Neanche aveva la moto quell’Edagrdo lì di quel Donizetti!

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Vasco Rossi e Patty Smith. Il rock è ribellione.
di Adriano Primo Baldi

Al concerto di Vasco Rossi si prevedono 100mila persone. Vabbè, certamente è iniziativa utile alla città. Qualcosa consumeranno. Il prato certamente. A volte lo mangiano, o lo lasciano in uno stato pietoso. Altre volte si ritrova come dopo un passaggio di Attila. Se sarà da rifare ci sono ditte che non aspettano altro. (E io pago, diceva Totò, ma dovrebbe essere un costo a carico di privati, almeno si spera). Con i tempi che corrono, e il bisogno che hanno i commercianti di incassare, non è il caso di andare troppo per il sottile. Così dicono in molti. Il parco Ferrari è il luogo più vicino al centro storico (da anni distrutto da una demenziale politica comunale), e sperano che i pochi negozi rimasti ne possano trarre beneficio. Fin qui la musica non c’entra nulla.

Il genio è tra noi. Siamo miracolati dal privilegio di avere tra i grandi beni dell’umanità Vasco Rossi. Immeritato dono divino alla provincia di Modena che per grazia ricevuta ha dato i natali a colui che ci ha alleviato con il miracolo della sua arte dal peso della vita. Per Salvadore Cammarano, autore del libretto di Lucia di Lammermor (musicato da tale Gaetano Donizetti), la vita è “orrendo peso”. Un giovane fan di Rossi mi ha detto che: “Se per Cammarano e Donizetti (come gli ho riferito) la vita è “orrendo peso”, per Vasco deve essere “spericolata”. “Il messaggio è chiaro (ha ribadito il mio giovane interlocutore), se le nostre forze, le nostre naturali capacità di sfida non bastano per realizzare una vita veramente spericolata, noi giovani possiamo aggiungere uno spinello o una sniffata”. “La siringa no, ma l’importante è andare oltre “l’orrendo peso” di quel suo complicato Donizetti di cui mi parla, ma poi a sto Donizetti non bastava una chitarra?” “No?” “Ci vogliono proprio 80 professori d’orchestra per dire che “la vita è orrendo peso!?” “A Vasco sarebbe bastato molto meno!” “Con lui c’è modernità”. “Quel Donizetti di cui lei mi parla vestiva tutti uguali, in modo ridicolo: nessuno col “chiodo” o le borchie, anzi; nasi lisci senza anelle; nessun tatuaggio ne piercing, suonano tutti che sembrano visi pallidi: senza un gemito, una smorfia, niente”. “La vita con costoro sarebbe proprio “orrendo peso””. “Tutto così funereo anche”. “Mi ha detto che quell’Edgardo lì della Lucia di Lammermoor canta: “Tombe degli avi miei, l’ultimo avanzo D’una stirpe infelice?”. “Ma dai, possibile?” “Roba così cimiteriale?” “Scusi se uso le parole di quello scrittore francese che lei mi ha detto prima (Raymond Queneau) ma proprio fa cagare”. “Neanche aveva la moto quell’Edagrdo lì di quel Donizetti!”. “E poi che paragoni sono? Dai” “Mi hai detto che canta: “Rispetta almen le ceneri di chi moria per te”. “Fanculo, oh, ma vuoi mettere con l’energia di Vasco?” “Grande Vasco, eh?”. “Grande quando dice: “voglio una vita maleducata di quelle vite fatte così’, voglio una vita che se ne frega che se ne frega di tutto sì’ … voglio una vita che non dormi mai voglio una vita piena di guai”. “Forte, cazzo, dai!” “Grazie Vasco, grazie di esistere”. “Io ci voglio vivere con il suo messaggio”. “E’ un Dio”. “Non potrei concepire la vita senza Vasco.”

E’ per il futuro di questi giovani che tante amministrazioni investono nel rock. L’appello di Patti Smith al Giffoni Film Festival è stato chiaro: “Il  rock è ribellione, è un rapporto di collaborazione che va oltre la politica. Che coinvolge tutti, parla a tutti”.     Altro che panem et circenses. La sinistra lo ha capito tardi, ma lo ha capito: basta con Gramsci, Togliatti, Lenin, Bertolt Brecht. Riprende il mio giovane interlocutore: “Hum! Due palle … Vasco viene a Modena e loro, stì stronzi, stanno a discutere, ma fanculo!?” “Donizetti?” “Hai detto che è morto da 168 anni?” “Beh! Non se lo fila più nessuno”. “A parte che Vasco è immortale, vedrai che onori anche a 200 anni dalla morte; anzi, dopo millenni”. “Avrà più onori lui di quel Platone, Socrate, Dante e di tutti quelli lì che hai detto”. “Credi che Vasco sia una costruzione degli interessi economici che fanno leva sulle scorciatoie culturali?” “Ma dai, queste cose lasciale dire a quegli anemici segaioli della tua musica”. “Chiedi anche a Nicoletta Mantovani che uno di quei cantanti lì di Donizetti lo ha sposato rimanendo sempre una “sfegatata fan di Vasco”. “A me mi piace sapere che Vasco viene a Modena e non me ne frega niente del Parco Ferrari o di Ponte Alto”. “Mi preparo ad andarci, non sarò in prima fila come la Nicoletta, micca ho ereditato i suoi miliardi, ma potrò dire a mio figlio quando sarà grande: “io c’ero”. “Eh, cazzo, parlo da maleducato?” “Ma Vasco lei proprio non lo ha capito, lo dice chiaro: “Voglio una vita maleducata di quelle vite fatte così”. “Mo soccia, grande hee?”. “Grazie Muzzarelli”. “Cosa? ha aumentato la Tasi?” “Chissenefrega, ascoltate Vasco, stronzi!”.

L’esperto di rock e filosofo della musica Walter Jr. Cassetta ha dichiarato:La musica unisce le masse, soprattutto quelle rock. “Mette insieme e fa abbracciare persone che magari nella vita sarebbero divise e oggi parlerebbero linguaggi differenti”. “Il merito di Popsophia sta nel porre al centro della riflessione filosofica tutto ciò che è “non-cultura o contro-cultura””. Il mio giovane interlocutore riprende insofferente: “Ricordati queste parole di Patti Smith”. “Il rock vuol dire ribellione, vuol dire realizzare un grande cambiamento, ma non da soli, perché i governi non lo permettono”. “Potete scambiarvi tweet, messaggi e fanculo ai governi”. “E io ti dico che socialmente, con le vostre analisi da metempsicazzo Okey, okey, lascio perdere: Parco Ferrari o Ponte Alto, fatelo dove cazzo vi pare, e lodato sia il nome dell’Altissimo, mio Signore, Vasco Rossi!”.

Adriano Primo Baldi




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