altra parte, il sindaco cerca poi di prenderci per il naso, affermando che dalle audizioni per le nomine in Fondazione CDRMo è emersa la grande ricchezza di decine di candidature e che le scelte sono avvenute nella trasparenza, nel pieno rispetto della parità di genere e delle competenze. Sarà. Ma non appena si vanno a vedere le competenze dei nominati si scopre, guarda caso, che il “denominatore comune” è costituito dell’appartenenza o vicinanza ai partiti e movimenti che governano Modena: area malettiana, Centro democratico e Sel per i nominati dal Comune; compagni e affini di lungo corso, per quelli designati da Camera di Commercio e Provincia.


A noi dispiace di aver coinvolto persone di alto livello, “eliminate” a priori. Ci scusiamo con loro, ma siamo ingenuamente caduti nel tranello della buona fede. Non succederà più. Pensavamo che i riti barbari del manuale Cencelli fossero cose di altri tempi e invece a Modena rappresentano ancora la Bibbia. Due chiose finali. La prima. Quanto ai colleghi del M5s, li invito a riflettere sul bell’esito delle audizioni, su una procedura in cui ai candidati è stato chiesto in modo ingannevole di sottoscrivere una dichiarazione di intenti (di dubbia legittimità) sulla condivisione del programma di mandato del Sindaco, degli atti di programmazione del consiglio comunale e del Patto per la crescita, sulla mia insistenza nel cambiare le regole e sul monito che avevo lanciato a non cadere nel trabocchetto costruito dal PD. La seconda. Chiedo al capogruppo PD Trande di “spiegarci” le scelte del Sindaco. Per SETA ci accusò di non aver presentato candidature. Oggi cosa si inventerà? Restiamo in fiduciosa attesa. D’altra parte, dopo l’ennesimo boccone amaro, abbiamo bisogno che qualcuno ci faccia ridere.

Giuseppe Pellacani

 

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