Madonnina: tre ipotesi ed un funerale

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Madonnina: tre ipotesi ed un funerale
di Lorenzo Carapellese, urbanista

Ci voleva la penna di un giornalista di “Prima Pagina” per descrivere le tre ipotesi di intervento nell’ambito della riqualificazione del quartier Madonnina che sono state presentate Lunedi sera alla polisportiva di Via Pasquino. Mi consolo perché al pari di diversi interventi che hanno seguito la presentazione delle ipotesi francamente ho fatto fatica a seguirne la ratio. Che, va subito detto, sono semplici ipotesi di infrastrutturazione più o meno intensa per risolvere problemi di traffico prima e dopo il ponte della Madonnina da Reggio verso Modena e viceversa. Il minimo sindacale. Poco ed in maniera confusa hanno a che fare con la riqualificazione del quartiere e la mobilità urbana della Madonnina e della città dei prossimi 20 anni. Le “ invarianti” che sono alla base delle tre proposte, ( ma che di fatto è una sola con più o meno rotatorie) sono:
non si tocca il tracciato della ferrovia dismessa che rimane ancora di proprietà delle ferrovie stesse e che il comune ora può solo prendere in affitto
non si tocca il cavalcavia perché è proprietà del demanio
non si può modificare in niente il tracciato.
Ovvero tutta una comunità ( e non solo quella della Madonnina) dovrebbe rinunciare alla riqualificazione di un pezzo importante di città per queste tre banalissime ragioni che vengono elevate al rango di “ invarianti”? Non posso crederlo.


Ecco perché  non capivo le proposte.
A mio parere e non entro nel merito della “diagonale” che già solo il nome mi indispone, la questione centrale per riqualificare la Madonnina parte prima di tutto dalla demolizione del cavalcavia senza se e senza ma e dell’utilizzo delle area sulla quale insiste e di quelle a fianco come una grande piazza pedonale e ciclabile né più ne meno come Largo Garibaldi sta dall’altra parte della Via Emilia. Ripristinando così il cannocchiale visivo sulla Ghirlandina facendo di questo nuova area così ottenuta il baricentro ed il salotto buono del quartiere con bei negozi di vicinato di qualità ed utilità quotidiana. Questa operazione di per se comporterà che a chi viene da Reggio Emilia e a quei pochi che arrivano da Carpi e Quattro Ville per arrivare in città vanno assicurate altre vie di accesso e così per chi ne vuole uscire. Son certo che i tecnici comunali siano all’altezza di trovare una soluzione.

Quello che va considerato “ intoccabile” è il corridoio rappresentato dal sedime ferroviario, non certo la linea di per se. Che non è una muro romano reticolato, un una villa, una necropoli. Sono solo sassi, traversine di cemento e binari. E quindi se per ragioni urbanistiche fondate in qualche caso alcuni pezzi devono essere abbattuti, scavalcati, deviati o anche sottopassati nessun problema. L’importante è il senso urbanistico e la qualità architettonica e dei materiali che saranno utilizzati. Non è detto infatti che si debbano utilizzare (come proposto) degli orridi scatolati in cemento come quelli che si usano di frequente per i sottopassi delle ferrovie e delle autostrade che saranno anche cheap, ma che non sono certo chic. Purtroppo dato il basso costo hanno già impestato tutto il paesaggio agrario sia dove ci passa l’autostrada che l’alta velocità che qualsiasi strada provinciale. Diamo spazio agli architetti per queste cose, non agli scatolati ed alle imprese di prefabbricazione.

Qui, siamo in un ambiente urbano che si vuole dopo 150 anni riqualificare, non abbruttire. Si è vero i soldi sono importanti, ma le idee e la visione di città dei prossimi 100 anni lo sono ancor di più, quindi come diceva Enzo Ferrari “se puoi sognare puoi farlo, se credi ai tuoi sogni puoi realizzarlo”. Ci vorranno dieci o venti anni? E allora? Il creato è stato fatto in 7 giorni esclusa la domenica e forse anche il sabato ed è meravigliosa. Il periodo di legislatura comunale non può essere il parametro del tutto, giusto per far vedere che si è fatto. L’importante è fare bella la tua città ogni giorno, non accontentarsi del mediocre per sempre. Oggi fare buona urbanistica vuol dire fare anche buona mobilità, per tutti, non solo per le auto.
Ci è stato detto che le aree sotto il cavalcavia sono aree private e che presto devono sorgere due medie strutture commerciali. Che si intavoli un trattativa con la proprietà, gli si proponga uno scambio, si usi la perequazione, si trovi con loro una buona soluzione all’interno stesso del quartiere, semmai proprio vicino alla polisportiva dove ieri è stato presentato il progetto “delle tre ipotesi e del funerale” della buona urbanistica per la Madonnina e la città tutta.

Lorenzo Carapellese – Urbanista