Dalle pensioni d’oro ai vertici Ert

barbolini
Dalle pensioni d’oro ai vertici Ert.
Nel Pci non per difendere le masse, ma per garantirsi una carriera.
di Adriano Primo Baldi

Per l’ex sindaco Giuliano Barbolini e per il sindaco Gian Carlo Muzzarelli non ci sono parole ma soltanto parolacce. Lo scandalo sanità; la penosa situazione alla Cna; lo scandaloso bando degli spettacoli estivi; il sostegno di Muzzarelli per far diventare Giuliano Barbolini presidente Ert; sono temi che meritano una riflessione. Partiamo da Barbolini. Quando era senatore (senza pudore), ha votato contro la soppressione delle pensioni d’oro. Oggi il sindaco di Modena Muzzarelli lo premia per l’ardita sfrontatezza, proponendolo alla presidenza Ert (Emilia Romagna Teatro). Il suo voto in senato è storia vecchia, ma la sua nomina di “giovane” ultra settantenne all’Ert, pone lui all’attenzione delle cronache ed espone noi al pericolo che nuovi privilegi crescano senza vergogna. A Muzzarelli e Barbolini ben si addice il detto: Dio li fa e li accompagna. Il Pd manda a Roma rappresentanti dei quali l’Italia farebbe volentieri a meno. Molti diventano “onorevoli” per fideistica appartenenza al gruppo dirigente del partito e per meriti da ciarlatani. Gli animali il senso del pudore non ce l’hanno. Così come non ce l’anno molti politici impregnati di ipocrisia e opportunismo. Fingono di stare dalla parte dei deboli e degli sfruttati per sfruttarli a loro volta o lasciare che altri li sfruttino. Il voto a favore delle pensioni d’oro di Barbolini va in questa direzione. Quando da ragazzo m’iscrissi al Pci lo feci in coerenza con il mio stato sociale e con la situazione di difficoltà della mia famiglia. I miei compagni comunisti erano persone semplici che rivendicavano giustizia, lavoro, equilibrio sociale, fine dei privilegi e altro ancora. Quando con il passare del tempo nel partito cominciarono a inserirsi i vari Barbolini, mi insospettii. Alcuni cominciarono a distinguere i democristiani di destra da quelli di sinistra. Accettavo con diffidenza di trovarmi accanto a personaggi appartenenti a un ceto sociale che non era il mio. Mi chiedevo banalmente: “Chi governa in Italia, i democristiani? E non sono loro, i democristiani di destra e di sinistra che dopo cinquanta anni di lavoro da muratore danno a mio nonno una pensione da fame di 17mila lire al mese? E non sono sempre loro che non mi consentono il diritto di studiare per assenza di possibilità economiche?”. L’impressione che certi personaggi venissero nel Pci a difendere le masse per garantirsi una carriera personale era più di un’impressione; e Giuliano Barbolini per me era tra questi. Oggi vorrebbe far credere di avere operato da comunista in “difesa” dei deboli, dei poveri e degli emarginati. Balle per la piazza! Nel vecchio Pci il voto di Barbolini a favore delle pensioni d’oro avrebbe comportato l’espulsione per tradimento dei valori del partito. Oggi andrebbe comunque additato al pubblico ludibrio come esempio di offesa alle classi deboli. In questo caso la spedizione in Siberia sarebbe una vacanza in luogo ameno. Barbolini, all’epoca, si difese dicendo che se le pensioni d’oro fossero state annullate gli interessati avrebbero fatto ricorso gravando di costi l’amministrazione dello Stato. La tesi è così spudorata che non merita commenti. Muzzarelli, anziché denunciare l’indecenza politica di Barbolini per il tradimento dei valori per i quali tanti compagni si sono sacrificati, promuove Barbolini a presidente Ert, dove potrà avere (senza competenza alcuna) oltre ai 6mila euro mensili di pensione, altri benefit. Per questi personaggi “bandiera rossa ha trionfato”, ma il pudore è stato sconfitto. Chissà che domani quelli che votano Pd non riescano ad avere anche loro, come Barbolini, un reddito (cito solo quello del 2011 che ho a portata di mano), di 194mila189 euro l’anno. Soldi che gli danno anche i poveri, i disoccupati e i pensionati al minimo. Quelli che parlano ai lavoratori contro i privilegi delle classi dirigenti e poi votano il mantenimento delle pensioni d’oro, compiono un’azione ingannatrice e cialtronesca. La Cassazione ha legittimato in questi giorni il furto per fame assolvendo un cittadino che per nutrirsi ha rubato quattro würstel e un pochino di formaggio in un Super. In questi casi, dice la Cassazione, si può rubare. Una società civile deve dare a tutti il diritto alla sopravvivenza. Però non lo dovrebbe fare legittimando il furto, ma impedendo ai vari Giuliano Barbolini di servire i privilegi con l’elargizione di denaro pubblico sottratto a chi ha fame; lo dovrebbe fare impedendo ai Gian Carlo Muzzarelli di sprecare milioni di euro in spettacoletti estivi e in mostre d’arte affidate ai suoi amici, e nel contempo dovrebbe impedirgli di conferire incarichi a pensionati strapagati come Giuliano Barbolini; o alle pensionate tipo Maria Carafoli. Solo così potremo aggiustare l’Italia e “chiamarla patria senza vergogna”.

Adriano Primo Baldi