Muzzarelli boom!!!

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Il sindaco di Modena si è esibito in uno spettacolo di fantasia: 150mila presenze ai giardini. (Mille119 al giorno) Boom! Poteva anche dire 300mila, erano a ingresso libero.

Qualche virtù potrebbe anche averla. Ne hanno tutti. Sicuramente sono di gran lunga superate dai difetti. Io non credo, come qualcuno dice, che si tratti del carattere. Un brutto carattere è incline alla sfuriata, all’irruenza, all’insofferenza. Non credo che il problema del sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, sia il carattere. Il problema è più grave. Non credo nemmeno che agisca per puntiglio. Sarebbe un’attenuante. Il problema è più grave. Cosa si chiede a un sindaco che per mestiere ha fatto solo politica? Intelligenza e buonsenso. Ho cercato in un articolo su Prima Pagina di suggerire a Gian Carlo Muzzarelli, qualche ripensamento nel suo modo di operare nel mondo della cultura.


E’ inutile. Muzzarelli non riesce a chiarire a sé stesso le questioni. Di amministrare non ne ha le capacità. Si impone, ma per imporsi, per decidere e comandare, occorre personalità, cultura, prestigio; diversamente si cade nel ridicolo, nella goffaggine; si diventa oggetto di ironia e sarcasmo; si creano danni alla comunità, al proprio partito, e alla propria persona. Muzzarelli si sente forte solo perché non ha un partito capace di vigilare, di suggerire, di correggere, di emendare. La distruzione del Pci e della Dc, ha creato un vuoto di confronto e partecipazione. I cittadini oggi, sono indifesi di fronte ai suoi atti di irresponsabile arroganza. Muzzarelli non se la può permettere. Non ne ha il talento. E’entusiasta dei dati farlocchi che gli hanno fatto digerire, e ha dichiarato che il prossimo anno ripeterà gli spettacoli ai Giardini Ducali.

Ha deciso all’istante: partito, giunta, consiglio comunale per lui non esistono. Nessuna parola sul come li ripeterà. Senza appalto? Incaricando ancora il cuoco amico Massimo Bottura, Marco Panini e il figlio dell’ex senatore Pci, Marco Miana? Spendendo ancora 1milione500mila euro di soldi sottratti ai servizi primari per mostre e spettacoli di cui nessun giornale è mai riuscito ad informarci in modo dettagliato dei costi di ogni evento? Senza dire ai cittadini, anche a quelli che lo ha votato, dove vanno gli incassi? Crede, il sindaco, che sia per la sua strategica capacità di amministrare che si può permettere tutto questo? Ha davvero questa illusione? Può agire così soltanto perché non c’è controllo politico. La sua arroganza svela la situazione di sbando in cui versa il Pd modenese. I cittadini non sono ciechi come crede. Se oggi Muzzarelli è sindaco, lo è per assenza di confronto, di valutazione e di dibattito interno al suo partito. La città ha tolto alla sinistra quella fiducia assoluta che altri avevano conquistato.

Il sindaco non si è accorto che se si sposta dall’Osteria Francescana, le critiche al suo incompetente operato politico, non vengono solo dagli avversari, anzi; vengono dalla sinistra e da chiunque abbia un po’di buon senso. Se un sindaco qualsiasi, in tempi addietro, si fosse permesso di agire senza confronto alcuno, sprecando soldi pubblici a centinaia di migliaia di euro con mostre d’arte e spettacoli assegnati ad amici, sarebbe stato convocato dalla sua federazione e diffidato. Se poi si considera che Muzzarelli assegna incarichi per cifre da 1milione500mila euro, senza gara, a persone che con la giunta Pighi l’appalto lo hanno perso per 5 anni consecutivi; in pochi secondi i suoi stessi compagni lo avrebbero messo in riga e senza tanti complimenti. Ma i tempi sono questi. E gli uomini, pure. Il Pd è ridotto a un piccolo gruppetto di potere per la spartizione degli incarichi. Questo gli consente di decidere, senza nessun controllo nella vita collettiva mentre la massa ignora per indifferenza e sfiducia.

Muzzarelli preoccupa anche il suo partito che teme di perdere consensi, riducendo così la spartizione. E’ ormai ingombrante. Ha un eccesso di presunzione senza il sostegno delle capacità. Non ha scienza e decide al posto di chi ne ha; non ha cultura e decide le scelte culturali, non è esperto in niente di niente, e sceglie a quali esperti dare incarichi. Si comporta come se fosse nei paesi del socialismo reale dove i soldati semplici, con legami nel partito, comandavano i generali; gli studenti figli dei dirigenti, davano ordini ai professori; i muratori decidevano sugli architetti e gli ingegneri; e le carriere dei medici le decidevano al partito. (Basta leggere Uova Fatali di Bulgakov). Il muro è crollato a Berlino nel 1989. Muzzarelli è figlio di chi lo costruì. Ne ha ereditato la pochezza, la mentalità e i difetti; e per un’anomalia tutta italiana e locale, si è esaltato e illuso, con ingiustificata presunzione, di poter far digerire alla città tutto quello che gli passa per la testa.

Gli raccontano strampalerie come quella dei 150mila spettatori alle manifestazioni dei Giardini Ducali, e lui le ripete senza riuscire a dire: “No, ragazzi, non posso passare per quello a cui si può far digerire di tutto: i mesi di attività non sono stati 5, ma 4 e 11 giorni. 150mila presenze, corrispondenti a mille119 persone al giorno, non si sono mai viste neanche in cartolina. Non posso passare per fesso. Anche i complimenti del commissario di Expo, lasciateli perdere. È venuto a pranzo da Bottura e dopo aver mangiato e bevuto ha trovato tutto bello”. Muzzarelli ha perso la testa: è diventato gallerista; scopritore di curatori d’arte; assegnatario di incarichi nel mondo dello spettacolo, senza accorgersi che è lui stesso a dare spettacolo. Non è divertente. Ha in mano i nostri soldi.

Solo quest’anno ha sprecato in mostre e spettacoli 1milione500mila euro. Si poteva fare tutto con la metà della metà. Si è consegnato ai suoi adulatori e non ha più il senso del ridicolo. Per mancanza di competenza tutto gli sfugge. E’ come se stringesse un’anguilla. Più stringe meno la trattiene. Non riesce a venirne fuori. Si è ridotto a fare il megafono di Miana e Panini e a raccontare gli stessi vaneggi. Compagni, intervenite. Fermatelo. Qui di spettacoli tristi ne abbiamo abbastanza: sono quelli di Equitalia che pignora, dei cassintegrati, dei senza lavoro e di chi è costretto a chiudere l’attività. Solo chi lo ha votato ci può liberare: ma quatto anni ancora la città non li può reggere.

Adriano Primo Baldi