Al Mata una sola grande opera artistica

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Prima di eliminare i giornali che si accumulano nel mio studio, amo sfogliare per rivedere cosa è stato scritto o avvenuto. Questa abitudine mi ha portato, a volte, a riscoprire qualcosa che avevo dimenticato. Sarà un caso ma a  pagina 4 del 17.09.2015 appare in foto il signor Sindaco Muzzarelli in compagnia del gallerista Mazzoli e di un altro signore del quale non si sapeva nulla, ma pare sia artisticamente un fenomeno strapagato con soldi nostri che sorride, poi leggo un titolo inquietante:  “Muzzarelli si gode il Manichino”. Ma tutti ridevano.

Pensai che il Mazzoli rideva per avere incassato a spese nostre, rideva il Milazzo, ma costui a differenza del Mazzoli, che non aveva fatto nulla, aveva pure indicato al pianta chiodi della Civica dove collocare scarabocchi di bottega e dove collocare le didascalie dei dipinti.

Ma se il Muzzareli invece rideva nel vedere il cavallaccio a otto gambe formato con tonnellate di ferraglia saldata che tra non molto diverrà ruggine, significa che il nuovo sindaco era da poco uscito dalla Palazzina dei giardini e dopo avere visto le vomitevoli tavole imbandite con ossa e putridume create da sudici mangiatori collaboratori dello Spoerri provò sollievo nel vedere le ridicole sculture collocate nell’ex piazzale della MATA dagli artisti del mazzolificio ed abbia concesso un sorriso di convenienza.

Tra le brutture collocate nel piazzale dell’ex MATA qualcosa di artistico e bello creato dall’uomo esiste.

Tutti vedono ma nessuno parla e fa confronti perché alla fine del 19° secolo costruire con eleganza e farlo bene era prassi normale, ma la cosa bella c’è ed è la altissima stupenda ciminiera che serviva gli scarichi fumosi dell’ex Manifattura dei Tabacchi.

Chi capisce qualcosa di architettura industriale sa che si tratta di mattoni da terriccio costruiti a mano, collocati con cazzuola e martello quando le gru elettriche non esistevano, i muratori lavoravano privi di guanti protettivi e caschi e le carrucole erano tirate a mano. ma, il fare arte era opera di chi sapeva lavorare e produrre con geniale eleganza.

Abbiate pazienza, guardate al passato artistico di Modena e non perdete tempo ad ammirare la pop Art, la body Art, l’Informale al’ Astratto perché, a mio parere, queste tendenze artistiche hanno generato la Imbecillity Art, che è quella NON Arte che ha prodotto gli ocaroni rugginosi, i ridicoli frullini, le tette tricolori, ed ha permesso alla prode Katarina devastante artista introdotta a noi dalla celeberrima madame Vettese, di frantumare la pareti della Palazzina e farle riparare a spese nostre. L’arte che si presenta alla Civica e prodotta da personaggi definiti Artisti, ma si tratta di artisti di tessera graditi a qualcuno ma che in realtà con le loro mediocri opere offendono la Ghirlandina e noi tutti.

Ivan Maria Gozzi




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