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Ma valli a capire quelli lì. News 

Ma valli a capire quelli lì.

mazzoliMa valli a capire quelli lì. Al sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli, piacciono gli equini. Questa volta è passato al cavallo … si tratta dell’opera dello scultore Mimmo Paladino esposta all’ex Manifattura Tabacchi (Mata). Emilio Mazzoli ne è il proprietario. E’ il gallerista che ha convinto il sindaco a spendere 700mila euro (di soldi nostri, s’intende) sulle opere acquistate dai clienti della sua galleria. Di recente Mazzoli ha rilasciato dichiarazioni che ti viene spontaneo dirgli: ci sei o ci fai? Quando parla, sembra uscito da un film dei Vanzina. Dà l’impressione di essere la caricatura di se stesso. Non sai bene se anticipa il carnevale o ne fa parte. Pochi mesi fa dichiarò che se la mostra al Mata avesse avuto anche un solo visitatore, lui sarebbe stato contento lo stesso. Eh già, l’abbiamo pagata noi. Poi si stupì di essere criticato da gente che non è mai andata a cena con lui. (Sic). Ora ha superato se stesso.


Passano gli anni e siamo sempre alle prese con Paladino. Un autore che ha frequentato intensamente la galleria Civica, allora basilica di Angela Vettese, e che è stato canonizzato in cattedrale con l’esecuzione di un telo a copertura della Ghirlandina. L’aveva trasformata in un biscottone candito costato 135mila euro. Oggi può solo essere trasformato in coriandoli per Giovedì grasso. Vittorio Sgarbi, Marco Vallora, Philippe Daverio e altri intellettuali ridicolizzarono quella scelta, ma inutilmente. Mazzoli ha dichiarato la sua disponibilità a vendere il quadrupede di Paladino esposto al Mata. Ohibò! Chi l’avrebbe mai detto! Sarà un caso …? La vera forza del destino … è che a Muzzarelli la bestia, piace. Ma và! Mia nonna diceva: “Du bein intes i fan caiou tot al paes”… Il gallerista, dopo aver raccontato al sindaco che esponendo le opere da lui vendute, Modena si sarebbe imposta all’interesse internazionale richiamando migliaia di turisti, si è invece trovato di fronte a un fallimento totale. Il sindaco, non potendo negare l’insignificante affluenza, ha cominciato a dire che gli interessa la qualità. Intanto Mazzoli se la canta e se la suona.

Credendo di parlare in privato con Muzzarelli, o di essere da Gigi Marzullo: “si faccia una domanda e si dia una risposta”, l’acuto gallerista ha dichiarato a un giornale locale che la sua: “E’ la più bella mostra di arte contemporanea che c’è in Italia. E’ vero: non c’è la fila … ma se ci mandiamo tutte le scuole di Modena, allora si fa numero”. Il pensiero è profondo. La legge impone limiti ai commenti, quindi mi astengo. Commenteranno i lettori. Sempre Mazzoli ha aggiunto che il luogo espositivo al Mata è “piccolo per fare una mostra”. Bravissimo! Quando ha accettato di farla lì, dove aveva la testa? Dire a Muzzarelli che il luogo era inadatto alla sua mostra, non poteva? Temeva di perdere l’occasione di mettere 700mila euro di soldi nostri sulle opere dei suoi clienti? Quante città in Italia e nel mondo hanno messo tutti questi soldi solo sui quadri da lui venduti? Mazzoli, senza freni, ne ha detta anche un’altra: “Penso di essere un bene per il mio Paese e soprattutto per la mia piccola città”. In questi casi, come in quelli di chi dice di essere Napoleone, Franco Basaglia, fondatore della concezione moderna della salute mentale, consigliava di assecondare … Tornando ai costi della mostra le vedremo le fatture? Alla Corte dei Conti è stato chiesto se si poteva pagare al curatore Milazzo, in un bar, una cifra di oltre 400 euro per colazioni; 1.000 per spese telefoniche; e 900 di albergo che già le colazioni le comprende? Si possono dare a uno sconosciuto come Milazzo 60.000 euro per un fallimento annunciato, e spenderne in tutto 700mila?

I giornali nazionali riportano le presenze paganti ad alcune mostre: Van Gogh a Firenze, 300.000 visitatori; Marc Chagall a Brescia 250.000; e avanti di questo passo con Henry Moore a Roma, de Chirico a Ferrara, e Schiele a Milano. Alcuni parolai vedono nel cavallo di Paladino legami con la storia di Modena e il Mata. Confondono Modena con Lipizza (in sloveno: Lipica) dove c’è una scuola di equitazione e di allevamento dei cavalli famosa nel mondo. L’ex Manifattura è il posto meno adatto per quel cavallo. Non c’entra nulla col luogo e con le tradizioni della città. Semmai, tanto per rimanere nel contesto animale, c’entra di più l’Oca (almeno con le tradizioni culturali dell’amministrazione). L’Oca, così definita, è la scultura arrugginita che si trova davanti al cinema Raffaello. Il monumento al maiale di Castenuovo Rangone rispecchia una tradizione. Il Grappolo d’uva è stato scelto dai cantinieri del lambrusco e commissionato a un imbianchino. Se a tutto questo aggiungiamo la Tetta tricolore, il Frullino, la Stele con le palle, e il Calesse (sempre col cavallo); abbiamo il quadro delle demenziali scelte artistiche modenesi quando a deciderle sono i Muzzarelli.

Nel contesto di questa realtà è giusto l’appello della ginecologa Stefania Vecchi: “A Modena meno asini e più cavalli”. Sempre Muzzarelli (qui nessuno fa più il suo mestiere) ha scelto la mostra al Mata e ha scelto Milazzo su segnalazione di Mazzoli e del cuoco Massimo Bottura. Di questo passo, con buona pace della dottoressa Vecchi, gli artigiani sceglieranno i ginecologi e i ginecologi sceglieranno le sculture. E’ incredibile leggere come l’americano Milazzo interpreta il cavallo di Paladino: “La virilità del cavallo serve a ricordarmi di tutte le donne che lavorano in questi spazi della manifattura”. Speculazione che si commenta da sola. Perché gli ricorda proprio la virilità delle donne? Perché non quella degli uomini? Le ironie sul cavallo e le donne, più o meno di buon gusto, non dovrebbero essere, almeno per decenza, materia di gratuita lettura “artistica”. Muzzarelli, Mazzoli, Milazzo …! Le donne dell’ex Manifattura vi auguro di non incontrarle mai. Sono sempre state persone esplicite e dal carattere poco malleabile. Ci metterebbero due secondi a farvi dimenticare la virilità …, e non solo del cavallo …

Adriano primo Baldi


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