Modena, malinconico declino

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di Roberto Vezzelli

Lo scheletro del parco tra reti di plastica rosse monconi di cemento e ferro , monumenti alla stupidità ed alla arroganza ……violenza infissa da anni contro ogni logica con la protervia dei potenti intoccabili ed ignoranti ……..e Modena sbadiglia sotto questo sole di marzo ……grasso che cola ……tutti tranquilli nella città operosa , tra vecchi soli e badanti dall’est , tra infiltrazioni mafiose e motori…..tanto noi abbiamo gli anticorpi e ad ogni strage ci troviamo tutti sotto il sacrario della Ghirlandina con le fasce tricolori in testa a dire ovvietà per dovere e fare grandi proclami in passerella senza riuscire a garantire una minchia di sicurezza sotto casa e nelle frazioni ma a bocca larga su pace e guerra senza sapere nemmeno cosa e’ …….i nomi dei miei parenti e la loro foto guardano attoniti dal sacrario …….stanchi di riti …..loro per la democrazia , la pace e la liberazione sono morti davvero , non. A chiacchiere …….poi , dopo il raduno , tutti in pizzeria per una margherita ed una birra ed il megachef? Cena da 250 euro per sfamare gli indigenti …..cazzo che trovata ……..

il sangue di questa città scorre lento …….giovani senza speranza nel futuro stanchi di una casta che si riproduce e gli mangia alle spalle e mio la raccontano ……usano il noi ….ma loro sono loro e noi siamo un cazzo …….caro sindaco duca plenipotenziario signorotto che risolvi tutto tu……risolvi questo lento declino , questo visibile ed insopportabile clientelismo , questa cupola omertosa , questo crocchio di amici degli amici che occupano ogni spazio pubblico …
piazza roma …..confusa nei ricordi di adolescente …..ritrovata……negli aromi di un caffè consumato in fretta nel bar in piedi ……nei pezzi di vita rimasti seduti sul granito della statua delle donna che spezza le catene …….sorrido ……crediamo di essere liberi pure noi ……..e quelle notti a tirare tardi …..le interminabili vacanze ….gelati al cioccolato e cinquecento rombanti …….una malinconia inconfessabile molto poco moderna ……molto profonda

Roberto Vezzelli