Una Modena da progettare, più vita, più persone/clienti, calore e colore , sicurezza.

midena ciclabile

Una Modena da progettare, più vita, più persone/clienti, calore e colore , sicurezza.
di Lorenzo Carapellese, urbanista

Rinnovare e costruire la città è un processo continuo di pensieri ed azioni, a volte chiaramente percepibili altre volte meno. Il periodo che Modena senza esagerazioni sta vivendo, è uno di quelli che potremmo definire “storico”. Di fatto le discussioni vivaci che stanno avvenendo sotto la Ghirlandina rispetto ai grandi progetti in vista nel centro storico, al nuovo piano regolatore, alla complanarina, alla rigenerazione urbana della Madonnina e del Villaggio Artigianale di Modena Ovest e tanti altri ancora suscitano una spiccata attenzione da parte di tante persone, media ed organizzazioni economiche e sociali. Una volta queste attenzioni erano incanalate dai partiti sia di minoranza che di maggioranza. Oggi i partiti, anche quelli al governo non sono più capaci né di promuoverli, né di gestirli. Non fosse altro per il ruolo subalterno dei leader/assessori chiamati ad interpretarli e dalla volontà ( e anche capricci) del Sindaco di turno. Da qui un mortale vuoto di iniziative ed idee. Le proposte delle minoranze sono quasi sempre eluse, quelli delle minoranze delle maggioranze idem, quelle della maggioranza non riescono quasi mai a arricchirsi del contributo dell’un e dell’altro. Non solo. Se gruppi o singoli anche fuori della amministrazione non sono d’accordo e sono dubbiosi, o ci sono grandi incazzature senza costrutto, oppure si ricorre sempre al buon vecchio muro di gomma. Insomma come dimostra la questione Madonnina-diagonale-cavalcavia, una tiepida se non contraria posizione alle proposte presentate invece di essere vissuta e valutata come un valore viene assunta come una sorta di lesa maestà. Ma se la maggioranza di quelli presenti non avevano capito le proposte ( anche perché spiegate malissimo) e quelli che sono intervenuti erano tutti contrari e pieni di dubbi e quando ci si è alzati si sentiva solo dire “ e adess sa succeed”? e “sa fammia allora?” Vuol dire che c’è qualcosa che non va sia nelle proposte che sulle ragioni che hanno portato a quelle proposte. E che vanno quindi giustamente rimesse in discussione, arricchite, modificate. Questo è quello che ci si aspetta, questa la forza di una maggioranza dialogante che nel rispettare il dissenso diffuso sa che riceverà altrettanto rispetto ed attenzione alle sue proposte.
I cittadini, le persone tutte chiedono da tempo alla città beni e servizi di qualità. Non più solo case, strade e lavoro, scuola, sanità, assistenza sociale sempre più necessaria e benedetta, anche quelle per carità. Chiedono più urbanità, più qualità nella vita quotidiana di ogni giorno, come passeggiare, camminare, andare in bici sia per lavoro che per svago senza essere arrotati da un auto o un camion. Si chiede ( nell’ambito urbano) di smetterla di finanziare infrastrutture stradali per e solo auto, semplicemente perché queste devono diminuire, son troppe, fanno male, non servono più come una volta.


Possono essere sostituite da ciclabili e marciapiedi più larghi, lisci senza buche ed avvallamenti, portabici a prova di furto posizionati in tutta la città costruita e trasporto pubblico. Si chiedono stalli per bici posizionati davanti ai negozi di prossimità, ai centri commerciali (dove ce ne sono pochissimi e sono ancora di quelli che per usarli bisogna mettersi a culo in su’- una vergogna!) alle poste, alle scuole in cambio di pochi posti auto in meno. E quindi anche per la Madonnina come per altri quartieri, quello della mobilità facile all’interno e all’esterno del quartiere diventa il tema fondante della rigenerazione urbana. A distanza di mesi e di fanfare che salutano l’ultimo treno dalla stazione centrale non era possibile organizzare un passaggio pedonale e ciclabile -non dico decente- ma ottimo fra via Tabacchi e Via Cabassi- Emilia ? Non si può fare a sparo la stessa cosa anche su diverse delle altre strade perpendicolari alla linea ferroviaria sì da rendere utile da subito il corridoio magistrale del rinnovo urbano? E poi da qui aprire la prateria dell’innovazione/rigenerazione urbana ed architettonica in grado di dare nuova vita a questo come ad altri quartieri. Sostituendo al paesaggio di lamiera quello delle panchine e dei dehors, dei viali alberarti e negozi di qualità con brand locali e non, delle gelaterie e delle edicole ( specialmente le prime) che a Modena sono state in grado di rivitalizzare e portare vita nei luoghi più disperati ( vedi Via Rosselli, via Trento Trieste e da ultimo Viale Amendola). Luoghi che contaminati dal buon commercio anche senza parcheggi, sono in grado di attrarre altri punti vendita, più vita, più persone/clienti, calore e colore ,ricchezza, sicurezza, effervescenza comunitaria.

Lorenzo Carapellese – urbanista