Renzo Vespignani “Tra due guerre”

Renzo Vespignani (81)

Una considerazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella; una dichiarazione di Walter Veltroni e un ricordo di Giorgio Perlasca (medaglia d’oro al valore civile). Aggiungo una mostra di Renzo Vespignani (pittore tra i più significativi del ‘900) e una grave negligenza di Enrico Campedelli (ex sindaco di Carpi, attualmente consigliere regionale, e lasciamo perdere come lo è diventato). Il Giorno della Memoria si celebra ogni anno il 27 gennaio per ricordare le vittime dell’Olocausto. In questa data nel 1945 le Forze alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Mattarella ha dichiarato: “La nostra storia, la Shoah ci dicono che il nazionalismo di ritorno non ci proteggerà dalle nuove insidie”. Parole che fanno riflettere. Rai International, il 27 gennaio, ha trasmesso un’ intervista di molto tempo fa a Giorgio Perlasca. L’italiano che a Budapest nel corso del secondo conflitto mondiale, assunse la falsa identità di Console spagnolo per salvare migliaia di persone impedendone la deportazione nei campi di sterminio.


L’intervista che Valter Veltroni ha rilasciato a Aldo Cazzullo nel Giorno della Memoria riassume una situazione avvilente: “La politica deve ritrovare la grandezza che ha perduto, il senso di una missione storica”. “Deve diventare parte di una gigantesca rete di partecipazione democratica”. Il conformismo, io credo, ha creato ormai una situazione, dove tutto confonde e si confonde. Anche la più elementare delle verità è manipolata. Se uno non è protetto dal consenso, da un partito o da un gruppo, e senza appoggi denuncia le incapacità del potere, lo screditano come provocatore. Il 24 marzo 2004 organizzai al Vittoriano di Roma, sindaco Veltroni, la grande mostra di Renzo Vespignani “Tra due guerre”.

Quarant’anni fa fu esposta in Israele, Budapest, Berlino e altre capitali. La scelta del 24 marzo non fu casuale: era il sessantesimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. La mostra comprende ottantaquattro opere di grandi dimensioni che testimoniano gli orrori di ogni guerra. Per i fatti tragici che ancora oggi ci circondano questo ciclo pittorico ha un valore particolare: artistico, didattico, educativo e culturale. Se uno dei compiti della cultura è di educare alla convivenza e ai valori sociali, abbiamo tutti il dovere di indicare alle nuove generazioni gli orrori prodotti dalle guerre. Non possiamo non vedere che l’inizio di questo nuovo millennio, nelle più diverse parti del mondo, è intriso di violenza, di sopraffazioni e d’ingiustizie che generano orrori. “Quello che è in discussione nel racconto e nelle immagini di Vespignani è l’onorabilità della patria, della borghesia, del potere: da Sarajevo a Norimberga, alle Fosse Ardeatine”.

Ho letto che il Ministero dei Beni Culturali entrerà a far parte della Fondazione ex Campo Fossoli. Scelta opportuna. A Carpi esiste anche il Museo Monumento sulla deportazione. Occupa una vasta area a piano terra del Palazzo dei Pio. Possiede opere di autori importanti: Cagli, Guttuso, Lèger, Picasso e altri. Proposi all’allora sindaco Enrico Campedelli, e al presidente della Fondazione Gianfedele Ferrari di dotare il museo della mostra di Vespignani per i valori richiamati. Ferrari si disse disponibile a un finanziamento previo una lettera di richiesta di Campedelli che non è mai arrivata; ed io finii per disinteressarmene. Il costo, se paragonato ai 700mila euro del “Manichino” per non comprare nulla, era irrisorio. Il Campo Fossoli e il Museo Monumento, sostenuti con adeguati progetti rappresenterebbero, questi sì, punti di riferimento per un Giorno della Memoria che si celebra in tutto il mondo e tutti gli anni. Se i proprietari saranno ancora d’accordo, riproporrò l’iniziativa ai nuovi amministratori per il valore artistico e morale dei suoi contenuti.

E’ una mostra che dovrebbe diventare un bene pubblico e non finire smembrata nelle case d’asta. Riproverò, ma se dovessi fallire, come dice Dante: “Freccia prevista men male arreca”. A Modena, alcuni devoti cittadini (probabilmente gli stessi che si ritrovano all’osteria del cuoco Bottura), si mobilitano non per atti di solidarietà sociale, ma per rilevare una scultura dal fallimento del sindaco al Mata. Mi viene in mente “La sonnambula” di Bellini: “Odesi suon di sferza e calpestìo di cavalli”. “Fauste nozze qui si fanno”. Avremo i nomi di questi cittadini? Meglio uscire dal generico: cittadini lo erano anche i bravi di Don Rodrigo. L’Augusto Muzzarelli avrà così in dono il quadrupede di Paladino. I valori ormai sono questi. Mobilitano gli amici sul nulla, o meglio, sui propri fallimenti. L’arte se non è un affare non trova consenso.

La scuola è sempre più tecnicistica e educa sempre meno. La pittura e la musica, altrettanto. Gli interessi del mercato corteggiano le masse. La musica è il rock, e i cantautori sono i nuovi filosofi. Intanto sui mezzi pubblici nessun giovane cede più il posto alle donne gravide; la classe politica è sempre più scadente; gli indagati, i condannati e i bancarottieri fanno carriera; e i Muzzarelli diventano sindaci.

Adriano Primo Baldi


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