Una città da reinventare

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Son già passati dieci anni da quando si è detto che il Piano Regolatore va rinnovato, tre / quattro da quando si parla di PSC, due da quando si diceva che si voleva fare il Bici Plan ( Mobilità Ciclistica), tre che stiamo ancora aspettando uno studio sulla questione della ferrovia Modena Sassuolo ( uscito solo sotto forma di samizdat e poi ritirato tanto era inconsistente). Poi nel frattempo son maturate anche urgenti esigenze di rivedere il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (P.U.M.S.) ed infine anche il PEBA ( Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche).Giusto per ricordare. E questi piani, oltre che essere tecnicamente complessi di per sé, richiedono anche un minimo di tempo per la loro elaborazione. Devono per loro natura essere costruiti insieme alle parti sociali interessate e quindi coinvolgere direttamente ed indirettamente anche altre comunità a noi vicine. E non è detto ( in assenza di un piano “ provinciale di area vasta”) che tutto debba andare liscio come l’olio. Forse qualcuno della “Bretella autostradale Modena – Sassuolo” non ne vuole più sentir parlare con la conseguenza di avere a breve Piani della Mobilità, da Modena al Distretto delle Ceramiche tra loro in contrasto o appoggiati solo sulla mai sopita bulimia cementizia.
Si ha l’impressione infine che questi settori ( Mobilità, Urbanistica e Ambiente) si siano auto messi in letargo, quasi in autotutela. Si assiste a tanti piccoli assolo più che ad un concerto fra le tre aree di interesse sì da non capire cosa si intenda fare oggi, domani e dopodomani ( nel breve, medio e lungo periodo). Sono anni che stiamo aspettando un documento di programmazione di base, decente, aggiornato, ( ultimo mi pare quello di Barbolini 2005 messo poi nel cassetto), visionario su quel che dovrebbe essere la Modena del 2030 e del 2050 e l’unica cosa che si licenzia sono rotatorie in luoghi non prioritari se non dannose per la mobilità pedonale e ciclabile) messe lì senza un piano d’area e complanarine ! Quest’ultima poi senza nessuna proposta di dare rango di piattaforma di scambio intermodale al Casello di Modena Sud. Per costruire qui si – un parcheggio scambiatore collegato al servizio di trasporto pubblico, navette anche private, con car sharing elettrico, taxi, anche Uber se utile a diminuire l’entrata di CO2 e polveri sottili in città e quindi anche mezzi logistici ibridi ed elettrici! Tutto il contrario, come se il fine fosse la cantierabilità immediata dei progetti piuttosto che la loro utilità economico sociale rispetto a più complesse esigenze di mobilità che non solo quelle del “far prima”. Anche qui mai una visione di insieme, di sistema, di relazioni tra territorio, mobilità, ambiente ed economia.
Mentre la città di converso ha bisogno di essere rivisitata (e mobilitata) , in molte parti ricostruita nelle infrastrutture di base che sono i marciapiedi (ancora da 60 cm di larghezza ed anche meno) e ciclabili ignobili, che da sole avrebbero il valore di 1000 rotatorie (tanto per non farci dire che abbiamo in odio il settore delle costruzioni). E poi si devono progettare ed attivare aree a km 30 nelle zone più densamente popolate che sarebbero in grado di coinvolgere centinaia di alloggi, di capitali anche privati in grado di riqualificare aree ora marginali, di spazi pubblici e privati negletti, di aree ex artigianali ed industriali in transizione verso altre e più qualificate funzioni urbane, di mixitè funzionale, urbanistica e quindi sociale.. Va bene ci sta anche il “giochiamo all’architetto per Piazza Mazzini per il riutilizzo dei bagni pubblici” per carità…. ma le frange spelacchiate, i vuoti, le ( una volta) periferie di San Faustino, Buon Pastore, Zona Musicisti, San Cataldo, Madonnina, Nonantolana no? Marciapiedi più larghi, lisci e senza buche e scalini, pozzanghere ed avvallamenti? Posa di alberi lungo le strade dove non ce ne sono per renderle più belle, fruibili, passeggiabili, gradevoli, adatte ad un nuovo commercio di vicinato più qualitativo? Altri “Albinelli” decentrati? Più ciclabili e molti portabici diffusi in tutta la città a prova di furto al posto di qualche decina di parcheggi per auto in meno? Più isole pedonali anche nei quartieri periferici e nei dintorni degli asili, delle scuole elementari e medie? E fontane e opere d’arte urbana ( con o senza cavalli) ? Fermate per autobus coperte e schermate? Nuova illuminazione pubblica che non siano i soliti pali zincati e rastremati con portalampade da zona industriale utili solo per illuminare passeggiatrici e piccoli pusher ?

Lorenzo Carapellese – Urbanista Modena,