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FIGLI DI … Comunicati 

FIGLI DI …

citt onoraria

 

di Adriano Primo Baldi

Di figli ce ne sono di tanti tipi … E a proposito di figli di …, so qual è la prima cosa che viene in mente. Ma non è questo il contesto per tirarli in ballo. Ci sono i “Figli di nessuno” a cui è stato anche dedicato un dramma con Amedo Nazzari e Yyonne Sanson negli anni ’50. Ci sono i figli di NN, quindi di padre sconosciuto. NN sta per “nescio nomen” ovvero non si conosce il nome, nome (del padre). Ho letto che in Italia ci sono circa tre milioni di NN. Ci sono i figli di genitori defunti, gli orfani. Ci sono i figli del peccato (e qui non c’è bisogno di tante spiegazioni). Ci sono i figli dell’errore, della distrazione, o della non cautela: questi ultimi sono una categoria numerosa ma meno drammatica di alcune di quelle citate.

Quando da bambino mi sentivo definire in modo compassionevole “orfano di entrambi i genitori”, avevo sempre un sussulto. Quindi capisco cosa vuol dire sentirsi diversi. Diversi con i compagni di classe, con gli amici in generale, e diversi in tutte le sedi di vita organizzata. Ero italiano come tutti, ciononostante ero diverso per ceto sociale da coloro con i quali vivevo. Per non scadere nel patetico premetto che da molti decenni vivo bene e nell’agiatezza. Ma la diversità l’ho vissuta. A 12 anni un medico mi prescrisse delle punture ricostituenti. La signora Nerina, bidella della mia scuola e suocera di Rubes Triva che poi diventò sindaco di Modena, le sapeva fare e accettò di “pungermi” nello stanzino dei bidelli. Siccome capiva più del medico, interruppe a metà il lavoro. Mi chiese di non avermene a male e cambiò la terapia. Sostituì alle punture ricostituenti una banana e un panino enorme con un etto di prosciutto tutte le mattine. La mia cittadinanza onoraria furono quei panini. Sono convinto che molti italiani anche oggi ne avrebbero bisogno. Il Comune di Modena mi diede una borsa di studio, ma senza il sacrificio dei miei nonni non avrei potuto continuare a studiare.

Non credo che l’attribuzione della cittadinanza onoraria ai figli degli immigrati sia la strada giusta. E’ stata assegnata in questi giorni a 160 bambini. Mi domando se anche in seguito verrà riconosciuta a tutti quelli che avranno i loro requisiti. Pare che analoga scelta sia stata fatta in 246 Comuni. Sono tanti, ma si può sbagliare anche all’unanimità. La cittadinanza onoraria è un’onorificenza concessa dal comune e si assegna a chi si è distinto nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’industria e altro ancora, con iniziative di carattere sociale e filantropico, o in opere di alto prestigio, o azioni di alto valore a vantaggio della nazione o dell’Umanità tutta.

I bambini diventati in questi giorni cittadini onorari modenesi, non c’entrano nulla con questi requisiti. Il vero riconoscimento non gli viene da una cittadinanza onoraria. Saranno realmente riconosciuti modenesi quando tutti noi, incontrandoli, non noteremo più il colore della loro pelle, quando ci passe
ranno accanto senza essere notati. Sono nati a Modena. Parlano Italiano, ma essendo di genitori immigrati, gli diamo un riconoscimento (come se dovessimo risarcirli) che sancisce la diversità che noi vediamo in loro. I loro coetanei figli di modenesi, non possono usufruire di uguale riguardo anche se vivono situazioni di eguale difficoltà e in certi casi anche maggiore. Si determina di una specie di discriminazione al contrario. Il titolo, così assegnato, viene snaturato nelle sue finalità istitutive.

Esso è sempre stato pressoché irraggiungibile per la quasi totalità dei cittadini italiani. Per riconoscere un merito (posto che nascere qui lo sia; e che lo sia essere figli di immigrati) è proprio necessario togliere valore a un riconoscimento che si assegna solo in casi di eccezionali qualità e benemerenze? E in ogni caso, si può mettere a pari merito chi ha fatto cose di unica importanza per l’umanità intera con chi, figlio di immigrato, ha avuto la casualità di nascere in una determinata città italiana? In questa operazione non vedo che demagogia e populismo.

Come diceva il grande Edgardo Abbozzo, questi amministratori “dovrebbero imparare a volatilizzare il fisso e fissare il volatile”. Non è il caso di tradurre Abbozzo, ma in Comune dovrebbero togliersi dalla loro fissità e volare un poco di più con la fantasia nella ricerca di soluzioni diverse dalla cittadinanza; e nel contempo, fissare un pochino meglio le regole del buon senso in quanto per loro troppo vaghe e volatili. Cosa che si dovrebbe essere capaci di fare come italiani, amministratori pubblici, e nati a Modena.

Adriano Primo Baldi


Gabriele Morelli

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