Parole in libertà degli anoressici culturali

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Parole in libertà degli anoressici culturali
di Adriano Primo Baldi

Il sindaco, dopo aver pronunciato “parole in libertà”, si è lanciato senza rete dall’ultimo piano della cultura e, neanche a dirlo, si è schiantato. Né più né meno come quello che si è tuffato dal trampolino in una piscina senz’acqua. Ne riparleremo a botta passata. Si è buttato solo lui ma sono in tre. Ne inventano una tutti i giorni. Si tratta di Gian Carlo Muzzarelli (sindaco di Modena), Gian Pietro Cavazza (prototipo di assessore), Maria Carafoli (pensionata dell’assessorato allo sport). Tre casi gravi di anoressia culturale. Studi scientifici attribuiscono questo tipo di malattia al virus Muzzarelli, nato nel 1955 a Modena e trasferitosi in Appennino. Nel 1958 ha contaminato Cavazza e si è avuto il caso peggiore. Colpisce il genere maschile, ma non esclude quello femminile (Carafoli) che, per poter ipotizzare una data di origine, anche solo approssimativa, bisogna andare parecchio indietro nel tempo. Per debellare questo tipo di anoressia molto è stato fatto; ma i tre casi citati resistono a ogni antidoto. Alcune malefatte culturali, passano. Altre, i danni li produrranno più avanti.

In un’e-mail mi hanno chiesto se la mia definizione di ‘fantasma’ rivolta a Cavazza aveva un collegamento con l’Amleto di Shakespeare. Assolutamente no. Amleto era re, mentre Cavazza non si sa cosa sia; Amleto ha orchestrato le sue apparizioni notturne e sa bene a quale scopo; Cavazza non ha nessuno scopo. Esegue ciò che gli dice il sindaco. Se dite ai tre anoressici culturali di fare un orto, state tranquilli che lo vanno a fare a Chernobyl. C’è chi ha scritto che il sindaco “ha fiuto”. Sente l’odore ma non la puzza. In questi casi Gaber/Luporini distinguevano: “Più che un odore è una puzza”. Il Comune ha due proprietà: Il Museo della Figurina e la Galleria civica. Il sindaco anziché chiedere alla Fondazione bancaria contributi per l’attività, gli regala entrambi gli strumenti produttivi e la gestione degli stessi. Come dire: prendi la mia automobile così io libero il garage: provvedi alla manutenzione, scegli l’autista, stabilisci gli itinerari, e ogni tanto fammi fare un giro dove vuoi tu.


Muzzarelli ha elaborato per il Mata e la Civica un programma che, a giudicare dal basso livello del medesimo, lo potrebbe aver pensato assieme a Maria Carafoli. Se non con lei, con chi? Il trio di anoressici culturali ha annunciato due mostre di fotografia, e con imprevedibile colpo d’ala ha scelto Beppe Zagaglia e Franco Fontana. Se due novità simili fossero state proposte da Sandrone della famiglia Pavironica, sarebbe subito insorta la Pulonia: “ Mo sa dit zemian, ancòrà Zagaia e Funtana?”. Oltretutto la mostra di Fontana non viene dal MoMa di New York, ma dal paesello di Serravalle. Il resto del programma potrebbe essere accettato, forse, da una biblioteca di quartiere o da qualche ameno luogo come Pavigine o Formullo. In questi giorni è stato pubblicato il bando per la produzione di spettacoli estivi che è senza dubbio il più demenziale che mi sia mai capitato di leggere. Il Comune è disponibile ad accettare conferenze, spettacoli, mostre e concerti, senza impegnare un solo Penny (anche se ha appena sperperato 700mila euro nelle mostre degli amici al Mata). Gli artisti cui chiedono idee e lavoro non saranno pagati e dovranno, oltre a produrre le loro manifestazioni, valorizzare la città di Modena. Cosa che i tre anoressici culturali non riescono a fare. In cambio del loro lavoro e delle spese che affronteranno, l’amministrazione, che ripeto, non li paga, li esonera dal versamento della Tosap. Gran pensata.

In Comune credono che gli artisti siano dei barboni senza professionalità e sottintendono che ogni dilettante possa sostituire un professionista. C’è l’implicita convinzione che mostre, spettacoli e concerti non siano un lavoro da professionista, ma un qualcosa che chiunque può fare da dilettante risparmiando così di pagare chi lo fa per mestiere. Neanche Corrado alla Corrida era arrivato a tanto: voleva dilettanti strampalati e come tali li presentava. Mentre costoro istituzionalizzano l’inganno. Chi può lavorare gratis e addirittura accollarsi le spese connesse al lavoro in cambio di nulla? Solo un dilettante che lo fa per passatempo. Il Comune ha l’impudenza di spacciare questo per cultura. L’indegna pensata avviene nel settore dell’arte e dello spettacolo perché contano su quell’ignoranza che dovrebbero combattere con manifestazioni qualificate. Invece si permettono di spacciare i dilettanti per professionisti e di divulgare un sottoprodotto. Tra breve la stessa cosa potrà avvenire nella sanità. Andranno alla ricerca di gente che curi gratis. Una commissione di esperti del calibro dei tre anoressici culturali giudicherà la loro idoneità. I professionisti, della Tosap se ne fregano e vogliono essere pagati. Chi può cambi città, o se ne vada all’estero. Questa è gente pericolosa: per ora lo è culturalmente, ma se sconfinano nella sanità, oltre allo spirito, che non è poco, compromettono la salute.

Adriano Primo Baldi


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