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Connettere le fragilità e qualificare la vita urbana. Smart City 

Connettere le fragilità e qualificare la vita urbana.

 

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di Lorenzo Carapellese Urbanista

Sempre in attesa di “ linee guida” per il futuro dell’area urbana e di quella vasta che speriamo consentano alla città ed alle sue frazioni nelle sue varie forme di organizzazione sociale di partecipare alla trasformazione urbana, il tema rimane sempre quello di come solleticare la partecipazione della creatività operosa. Creatività che non dovrebbe essere rinchiusa e confinata in tavoli, gruppi di lavoro, sedute semi psicanalitiche di gruppo in circolo con il bigliettino giallo, rosso e blu in mano che va poi appiccicato alla lavagna, giusto per rispondere alla solita domanda circa la priorità uno, due , tre e così via che corrispondono poi al numero di gruppi che si è organizzato in precedenza.
La creatività in un processo di pianificazione partecipata può essere fin dall’inizio sollecitata da differenti attori sociali. Così come l’ingegnere e l’urbanista, lo psicologo e l’antropologo, l’uomo d’affari, d’impresa e l’artista sino al cittadino curioso anche se impacciato. Si da consentire che i flussi creativi interagiscano fra loro dando luogo ad una corrente forte e costante in grado di permeare i suoi abitanti di sensibilità e saperi diffusi in grado di facilitare l’individuazione delle problematiche, delle potenzialità sottese della realtà urbana e quindi delle soluzioni. Siano i temi della mobilità che luoghi della produzione e della somministrazione del sapere, della residenza, tempo libero e sportività, anzianità ed infanzia, abilità differenti, osservazione e cura dell’ambiente e del paesaggio, tutti hanno bisogno di interpretazioni e letture non banali.
Singolarmente prese tali questioni sono in realtà assai fragili da mantenere anche una volta ottenute; ma se sapientemente legate l’una altra costituiscono la forza e la bellezza del vivere urbano. Ed qui che entra in gioco l’etica della creatività che non può essere la somma dei desiderata delle corporazioni che ancora purtroppo son la forza oscura che governa buona parte delle nostre città. Corporazioni che in nome della rappresentanza di categoria ci fanno credere di fare l’interesse comune. Abbiamo il dovere di pensare contemporaneamente in verticale ed in orizzontale, individuare le strategie ma analizzare il dettaglio, individuare la parte infima e l’intero assoluto, il tutto contemporaneamente e contestualmente.
Sarebbe ora di passare dallo sviluppo sostenibile alla sviluppo ricostituente, tonificante, rivitalizzante, che tanto l’aggettivo sostenibile non vuol dire più nulla tanto è abusato. Bisogna al più presto dare più naturalità all’ambiente urbano, togliere CO2, polvere sottili.

Ridare spazio all’uomo e non alla sua automobile, al pedone e non alla signora con suv. Così come già da tempo alcune abitazioni danno indietro energia alla rete perché hanno installato fotovoltaico. Queste le precondizioni, questa l’etica della creatività, che non potrà certamente risolvere tutti i problemi, ma di certo ci può indicare le vie del futuro senza prescrizioni dettate dall’abitudine. Insomma la città che nutre i suoi abitanti, anche quelli più marginali è quella che poi restituisce e crea ricchezza, che usa resilienza per un ambiente migliore che traguarda prima e meglio degli altri il suo futuro.

Lorenzo Carapellese – urbanista


Gabriele Morelli

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