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Se non sapessi che è democristiano, fratello gemello di un altro democristiano, ne parlerei bene. Comunicati 

Se non sapessi che è democristiano, fratello gemello di un altro democristiano, ne parlerei bene.

daniele giovanardi

di Adriano Primo Baldi
Giovanardi morde un cane gay.
Se non sapessi che è democristiano, fratello gemello di un altro democristiano, ne parlerei bene.

Mi perdonerà il sindaco Gian Carlo Muzzarelli se questa volta non parlo di lui per occuparmi di un personaggio che tutti conoscono. Ha tanti amici e non pochi nemici.
Sicuramente ha molti avversari politici e professionali. Da anni suscita rivalità, invidia simpatie e antipatie. E’anche, ma non solo, un pittore incurante delle mode, che continua senza imbarazzo e con determinazione a esprimersi nell’ambito del linguaggio figurativo. Dipinge appartato nel suo mondo (mi riferisco soltanto alla pittura) indifferente a tutti i movimenti astratti, concettuali e d’avanguardia, che fin dal 1980 hanno monopolizzato quasi tutta la critica ufficiale. Spesso avviene che dove molti camminano, altri vanno insieme a loro: avviene in pittura, ma non solo, avviene in politica, nella moda e tanto altro. Pittori e critici in questi decenni hanno creato una sorta di unione d’interessi mettendo insieme critica e mercato. Non meno, diverse istituzioni hanno relegato la pittura figurativa, anche la più storicizzata, in una sorta di ghetto che, con mal celata ironia, raccoglieva i cosiddetti “pittori da cavalletto”.




La sua pittura è sicuramente influenzata da grandi artisti: Carrà, Boccioni, Balla, Dudreville, Vittore Grubicy de Dragon (considerato padre del divisionismo) e altri ancora come Giovanni Segantini. Quando un uomo si prepara per qualcosa con volontà, tenacia, consapevolezza, e ha qualcosa da dire, gli ostacoli o le stroncature, più o meno interessate, non fermano il suo cammino. Il mio primo incontro con lui è stato nel 2007. Appresi da un giornale locale che il dottor Daniele Giovanardi esponeva nella sede della Provincia di Modena. Rimasi sorpreso. Era primario al Pronto Soccorso, era democristiano e guarda caso si esibiva in casa dei compagni comunisti. Una collaborazione alla don Camillo e onorevole Peppone. Scrivevo allora su un altro giornale, e quindi decisi di andare all’inaugurazione con il proposito di dirne di tutti i colori. Avrei tirato in ballo la politica. Lì c’era l’aggravante che si trattava del fratello di un componete del governo.

Per me non aveva alcun titolo artistico per esporre in un’istituzione. Pur non conoscendoli, i gemelli Giovanardi mi erano antipatici. Arrivato alla sede della Provincia, ho incontrato gente che mai avrei pensato di incontrare tanta era la distanza politica con il medico-artista. Tanta gente a una mostra si vedeva raramente. Si passava a fatica. Determinato a dirne sul giornale tutto il male possibile, cominciai a osservare i quadri. La mia determinazione, al primo quadro si è un poco raffreddata. Al secondo, al terzo e al quarto i miei pensieri si sono fatti più seri. Ero lì apposta per parlarne male. Ma davanti ai quadri dicevo a me stesso: “Lo criticherò, ma in malafede perché non lo merita ”. Pensavo che se invece di fare il medico si fosse dedicato solo alla pittura, il talento lo aveva. Tra un quadro e l’altro avevo notato la mia amica Flavia Petrelli che non vedevo da anni. Tutto a un tratto me la trovai davanti. Affettuosi saluti e un “come mai qui” da entrambe le parti. Mi prese per mano trascinandomi verso Giovanardi per presentarmelo. Cercai inutilmente di tirare indietro. “Buongiorno, leggo sempre i suoi scritti; con Flavia la scorsa settimana ci siamo fatti alcune risate commentando un suo articolo”. “Se passo da Canalgrande salgo nella sua sede”. “L’aspetto”. Proseguendo la visita alla mostra continuavo a pensare che se ne avessi parlato male avrei fatto una cosa ingiusta, disonesta, che non meritava; e scortese verso Flavia. Me ne sono andato continuando a rimuginare che mi era andata male.

Dopo qualche tempo è venuto nella sede dell’Adac. Ho scoperto una persona con molti interessi culturali, spiritoso, con grandi curiosità e dalla conversazione piacevolissima. Mia moglie Rina ci offrì un thè. Doveva rimanere dieci minuti, ma è rimasta assieme a noi per due ore impegnata anche lei un una conversazione sull’arte. Non so se nelle vicende nelle quali Daniele Giovanardi è coinvolto abbia un’incidenza la parentela gemellare. So che com’ero prevenuto io lo sono in tanti, e non escludo che vi sia nei suoi confronti lo stesso accanimento che avrei avuto personalmente se le cose fossero andate come avevo preventivato.

Uscito ora dal suo studio di pittore, aggiungo che da allora le sue opere si sono arricchite di luce e colore. Politicamente non la pensiamo allo stesso modo ma nella pittura e nella convivialità ci intendiamo perfettamente. Separare l’uomo, il medico e l’artista dalla parentela è un fatto di civiltà. Non sempre avere un gemello illustre è un vantaggio. Molto spesso amici e nemici coinvolgono entrambi. Il mensile toscano “Vernacoliere” di questo mese dedica a Carlo Giovanardi la prima pagina con un titolo ironico, che attribuisce al senatore il morso a un cane; e io ho istantaneamente pensato a Daniele Giovanardi, che a Modena di morsi ne prende anche da quelli che quando era primario al Pronto Soccorso gli mandavano baci e abbracci.
– Giovanardi morde un cane gay. – Ma è pericoloso? – Giovanardi si, ‘r cane piucchertro è ‘n fin di vita! – E ‘un si pole fare nulla? – Eh bisognerebbe mèttenni la musarola! – Ar cane? – No a Giovanardi!

Adriano primo Baldi




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