Il caso Carlo Sabattini

il caso carlo sabattiniPubblichiamo una intervista con Nunzia Manicardi che ha recentemente presentato il libro “Il cso Carlo Sabattini”, l’ambientalista modenese che nel 1985 fu dichiarato pazzo e rinchiuso in manicomio perchè denunciava abusi e soprusi e, soprattutto, ne allegava le prove.

Ricercare, portare a galla e divulgare storie scomode e difficili, sulle quali è calato il silenzio o si è fatta una distorta informazione per motivi opportunistici o manipolatori, è un’impresa a cui Nunzia Manicardi si sta dedicando ormai da molti anni e con risultati ben conosciuti e apprezzati nei tanti ambiti in cui si è cimentata. Da “Quel diabolico Ferrari” a “Formiggini, l’editore ebreo che si suicidò per restare italiano”, da “I figli di Togliatti” a “Italiani da slegare. Contenzione, la vergogna del silenzio” (tanto per citare soltanto alcuni degli oltre 50 libri da lei scritti e pubblicati in oltre vent’anni di indagini, insieme con le altrettanto importanti inchieste giornalistiche quali quelle sull’Alta Velocità ferroviaria) non c’è argomento sul quale l’autrice modenese non si sia messa in gioco personalmente, senza remore di alcun genere, fornendo materiali e spunti di riflessione all’intera opinione pubblica nazionale e anche internazionale.
Ecco adesso un altro libro che rimarrà sicuramente nella storia italiana e che racconta una vicenda che più scomoda e difficile non potrebbe essere: quella di Carlo Sabattini, l’ambientalista modenese che – a forza di protestare dapprima per motivi ecologistici e poi contro gli abusi di legge derivanti dal perverso inascolto delle sue denunce seppur circostanziatissime – finì per entrare nel mirino di certa parte politica e di certa magistratura che, per farlo tacere, non esitò a marchiarlo per sempre con il timbro di “pazzo” spedendolo nell’aprile del 1985 nel manicomio psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. In occasione delle elezioni amministrative del maggio 1985 fu – benché ancora internato – il consigliere più votato, esponente di quella lista “Verde” che egli stesso con la sua incessante azione di protesta e denuncia aveva contribuito a creare. Fu giocoforza, per il potentato politico in carica, trovare un escamotage per almeno “salvare la faccia”: Sabattini fu rilasciato dal manicomio in quanto giudicato “non socialmente pericoloso” e poté così andare ad occupare il proprio posto all’interno del consiglio comunale di Modena, dove esercitò intatta e trainante la sua forza eccezionale di integerrimo oppositore ad ogni forma di strapotere. Ma, purtroppo, sempre conservando quella qualifica di “matto” che contribuì non poco, insieme con le botte ricevute durante un pestaggio da parte di alcuni attivisti politici, a procuragli l’infarto che lo portò a morire prematuramente, a soli 60 anni, il 9 febbraio 1989, proprio durante una seduta del consiglio comunale.
Nunzia Manicardi ha scelto di scrivere non un saggio ma un romanzo, in cui la vicenda di tal K.S. (la K è con riferimento diretto a Kafka, ai cui personaggi la paradossale vicenda si apparenta) si intreccia con la scoperta del mondo reale e delle sue crude e oscure verità da parte di Emiliana Ferrari, giovane giornalista tirocinante ancora inesperta e ingenua, e con quella del suo amore altrettanto fallace per un magistrato ignavo e, infine, collusivo.
Nel dipanarsi di questa doppia drammatica vicenda, tratteggiata con sferzante ironia e umanissima partecipazione, la Manicardi sviscera in modo capillare (grazie anche ad una laurea in giurisprudenza) la sottilissima ragnatela giudiziaria che va man mano avviluppandosi intorno a K.S. (ma sempre basandosi sugli avvenimenti autentici e su testi dello stesso Sabattini) e in modo altrettanto sottile penetra nella psicologia e nel vissuto di tutti i personaggi, lasciandoci pagine di autentica letteratura oltre che di imperitura denuncia.