La libertà è partecipazione

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“La libertà è partecipazione”

di Adriano Primo Baldi


Il Fronte Nazionale ha manifestato a Modena: feriti e danneggiamenti vari. Presente Roberto Fiore. Del Fronte Nazionale avevo una certa idea. Di Roberto Fiore, nessuna. O meglio, so che si tratta di un condannato per banda armata. La sinistra è al governo. I suoi rappresentati a Modena, prefetto e questore, hanno autorizzato la manifestazione. Quindi, nulla d’illegale. Comunque è difficile non pensare a una speculazione dell’estrema destra dei fatti accaduti a Vignola dove un gruppo di giovani musulmani, con uno scacciacani, ha terrorizzato alcuni ragazzi: credete in Dio o in Allah? Un comizio del Fronte Nazionale a Modena, autorizzato o no, è una provocazione da condannare. Pd, Arci, Ampi, sindacati, Rifondazione Comunista sono insorti: la resistenza non si tocca, le liberà repubblicane, nemmeno. Tre cortei per dire no a rigurgiti fascisti. Alla fine una piazza a soqquadro e negozi danneggiati. L’America è piena di gruppi politici, religiosi e di ogni altro tipo che se la raccontano fra loro. Qualche poliziotto a cavallo li controlla, e finisce lì. Questo giornale ha detto, e ha ben detto, di questa manifestazione. La riprendo solo per dire, che il raduno di questi rimasugli va respinto, ma non preoccupa più di tanto.

Preoccupa invece l’assenza di una classe dirigente degna di questo nome. Preoccupa la mobilitazione democratica di un giorno e il silenzio di tutti i giorni in cui i politici, nei sotterranei, lavorano all’esclusione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. La politica si gratifica della delega elettorale e se ne frega. Dalle nostre parti Don Zeno Saltini negli anni ’50 gridava: “Democrazia vuol dire governo del popolo, facciamolo partecipare allora; e non accontentiamoci di eleggere dei rappresentanti che poi fanno quello che gli pare”. Oggi le leggi si sono ormai piegate a un’ esclusione sempre più diffusa di ogni forma di partecipazione. E quando non sono le leggi che accentrano il potere, ci sono gli interventi dei singoli politici locali o dei loro sempre più ristretti gruppi di appartenenza, pronti a ridurre ogni spazio di partecipazione. Renzi si affanna a dire che vuole il cambiamento. Spesso si è cambiato in peggio. La politica ha caricato i dirigenti pubblici di un eccesso di potere; ha trasformato in modo indistinto normali impiegati di concetto in manager; a volte ha privatizzato in modo assurdo; ha eliminato i controlli; non ha garantito i contrappesi e in molti casi ha soppresso le commissioni consultive di gestione sottraendo quei servizi alla partecipazione e al controllo democratico.

A Modena questa decisione risale a circa trent’anni fa. Fu presa nella sede del Pci. Un gruppo di scriteriati in-dipendenti di sinistra, eletti nelle liste comuniste, decise che fossero soppresse le commissioni culturali di gestione. Decisero che il Teatro e la Galleria civica dovessero essere a guida di un tecnico manager con la responsabilità di formare e realizzare i programmi a suo piacimento, o a suo interesse. Il sindaco è anche presidente della Provincia; di fatto nomina il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio; è decisivo nella nomina del presidente dell’Azienda Trasporti: a Modena senza il sostegno del sindaco, Vanni Bulgarelli, un incompetente, presidente non lo sarebbe diventato mai; Sempre il sindaco è presidente (capirai!), della Fondazione Teatro e altro ancora. L’elenco potrebbe continuare a lungo. La Consulta il 17 aprile 2011 sentenziò: “Troppi poteri ai sindaci” e bloccò il pacchetto sicurezza. L’ex presidente della Fondazione Andrea Landi ha potuto resistere alla richiesta di Muzzarelli sulla mostra “Il manichino” solo perché era a fine mandato e in particolare perché non aveva debiti di riconoscenza con lui: era stato nominato da Giorgio Pighi. La filastrocca che tutte queste nomine passano dai Consigli ce la possono risparmiare. Questo sindaco, oltre ai poteri conferiti dalle leggi, ha una naturale incapacità di resistere alle seduzioni del palcoscenico. Mette il naso dappertutto e crede di poter dire su tutto l’ultima parola competente: in realtà dice solo l’ultima parola. Quelli che nomina, o fa nominare, gli debbono obbedienza, riconoscenza e sottomissione. Si è dimostrato sensibile alle tempeste di chiacchiere che lo hanno portato a investire centinai di migliaia di euro in iniziative fallimentari in partenza. Quello che fa è spesso finalizzato alla spettacolarizzazione. E’ totalmente senza ombrelli protettivi che non siano quelli dei suoi interessati adulatori. I megafoni del suo ufficio stampa sfornano su tutto dei dati raccattati dai personaggi interessati e beneficiati dagli incarichi ricevuti, e quindi tutto si trasforma in oceaniche presenze ad ogni manifestazione. I poteri dei sindaci in generale vanno ridimensionati.

 


Quelli di Muzzarelli in particolare andrebbero perlomeno mediati da un ampio coinvolgimento dei cittadini. Non c’è due senza tre. Il “fiasco” del Mata (700mila euro) e quello dei Giardini Ducali (800mila euro) è opera di Muzzarelli. Prima o poi deciderà di produrre un’opera lirica: sceglierà cantanti, direttore, regista ecc. Il programma del Festival della Filosofia lo sceglie una persona sola (anche lì circa un milione di euro). La sola terapia per arginare questi protagonismi personali potrebbero essere le commissioni, ma il sindaco non è obbligato a istituirle. Di queste riparleremo. Per metterle in piedi ci vuole umiltà, capacità di analisi e di sintesi-selettiva. Diversamente, temo che al male di Muzzarelli non ci sia nessuna terapia possibile dal momento che rifiuta la cura, o meglio: che nega la malattia. Potranno intervenire gli elettori, ma solo tra quattro anni, e sono tanti …

Adriano Primo Baldi