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Non c’è Vittorio Sgarbi che tenga. La mostra è un fallimento e resta tale. News 

Non c’è Vittorio Sgarbi che tenga. La mostra è un fallimento e resta tale.

manichinoRiceviamo e ripubblichiamo

Non c’è Vittorio Sgarbi che tenga.

La mostra a un mese dall’apertura è un fallimento e resta tale.

L’assessore Cavazza non ha fatto il mio nome ma si riferiva a me.

L’assessore Gianpiero starnazza di miei presunti cambi di idee in merito alla mostra il “Manichino”. Cambiare idea a volte è un segno di intelligenza. Solo i matti hanno il chiodo fisso. Io non ho cambiato un bel niente. Non ho mai detto o scritto che sia il numero di visitatori a determinare il valore di una mostra o di uno spettacolo. Basta rileggere i giornali. La mostra è stata presentata al sindaco come un evento di interesse internazionale. Capace di portare a Modena folle oceaniche. Quando i quattro (Bottura, Mazzoli, Miana, Panini) si sono rivolti a Muzzarelli , gli hanno cucinato un programma che comprendeva mostra e spettacoli. Scrissi che se lo scopo era, come andavano divulgando, quello di attirare masse di turisti, sarebbe stata un flop. Non hanno convinto il sindaco sulla qualità degli artisti e delle opere. Quello con lui è un tasto da lasciar perdere.

Gli hanno fatto credere che gli stranieri, anche per la concomitanza dell’Expo, sarebbero arrivati a Modena in massa; e che radio, televisioni e giornali avrebbero sgomitato per ottenere interviste, diritto di ripresa, e un posto a tavola al grande banchetto (da Bottura). Muzzarelli si è immaginato una città invasa dai pullman, con alberghi strapieni e file giornaliere di centinaia di persone sgomitanti per entrare a una esposizione della quale avrebbero parlato in tutto l’universo. Uno dei quattro proponenti gli deve avere insinuato che lo stesso Papa, all’Angelus, dato l’evento, avrebbe salutato le migliaia di turisti che dopo essersi recati in San Pietro, si sarebbero avviati in pellegrinaggio verso il Mata di Modena. Gli stessi ospiti delle tribune del Novi Sad, gli stranieri che dormono sugli scaloni, vicini di casa (casa, si fa per dire) del Mata, avrebbero trovato, con questa mostra, unione tra popoli e culture. Dicevano che 700mila euro per una mostra che portava turisti da tutto il mondo, era una somma modesta e un proficuo investimento per l’economia cittadina. Mentre esaltavano il sindaco facendogli sognare gli sguardi del mondo su Modena, io scrivevo che se questo era il loro obiettivo, sarebbe stato un fallimento. Sostenevo che sarebbe stata visitata dai famosi quattro gatti.

Non ho mai sbandierato il numero di visitatori come elemento di qualità di un evento. Questo lo facevano loro. Il sindaco ha messo a disposizione del gallerista Emilio Mazzoli 700mila euro per la valorizzazione delle opere vendute ai suoi clienti. Subito dopo lo stesso Mazzoli si è accorto di averla fatta grossa. Di aver rifilato a Muzzarelli un ‘pacco’ francamente eccessivo. Sapeva che le file fuori dalla mostra a litigarsi i biglietti non erano che fantasie vendute al sindaco per incassarne il consenso e, ovviamente, l’investimento. Ci sono le mostre da 500-600 persone al giorno. Ma non quella proposta a Muzzarelli. Scrissi che il Manichino non avrebbe superato le 50-60 visite giornaliere. Ho esagerato. Sono meno. Mazzoli, consapevole di averla fatta grossa, ha messo le mani avanti e ha dichiarato: “Anche se la mostra avrà un solo visitatore io sarò contento ugualmente”. Già, sono soldi nostri. Le file immaginate si sono subito rivelate un “intorto”. Il flop di questo mese è un flop e resta tale.
Ora, di fronte al fallimento degli sbandieramenti iniziali, sì si sono messi a dire che non è il numero dei visitatori a dare contenuto e valore artistico a una mostra. Sono usciti dall’ipnotico sogno, hanno svegliato anche il sindaco, e cercano di virare l’attenzione dalle illusorie file di visitatori alla qualità delle opere. Ed hanno ragione. E’appunto la qualità che manca: non alla mostra, in municipio. Possono cambiare le motivazioni iniziali fin che vogliono, ma è tutto scritto. Adesso pensano di fare numero con i deportati delle scuole. L’amletico assessore Cavazza, mantenendo le vesti del fantasma, nelle sue apparizioni di mezzanotte, ha ricordato al sindaco che verrà il Natale e che la gente ha più tempo per visitala; che verranno i turisti; non dal resto del mondo come avevano previsto, ma li porteranno i Re Magi dalla provincia di Modena incuriositi dalla pubblicità che gli abbiamo fatto noi denunciando uno spreco mai visto prima.

Hanno aperto la mostra di notte a Vittorio Sgarbi. (lo fanno con tutti, basta chiederlo). Lo ricordate Sgarbi? Venne a Modena , parlò un quarto d’ora alla mostra di Gino Covili, e incassò 12mila euro (sempre di soldi nostri). Si complimentò: ottima scelta, bella mostra. La farò a Milano. Mai fatta. Si è lamentato di essere venuto tante volte a Modena ma solo perché invitato dal suo amico Roberto Armenia per conferenze alla Meridiana. Come dire: chiamatemi anche voi. Anzi, aprite un’altra sede di questa mostra, magari in qualche altra città. Siete ancora in tempo. Date a me l’incarico e vi valorizzo l’investimento, però: “bisogna spendere, investire altri soldi”. (Non ha detto date a me l’incarico, ma è implicito). Si è complimentato perché qui si investe molto … Ha sentito l’odore del soldo. E come nel Barbiere di Siviglia: “All’idea di quel metallo, portentoso, onnipossente, un vulcano la mia mente incomincia a diventar …”. Alla fine come fece per Covili si è complimentato. Poi tutti a cena. Come sempre.
Il sindaco è caduto nel ‘trappolone’ e non c’è Sgarbi che tenga. Gli sgarbi sono quelli fatti al buon senso e al denaro dei modenesi. Io non sono contro, come ha detto il premier Renzi, citando Totò, a prescindere. Però c’è una differenza: Totò riuscì a infinocchiare un turista americano che comprò con soldi suoi la fontana di Trevi; il sindaco, invece, il Manichino della Storia, lo ha comprato con soldi nostri.

Adriano Primo Baldi

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