Anche Pighi difende le pensioni d’oro ?

barbolini pighi

 
di Adriano Primo Baldi

L’ex sindaco Giorgio Pighi è intervenuto a sostegno delle pensioni d’oro votate a suo tempo in Senato da un altro ex sindaco di Modena di nome Giuliano Barbolini. Giustamente dimenticati entrambi, anche da me. (Il chè è tutto dire, e prova l’assenza di quel “disprezzo verso altre persone” che Pighi mi attribuisce). Chi ha disprezzo non dimentica. Non mi sarei mai sognato (sarebbe stato un incubo) di parlare di Barbolini. E’ grazie al sindaco Gian Carlo Muzzarelli che, non pago dei danni causati dall’ex sindaco alla città per 10 anni (la stessa cosa vale per Pighi) gli è venuto in mente di farlo nominare presidente Ert. Cosa che ha prodotto la riesumazione del suo cadavere politico. Renzi li voleva rottamati ma MuzzareIli ha capito riciclati.

Il voto di Barbolini a favore delle pensioni d’oro, e la solidarietà del suo avvocato Pighi, sono per me sfrontate contraddizioni politiche. Con la nomina di Barbolini all’Ert, ho stigmatizzato un comportamento politico di tipo oligarchico, camuffato da democrazia, di un piccolo gruppetto di Pd modenesi, capeggiato da Muzzarelli (capirai che capo!) che riproduce se stesso; i suoi privilegi, e l’occupazione delle poltrone in tutti i ruoli: ciascuno forte della propria incompetenza (vedi, oltre a Barbolini, Vanni Bulgerelli ai trasporti, il quale ha almeno avuto il pudore di dirsi incompetente da solo, pur accettando l’incarico e lo stipendio che è identico a quello che si paga a un competente). Pighi dice che offendo. Al contrario: sono io che come cittadino vengo offeso quotidianamente nei servizi, nel portafogli, e nel bisogno di un minimo di decenza. Di Barbolini non ho nessuna stima, anzi; e di Pighi, se va avanti così ne avrò sempre meno. Se la politica fosse chiamata a rendere conto, i protagonisti degli ultimi vent’anni di amministrazione locale dovrebbero essere citati per danni. Infatti, c’è un tribunale che gli ha presentato il conto: è quello elettorale. Sono passati dal 53% dei voti che raccoglieva il solo Pci a una colossale perdita elettorale, di iscritti, e non solo. Oggi si debbono accordare con coloro che in nome degli sfruttati chiamavano sfruttatori. Per continuare a governare Modena si sono alleati con gli ex democristiani, quelli tanto odiati, quelli che in giovane età avevano fatto odiare anche a me: quelli che accusavano di tutte le malefatte. Poi, si sono consorziati proprio con loro, e in molti casi ne hanno preso il posto dimostrandosi politicamente peggio e più spregiudicati.

Chi predicava la rivoluzione ed è finito a votare le pensioni d’oro è politicamente privo di dignità, di coerenza e di decenza. Riporto sulle pensioni d’oro la difesa che l’avvocato Pighi fa del voto di Barbolini: “Una parte dei senatori obiettò che era legalmente sbagliato effettuare un prelievo forzoso d’imposta sulle sole pensioni d’oro, bisognava intervenire sull’imponibile di tutte le pensioni e di tutti i redditi. La Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge per un motivo molto semplice: il prelievo fiscale forzoso è ammissibile solo se riguarda tutte le forme di reddito e non solo il reddito da pensione”. Poi ha aggiunto: “I suoi insulti (rivolto a me) e le sue generalizzazioni “siete” sono veramente miserevoli”. Sarò “miserevole”, ma  quando due persone dicono la stessa cosa, meritano la stessa risposta. Pighi e Barbolini trovano giusta la difesa delle pensioni d’oro e io dico loro: “Siete” (al plurale) senza pudore”. La mia è una considerazione politica a un voto politico. Purtroppo il termine pudore per politici di cotanto “spessore” è diventato anacronistico.




Ora vengo al punto. Chi siede in Senato, in rappresentanza di lavoratori a cui ha promesso rivoluzione e giustizia, non dovrebbe avere l’indecenza di dire: voto a favore di privilegi perché se anche mi oppongo la Corte costituzionale i privilegi li rimette. Questo vuol dire associarsi a chi i privilegi li difende. Magari sulla base delle leggi attuali. Sarebbe come dire mi adeguo. Oppure non curo il malato perché tanto prima o poi muore. Un voto non risponde alla Corte costituzionale, risponde alla propria coscienza, e deve essere espresso in base a ciò che si ritiene giusto. Mai in ossequio a leggi di parte. La Corte costituzionale, fintanto che la politica non cambia le leggi, e quindi lo consente, può eliminare, assumendosene la responsabilità, tutto ciò che ritiene in conflitto con le norme. Ma chi rappresenta il popolo “degli  oppressi”, tanto per dirla con il linguaggio dei compagni Pighi e Barbolini, non si allinea all’ingiustizia, anzi, ha il dovere morale di combatterla in tutti i modi. Deve contrapporsi col voto, e se necessario non solo col voto, a tutte le leggi ingiuste fatte dai più forti. Le deve contrastare, sempre. Anche quando un voto giusto può essere annullato. Voi “compagni” avevate il dovere di votare contro le pensioni d’oro e di cambiare la legge togliendo alla Corte il potere di annullare un voto di giustizia. Per farlo ci vuole la maggioranza in parlamento? L’avete avuta per vent’anni e l’avete ancora. Par la modifica della Costituzione ci vuole una maggioranza e una procedura più complessa? Potevate averla. Nell’attesa, non ci si sporca la coscienza e non si vota ciò che è ingiusto, mai. Ci si batte per fare esplodere il caso. L’Italia che ha rovesciato il fascismo non può farsi sconfiggere moralmente dalle pensioni d’oro. Le avversa. Sempre! Comunque! La verità è che gran parte della sinistra si è impastata col sistema e si è compromessa politicamente con tutte le porcherie che vengono fuori ovunque, anche dal mondo Cooperativo. Un simile livello di indecenza in nome dei deboli, nella sinistra non si era mai visto. Quando nel 1827 Manzoni scrisse di azzeccagarbugli non poteva pensare a Pighi, ma pensava sicuramente ai tanti che con penosa e dozzinale dialettica confondono il dovere e la coscienza con il compiacere coloro che si attaccano a sofismi da quattro soldi per tacitare la mala coscienza e continuare, con  l’aiuto dei tanti azzeccagarbugli, a sedersi sulle poltrone del popolo per governare in suo nome quel sistema che avevano promesso di combattere. Io non mi vergogno di quel che dico: mi vergogno di Barbolini e dei suoi sostenitori. Pighi che qui mi prende per “livoroso” e “indecente”, là dove sorge il suo sol dell’avvenire, con una sua arringa mi avrebbero preso per matto e spedito in Siberia.  Lo hanno fatto anche con Sakharov: la scuola è quella!

Adriano Primo Baldi