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Muzzarelli e l”angusto” imperatore

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Muzzarelli e l”angusto” imperatore
“Ma, a differenza di Caligola, non ha nominato il suo cavallo senatore”.

Che il sindaco di Modena abbia qualche somiglianza con Caligola non c’è dubbio. I cavalli gli piacciono. Avrebbe voluto comprare quello di Paladino. Pare che lo chiami Incitatos. Lo stesso nome di quello di Caligola, ma non lo comprerà. Alcuni “devoti” faranno una colletta. Comprandolo direttamente avrebbe dovuto informare il suo senato (Consiglio comunale). E’ un organismo che non tiene in nessuna considerazione. Ogni decisione la prende senza consultare nessuno dei membri dell’inutile consesso: decide tutto lui e poi comunica alla stampa. I suoi “senatori” hanno il compito di coprirlo e senza discussione. Come Caligola è comunemente chiamato: “L’Augusto imperatore”. Qualcuno, per sfotterlo, solo in segreto, lo chiama: “L’Angusto imperatore”. Anche lui è unto dal Signore. Tant’è che è diventato sindaco. A differenza di Caligola Gian Carlo Muzzarelli non pretende di essere chiamato Dio. Anche se i più intimi dicono che si sente tale. Di similitudini con il divino imperatore ne ha tante. Non ha nominato il suo cavallo senatore, console o consigliere: no, lui si è accontentato di nominare assessore alla cultura Giampietro Cavazza. Dicono che sia iracondo.

Ciononostante, il ristretto gruppetto di ex Pci, rimasti nel Pd, l’ha indicato al popolo “rosso” nell’incarico di sindaco. Anche lui, come Caligola, va soggetto a frequenti attacchi d’ira. Ciò che maggiormente lo accomuna con l’imperatore romano è il disprezzo verso le istituzioni, e l’esaltazione di se stesso. Se così non fosse prima di annunciare alla stampa uno sconvolgimento nel campo degli strumenti della cultura ne avrebbe parlato in Consiglio comunale, e prima ancora con gli organi dirigenti del suo partito dal quale sarebbe uscito almeno un documento. Nulla. Nulla di nulla. Ha confuso un incubo notturno per un segnale di volontà divina. Si è svegliato stordito, è andato in municipio, e ha chiamato la stampa. Ha comunicato agli increduli giornalisti la decisione di sottrarre al Comune la collezione del disegno della Civica e di regalarla alla Fondazione Cassa di Risparmio. Aggiungendo che priverà il Comune della stessa galleria Civica, e darà anche questa in omaggio ai banchieri; e fin che c’era, ha fatto il 3×2 aggiungendo al regalo anche il Museo della Figurina.

Purtroppo non sto raccontando di un film comico ma un’inquietante realtà. Queste proprietà comunali in mano ai banchieri avranno, pare, come presidente un ragazzo di settantadue anni di nome Giuliano Barbolini. Danni ne farà anche lì, ma mai come quelli che ha fatto da sindaco di Modena. A queste dannose stranezze di Muzzarelli nessuno si oppone. Era comunista, e come tutti i compagni aveva come punto di riferimento la grande madre Russia dove tutto era statizzato. Dai mezzi di produzione ai servizi più semplici: il calzolaio, il barbiere, il fruttivendolo ecc. Ora, essendo cambiato il vento,

Muzzarelli, si adatta senza raziocinio a quelli che ritiene i desideri di un partito che ha cambiato indirizzo, e perciò privatizza tutto. Avendo scarsa preparazione è diventato più realista del re. Ha venduto parte di proprietà pubbliche come le farmacie e Hera. Ora prosegue con il Museo della figurina e la galleria Civica. Ho sempre pensato che la Civica avesse un problema di gestione, ma mai di regalarla a una banca. Poi, occhio, potranno esserci altre vendite: il palazzo comunale, il teatro, i parchi, e perché no, anche le strade. Potrebbe venirgli in mente di privatizzare quelle comunali. In questo caso per andare a casa dovremo usare il Telepass o la Viacard. Sulla privatizzazione del Museo della figurina e la galleria Civica sono insorte due associazioni: Italia Nostra e gli Amici del Sant’Agostino. Muzzarelli è un uomo solo al governo del Comune.

Nessuno lo contraddice. Tutti gli assessori gli devono il posto. I consiglieri non contano nulla e molti per piaggeria lo assecondano. Chi non lo fa si deve dimettere. Delle dimissioni dell’assessora Ingrid Caporioni, avvenute in questi giorni, è necessario parlarne appositamente. Nel Pd, sceneggiate a parte, contano in tre. Sono sicuro che molti tra gli assessori e i consiglieri, se potessero, non gli risparmierebbero la fine di Caligola (politicamente s’intende).

Il fallimento al Mata della mostra di Muzzarelli, Bottura, Mazzoli, Milazzo che in più scritti avevo previsto e argomentato non per preveggenza e chiaroveggenza, ma perché la bidonata era annunciata dal tipo di esposizione, almeno per chiunque avesse un minimo di conoscenza, è stata voluta da Muzzarelli. E’ lui che si dovrebbe dimettere e risarcire i danni per centinaia di migliaia di euro. Chiedere le dimissioni di uno che non c’è come l’assessore alla cultura, Cavazza, è improprio.

Dopo il passaggio di questo “Attila” fananese, speriamo che Modena possa riprendersi. “Buon tempo e mal tempo non dura tutto il tempo”. Passata, questa tempesta distruttiva che ha nome Muzzarelli, la città dovrà essere ricostruita. Da chi, non avrà molta importanza: il peggio sarà comunque passato. Dovrà diventare una città aperta, non più clientelare, democratica e rispettosa dei beni rimasti (se ancora ve ne saranno). Speriamo.

Adriano Primo Baldi

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