Mirella Freni, il parere di Adriano Primo Baldi

1610793_10207605201519149_6169813168042533936_n

Dopo le dimissioni di Mirella Freni nessun provvedimento è stato preso.

Mirella Freni e il Cubec. Bisognerebbe guardare cosa c’è dietro ciò che appare. Ben sapendo che ciò che appare non è quasi mai la verità.

Mirella Freni si è dimessa dal Cubec (Centro universale di belcanto). Qualcosa che non si vede, ma che non convince, in questa cooperativa c’è. E’ difficile immaginare che possono esserci cose che non quadrano dietro a un nome così importante. Si tratta di una scuola con nobili intenti verso giovani cantanti che vengono da tutto il mondo a perfezionarsi per poi affrontare una carriera artistica che richiede sensibilità, talento e sacrificio. Eppure, a volte, anche dietro a impegni generosi come quello di Mirella Freni, non sempre tutto fila liscio.
Sarebbe interessante vedere cosa si nasconde dietro ciò che appare. Ben sapendo che ciò appare non è quasi mai la verità. Nell’acqua salata non si vede il sale, ma c’è. Quali problemi dunque si nascondono dietro la cooperativa Cubec al punto da portare alle dimissioni della sola insegnante della scuola? La Freni è una cantante che di fama internazionale lo è veramente. Non lo sono i curatori di mostre come Richard Milazzo, non lo sono le mostre che ci propone il Comune, e non lo sono tante altre iniziative farlocche e provinciali sbandierate per essere di fama internazionale. Qui si trasformano in messe in scena anche i compleanni. Hanno celebrato il compleanno del grande Luciano Pavarotti che non c’è più dal 2007. Pavarotti è il tenore che ho ammirato di più in assoluto. Capisco che ne venga ricordato il giorno della nascita o della morte, i dieci anni dalla scomparsa, e così via, ma il compleanno è un’esibizione per celebrare i celebranti. Modena, ha detto il sindaco in teatro al compleanno di Pavarotti, deve restare la città del bel canto. Peccato che le uniche due grandi cantanti modenesi rimaste non fossero in teatro. Credo per scelta.
L’avere intitolato a Pavarotti il teatro è stato un errore. E’ stata una scelta emotiva e irrazionale presa al momento della sua scomparsa. Non hanno tenuto conto che alla pari di Pavarotti ci sono a Modena altri grandi: Freni, Ghiaurov, Kabaivanska. Il teatro doveva restare quello che è sempre stato: Comunale, e basta. Altrimenti nel tempo dovrebbe avere cinque nomi: Pavarotti, Ghiaurov, Freni, Kabaivanska, Magiera. Mirella Freni, come tanti cantanti famosi, da Tagliavini a Domingo a Montserrat Caballè e altri ancora, con l’avanzare dell’età ha pensato di trasmettere ai giovani la sua grande esperienza lirica. Quindi a una scuola. Con il sindaco di Modena Giuliano Barbolini, la Freni non si intese, e non poteva essere diversamente. Voltò le spalle a Modena con indignazione nel 2002, e scelse la bella cittadina di Vignola.


Fu fondata la cooperativa Cubec, ideata dal Maestro Michele Montanari per la gestione della scuola. Poi si è trasferita a Modena ed è diventata ente di formazione professionale accreditato presso la Regione Emilia Romagna. Solo l’ultimo finanziamento della Fondazione di Modena alla scuola è stato di 180mila euro. Sarebbe interessante sapere quanto è stato l’impegno economico della Regione. La Freni sicuramente non si è occupata d’altro che dell’insegnamento. Vicino a lei invece c’era chi si dava un gran da fare. Si sono così inventati intorno alla sola insegnate di questa scuola di perfezionamento un universo di parole. Si sono messi insieme Cubec e Ert (Emilia Romagna Teatro) che fa parte dell’Ater (Associazione Teatri Emilia Romagna) e hanno dato luogo ad attività formative per ‘Raccontare il territorio’. Proprio così: si sono messi a raccontarla … Il progetto è stato finanziato dalla Regione Emilia-Romagna attraverso le risorse del contributo di solidarietà Fondo sociale europeo per le persone e il territorio.
Un comunicato diceva: “E’ l’inizio di una fase di approfondimento della conoscenza del territorio colpito dal sisma e di interazione con la realtà locale”.
Nessuna esitazione nel chiamare in causa gli eventi tragici che hanno colpito la provincia modenese con il terremoto del 2012. Sarò anche noioso, ma voglio riportare tutto un passaggio di questi azzeccagarbugli, a dimostrazione del come vengano finanziate fumosità senza senso. Si tratta di gente che vende parole ad altra gente che con i nostri soldi le compra senza vergogna.
Nel progetto si legge: “E’ l’avvio della fase di integrazione tra le competenze specialistiche all’attività professionale fin qui maturate e quelle più specifiche di declinazione di tali competenze in un territorio fortemente caratterizzato dagli eventi drammatici del maggio 2012.
La pur temporanea limitata praticabilità, di tipo geografico, logistico ma anche psicologico, dei luoghi tradizionalmente destinati allo spettacolo dal vivo è la realtà con cui devono confrontarsi il nutrito gruppo di giovani allievi, in un rapporto diretto con la comunità. I momenti di formazione prima e di aggregazione poi, si realizzano con il coinvolgimento delle associazioni culturali locali che hanno aderito al progetto, al fine di sperimentare un nuovo modello di intervento culturale, rendendo il territorio uno spazio privilegiato di confronto, di esperienza e di progettazione di nuovi modelli operativi. L’attività formativa prevede lo studio del modello operativo di creazione scenica proposto dal progetto e fondato sul dialogo attivo con il territorio e sulla messa in rete degli attori socio-culturali operanti all’interno di una realtà geografica data”.
La fumosa filastrocca va avanti ancora, ma per rigetto interrompo la citazione. Tutto ciò che è stato detto per avere finanziamenti non serviva a nessun’altro che a chi quei finanziamenti li andava cercando: e purtroppo li ha ottenuti. Non è così che si fa cultura, non è così che si fa didattica, non è così che si aiutano le popolazioni colpite dal terremoto, non è così che si aiutano gli studenti. La Freni avrebbe dovuto trovare da parte delle istituzioni un rapporto diretto senza bisogno di nessuna cooperativa. L’assessorato, il Teatro, l’Orazio Vecchi, la Fondazione o la Provincia, potevano pagare i servizi (acqua, luce, gas, segretaria, insegnate, un amministrativo) e fine. Senza dare soldi a nessuna cooperativa o associazione, o terzo soggetto, ma gestendo in proprio pagando ricevute e fatture. Nient’altro. Troppo semplice.
Pare che ultimamente gli allievi si dovessero pagare acqua minerale e fotocopie per mancanza di fondi, ma la Freni guadagnava meno di una segretaria, come venivano spesi allora i contributi regionali e della Fondazione? Un intervento dell’amministrazione per risolvere la situazione è urgente, ma conoscendoli … Il sindaco e l’assessore alla cultura (sempre che ce ne sia uno) sono impegnati a fare di questa città un posto sempre più all’attenzione dei continenti: così internazionale e così universale da essere ormai del tutto fuori dal pianeta e dal mondo.

Adriano Primo Baldi