Ancora la Maletti

francesca maletti

Soffiano venti di crisi del PD modenese: la presidente del consiglio comunale, Francesca Maletti sbatte mezza porta (quella della Provincia) e striglia Muzzarelli. Sicuramente notizie da prime pagine modenesi, che però non meravigliano più di tanto. Sono i soliti giochini che alla fine non produrranno nessun cambiamento.
Al governo di Modena c’è un sindaco Muzzarelli accusato di essere un decisionista. Ma siamo proprio convinti che se fosse diventata sindaco la Maletti le cose sarebbero andate diversamente?
Chi conosce Modena non si fa certo incantare da queste farse o faide paesane, perché sa benissimo che a governare la nostra città è da sempre la lobby economica delle cooperative rosse, con tutte le sue appendici. Ieri tramite il PCI e oggi tramite il PD.
Il sindaco Muzzarelli si muove rigorosamente nel solco tracciato dai precedenti sindaci (Barbolini e Pighi).
Ma anche Maletti, pur nella sua indiscutibile buona volontà, non avrebbe potuto fare diversamente. E lo sa benissimo pure lei. Finchè sarà al potere il PD il condizionamento del mondo degli affari rosso sul governo della città resterà opprimente, tanto più ora che quel mondo naviga in pessime acque e ha un bisogno sempre maggiore di mantenere un rapporto privilegiato con le amministrazioni.
Se si vuole cambiare qualcosa la svolta deve essere radicale: bisogna mettere il PD in panchina.
Che sia ora di un cambio registro lo conferma il balbettio imbarazzato della sinistra verso il grave episodio di Vignola, dove 5 sedicenni sono stati terrorizzati nel nome di Allah. Episodio gravissimo che non può essere derubricato a “goliardata”, “scherzo”, “bravata”, “bullismo” o quant’altro la sinistra inventerà per minimizzare l’accaduto. Ascoltiamo le parole del procuratore capo Lucia Musti che ha stigmatizzato la gravità dell’episodio, aggravato dal fatto che come in Germania con le donne (a proposito: dove sono sparite le associazioni femminili?), anche qui si aggrediscono, in branco e con armi, i soggetti più deboli. Nessuno è più al sicuro. Forse sarebbe ora che la sinistra si convincesse che aprire le porte di casa a tutti, anche a chi non rispetta noi e i nostri valori ma vuole sottometterci non è solidarietà, neppure buonismo: è cieca stupidità, follia suicida. E che avesse il coraggio di dirlo. Aveva ragione il cardinale Biffi quando, già 15 anni orsono, ammoniva che i criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solamente economici, che ci si deve preoccupare seriamente di salvare l’identità propria della nazione, che l’Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni, senza un’inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, che il caso dei musulmani va trattato con una particolare attenzione, per la visione rigorosamente integralista della vita pubblica che li connota, perché la perfetta immedesimazione tra religione e politica fa parte della loro fede indubitabile e irrinunciabile, e che per proclamarla e farla valere aspettano solo, prudentemente, di essere diventati preponderanti.
Ecco, ormai grazie alla sinistra quasi ci siamo. O invertiamo la rotta adesso o sarà troppo tardi.

Giuseppe Pellacani

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