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persone-negozio-web-marketing-territorialeRiportiamo il commento di Barbara Manicardi ai dati forniti dalla Confesercenti sulla chiusura di 200 attività nei primi due mesi dell’anno. La Manicardi sintetizza quello che noi abbiamo sempre detto e scritto in questi anni. Non è solo una questione di crisi, parcheggi e politiche sbagliate dell’amministrazione comunale (questo però la Manicardi non lo dice) ma è necessario un cambio di mentalità da parte dei commercianti. Non è possibile che la clientela sia cambiata e abbia modificato radicalmente i propri comportamenti e che i commercianti pensino di rimanere sempre uguali, immobili dietro ai loro banconi.
Non è possibile che il cliente medio sia più informatizzato ma anche informato del commerciante medio.
Gli stessi negozi devono essere ripensati come luoghi attrattivi altrimenti i nostri centri storici e le immediate periferie diventeranno presto sei deserti.




Questo quanto scrive sul Resto del Carlino Barbara Manicardi

Sempre più negozi chiudono, i consumi calano e le associazioni di categoria chiedono «sostegno» e «incentivi». Perfetto.
Però mai, come in questo caso, vale il detto: aiutati che Dio ti aiuta. Bene studiare strategie per bloccare questo disastro, anche perché gli esercenti e le loro attività sono, senza dubbio, parte integrante della città: locali e negozi rivitalizzano i quartieri e sono un importante presidio contro criminalità e degrado.

Ma i commercianti non possono più rimanere ancorati al passato, non possono pensare che per loro (e solo per loro) i tempi non siano cambiati. La clientela ha esigenze diverse rispetto a dieci anni fa, ma soprattutto ha a portata di click qualsiasi tipologia di merce in qualunque parte del mondo.

Ogni desiderio viene esaudito in 48 ore al massimo, pagando con la carta di credito e senza neppure alzarsi dalla sedia. Stupisce quindi che, a Modena, gli orari dei negozi non siano quelli dei cittadini (che quando hanno il tempo per lo shopping si ritrovano le serrande chiuse), che in ancora troppi esercizi manchi la possibilità del pagamento elettronico (anche se sarebbe obbligatorio), che spesso non ci sia la merce più comune immediatamente disponibile e che qualunque tentativo di cambiamento venga immediatamente bocciato.

Se non si vende non è solo colpa dei pochi parcheggi o dei centri commerciali, di questo anche le associazioni devono prendere atto. E’ necessario guardare in faccia la realtà.

di BARBARA MANICARDI




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