Mata che ?

mata che

di Lorenzo Carapellese

Merito del titolo della sagra del Mata ( mata che ?) è quello di averne evocato nel titolo e per associazione di idee l’inclinazione di alcuni assessori. Non tutti : chi non lo era almeno nell’intimo se ne è andato, altri più silenziosamente resistono perché a capo di assessorati molto ma molto sensibili dove “ il famo che famo” , il “ ghe pensi mi” e la perenne “preparazione di tavoli” non funziona, altri ancora “ci piace”
I manichini, nella storia breve di questa amministrazione li si trovano prevalentemente là dove circolano opere pubbliche e danaro sonante ( mobilità) , dove bisognerebbe ridisegnare il futuro della città ( urbanistica) , dove sarebbe necessario gestire prima ed indicare poi, un modo intelligente per non farci ammalare tutti di cancro e contribuire per quel che una città piccola può, all’attenuazione degli effetti negativi del cambiamento climatico (l’ambiente) ed alla qualità delle vita in ambito urbano.

In questi quasi due anni di amministrazione, nonostante le tante sollecitazioni, occasioni e necessità, purtroppo mai si è visto un approccio sistemico e di visione sui temi più caldi del momento e del futuro prossimo venturo da parte di questi tre assessorati. Se non fosse perché il PSC è oramai inadeguato a reggere i temi della denatalità, della gentrificazione all’incontrario, rigenerazione urbana, qualificazione energetica e della mobilità, nessuno ci avrebbe messo mano. All’Urbanistica si crede ci si debba occupare ancora e solo di edilizia ed alla Mobilità di strade, fogne ed illuminazione, all’Ambiente di biciclettate domenicali. Come tre separati in casa non solo pare non si parlino, ma quel che è peggio non sanno che dire alla città. Esemplare la vicenda della presentazione delle tre rotatorie tre alla Madonnina che nessuno dei presenti in sala ha capito: ovvero riqualificazione e mobilità urbana con tre rondò, l’annuncio di due supermercati al posto di uno sotto il cavalcavia ed un sottopasso scatolare come offerte strabilianti, opportunità imperdibile della serie “ venghino signori venghino, siam qui per vendere e non per regalare, banco dell’operaio banco del lavoratore -vi diam uno scatolare prefabbricato per passare da qui a là della ferrovia dismessa che ancora non lo è – banco dell’operaio, banco del lavoratore -vi faremo vedere la donna serpente lunga 16 metri , otto metri dalla testa alla coda e otto dalla coda alla testa”…… vi faremo vedere Cornelia, la madre dei Gracchi mentre pettina il figlio dell’imperatore…..venghino signori venghino…”.

Solo idee di progetti masticati da passate amministrazioni, che come il bolo dei ruminanti vengono rigurgitati senza revisione critica, mandati all’approvazione da un giorno all’altro ad un consiglio comunale sempre più impossibilitato a fare il proprio mestiere.
Così come complanarine presentate in ritardo di oltre 10 anni che non tengono conto del ruolo che i caselli autostradali hanno oggi come luoghi ordinatori dell’organizzazione logistica provinciale e non solo comunale, veri e propri gateway verso aree di produzione e consumo qui fra le più dense di Europa.
Il Sant’ Agostino nato su ipotesi di organizzazione ed uso del patrimonio bibliografico sbagliato se non addirittura dannoso, dove ora si tenta con vanto di poterlo spacchettare in lotti sì da intervenire da una parte come su di un condominio degli anni 60 e dall’altra dove il rispetto storico ed urbanistico verrà, almeno a parole assicurato, ma prima con una variantina che allenti tutele e rispetti.
Piste ciclabili nuove, poche e zigzaganti, quelle vecchie maltenute. Marciapiedi micragnosi o ancora inesistenti su buona parte della città costruita dove la gente oramai cammina sulla carreggiata ( Via Vignolese, Via Morane, Via Sassi, Viale Carlo Sigonio, Via Emilia est ed ovest ,Viale Amendola, Via Don Minzoni solo, per citarne alcune) tanto per scoraggiare la pedonalità e favorire la motorizzazione privata.


Trasporto pubblico ancora inchiodato ad una percentuale da cittadina rurale, con Corso Duomo rifatto ma dove ancora passano filobus e bus che sembran da crociera a rendere omaggio alla facciata del monumento incluso dall’Unesco fra i beni dell’Umanità, così come la Costa Concordia sta all’isola del Giglio: in attesa che un pedone distratto pensando di essere in zona pedonale sia poi arrotato da un mezzo di SETA e che un capitello, un frontone per effetto delle vibrazioni dentro e davanti a Palazzo Ducale cada sulla testa di qualcuno.
Una città che i tre Assessorati nei fatti, al di là delle parole, ancora la prefigurano a prevalente uso automobilistico, con sempre più aree e parcheggi per auto a scapito sia di altri modi di trasporto che spazi comuni, scordandosi completamente delle altre mobilità: dalla sosta sicura delle bici sia nelle aree centrali che in quelle periferiche alla sicurezza pedonale nelle aree intorno ad asili, scuole ed università. Di fatto mandando allo sbaraglio il capo stesso dell’Amministrazione inducendolo a sostenere proposte retrograde, obsolete, sbagliate, fuori dai trend, dalle dinamiche socio economiche, dalle nuove politiche territoriali e della mobilità in atto dappertutto. Manca nei tre assessorati la capacità di costruzione di politiche, di chi sempre ed ogni giorno deve assennatamente elaborarne e quindi demandarne la gestione alla macchina comunale. Si ha invece l’impressione che la macchina sia stata in realtà paralizzata, neanche in grado di affrontare la routine e che il Sindaco ( che non può ne deve fare tutto e pensare a tutto) sia alimentato e consigliato malamente da funzionari più che da assessori. Ovvero mancano le politiche, le capacità inventive ed adattive, le proposte originali e fattuali, il saper sintonizzare le esigenze di oggi con quelle del futuro. Altro che economia circolare, del sapere e della trasmissione del fare, solo speranze nella Cispadana, l’armageddon finale al di fuori del quale solo miseria e disperazione.

Ed infine ( ma tante altre ce ne sarebbero) il collegamento Modena – Sassuolo che non serve a nulla ma che rovinerà definitivamente la sponda destra del Secchia in barba al Parco Fluviale di cui l’assessore all’Ambiente non parla ma lascia alla sensibilità degli ecodem.
Tutte le azioni dei tre assessori sono un efficace piano di battaglia coordinato per mandare le polveri sottili, CO2 e gas climalteranti ai massimi storici, contribuire all’innalzamento delle temperature e della formazione di isole di calore all’interno della città tutta. In controtendenza a tutte le città d’Europa.

Di là dalle Alpi si cerca di riequilibrare il numero di auto per abitante in favore di ciclabilità, pedonalità e trasporto pubblico, qui si agevola la mobilità privata. Là si estendono le zone a Km 30 a tutte le aree residenziali, qui si propone di metterne poche e dove meno servono.
C’è da chiedersi se questa così scarsa capacità progettuale rispetto non solo alla mitica “Europa” ma anche a comuni limitrofi sia suggerita da qualche consorteria o sia contributo proprio.
In mancanza di idee però basterebbe rifarsi al Percorso dei Cento di un paio di anni fa, questo sì un vero lascito ( non un bolo) ahimè prontamente dimenticato. Appunto. I manichini hanno anche fili, certamente non la memoria.

Lorenzo Carapellese – urbanista