Allora non serviva frequentare la corte del Principe

adriano primo baldi

Allora non serviva frequentare la corte del Principe
di Adriano Primo Baldi

Ormai del cavallo di Paladino non se ne può più. Quando per strada ne incontro qualcuno, e dove mi trovo ne incontro sovente, non li vedo più come prima: animali eleganti, fluidi nei movimenti, e con una bella andatura. Macché, ormai mi riportano a quello senza coda e con due buchi ai lati di Paladino. Di questo cavallo se n’è parlato tanto che subito il pensiero mi corre al Mata (ex Manifattura Tabacchi, oggi sede di una fallimentare mostra, dai costi assurdi, e senza storia). Se il cavallo resterà dov’è, sarà a imperitura memoria di uno spreco e di un fallimento. Un monito per le nuove generazioni. Per Muzzarelli sarebbe il solo modo di farsi ricordare. Ed è forse per questo che gli piace.

L’espressione Modenamoremio non la sento più come un’esclamazione d’amore. Il pensiero mi corre all’uso scriteriato del denaro pubblico. A una cifra strampalata che il Comune di Modena elargisce ogni anno a un’associazione che porta in modo stridente questo nome. Con questi pensieri sono entrato in casa. Ho acceso il televisore già sintonizzato su Rai International. Trovandomi in un paese straniero spero sempre di imbattermi in notizie dall’Italia. Di solito trasmettono rock e Pop. Oppure cucinano. Questa volta, no. Dalle prime note ho riconosciuto il capolavoro di Vincenzo Bellini, Norma. Stava suonando il primo flauto che dopo poche battute è raddoppiato dal primo oboe; poi l’attacco della famosa melodia Casta Diva. Da qui il ricordo di un titolo del celebre critico musicale, Leonardo Pinzauti sulla Nazione, credo nel 1971, rivolto alla soprano olandese morta nel 2014, Cristina Deutekom: “Silenzio dopo Casta Diva”. Poi il ricordo, partendo da Pinzauti si è collegato al grande sindaco di Modena, Rubes Triva; a Werther Cigarini e Gianni Lodi (sindaco e vice sindaco di Carpi dal 1977 al 1986); ad Aldo Tortorella (allora responsabile della commissione cultura del Pci); al violinista Sandro Materassi e al compositore Luigi Dallapiccola; a Luciano Guerzoni (quello vero, l’ex presidente della Regione Emilia Romagna). Non ricordo la data esatta ma eravamo intorno al 1980. Gianni Lodi e Werther Cigarini mi chiesero di organizzare un programma di mostre e spettacoli che fossero di livello nazionale usufruendo delle mie relazioni nel settore. Mi fecero subito presente che non avevano neanche un soldo. Mi attivai.


La prima mostra, nel Castello dei Pio, fu del grande Mauro Reggiani, firmatario del primo manifesto astratto nel 1934. Oggi entrato nella storia dell’arte. La seconda mostra fu una collettiva con Gianfranco Ferroni, Sandro Luporini, Giancarlo Cazzaniga, Giovanni Cappelli e altri artisti legati al Realismo Esistenziale milanese. Aldo Tortorella, appena sceso dall’automobile, si complimentò con il sindaco, e prima del comizio che doveva tenere in piazza Martiri alle ore 18, volle visitare la mostra di Reggiani. In programma vi erano molte manifestazioni e tra queste, un concerto di Materassi; il complesso da Camera “Bomporti” di Bologna; un caffè concerto ripetuto per 20 sere con Pippo Casarini (autore della famosa canzone quarantaquattro gatti), in duo con il violinista Enrico Bellei, e altri ancora. Dopo il comizio, Tortorella, volle assistere al concerto di Sandro Materassi. Chiese come avessero fatto ad avere questo grande violinista e quanto era costato. Materassi e tutti gli altri non vollero nulla. Il maestro mi disse: “Considero il concerto una parte del mio impegno a Modena e un regalo alla tua organizzazione”. Lo ringraziai. Materassi, titolare della cattedra di Violino al Conservatorio di Bologna aveva aderito alla richiesta di incarico che gli offrì Rubes Triva, qualche anno prima, di sostituire all’Istituto Orazio Vecchi il defunto maestro Giovanni Tenti. Accettò ma si rifiutò di presentare domanda. Allora Triva chiese al Consiglio comunale, che approvò all’unanimità, che fosse nominato per chiara fama in attesa di concorso. E’rimasto per 25 anni e ha costruito una grande scuola violinistica che ha dato all’Italia prestigiosi strumentisti. Leonardo Pinzauti venne apposta al concerto di Materassi a Carpi e scrisse sulla Nazione un lungo articolo dedicato al virtuosismo del grande maestro. Nello Ponente, una delle firme più importanti della critica italiana, recensì la mostra di Mauro Reggiani su Paese Sera con un titolo a 4 colonne esaltando l’iniziativa. E così tanta stampa nazionale. In quegli anni Luciano Guerzoni, allora membro della segreteria provinciale del Pci, venne con me a Firenze da Sandro Materassi. Nel grande salone di casa sua un’ex allieva, già in carriera, teneva un concerto. Era Gabriella Armuzzi Romei. Violinista dal talento straordinario. Di mattino cominciava a suonare scaldandosi le dita con il Moto Perpetuo in do maggiore di Paganini. Eseguì anche la Tartiniana di Luigi Dallapiccola. Brano che il compositore istriano, presente quella sera, ha dedicato a Materassi. C’era tutto il bel mondo musicale fiorentino e in parte nazionale. Leonardo Pinzauti, si è spento il 19 novembre 2015. Laureato in lettere e diplomato in violino, è stato allievo, come lo sono stato io, di Materassi.

Un concertista e insegnate unanimemente considerato il più grande didatta italiano del ‘900. Il duo Materassi-Dallapiccola è stato famoso nel mondo anche per avere rinnovato il repertorio musicale liberandolo dai vincoli della tradizione ottocentesca. Non si sono mai esibiti in Germania. Dallapiccola, ebreo, si è sempre rifiutato di mettere piede nel paese delle persecuzioni razziali. Credo che questi ricordi possano far riflettere sull’attuale classe dirigente modenese. G

li amministratori citati non s’incontravano all’osteria di moda e tenevano a giusta distanza la furbizia di certi mercanti e gli improvvisati della cultura. Nelle amministrazioni e nei partiti c’erano le commissioni di gestione allargate a cittadini esperti. Il Festival Nazionale del Libro Economico, che Triva affidò a Roberto Armenia, era espressione diretta dell’amministrazione e non assegnato a esterni con sproporzionati compensi straordinari come avviene ora per il Festival della Filosofia e la sua appendice “Impara l’Arte”. Giovani animati dall’impegno, come lo fummo noi, ce ne sono anche oggi. Armenia, non è che un esempio, è ancora lì che lavora e il denaro è l’ultimo dei suoi pensieri. In una società normale gli si potrebbe assegnare un gruppo di giovani e creare un personale qualificato per la cultura. Il problema è che i tanti giovani, e non giovani, che ci sono in giro non frequentano la “Corte del Principe”, e sono scavalcati da quelli che gli siedono accanto all’Osteria Francescana.

Adriano Primo Baldi