Tra religiosità e irriverenza

ivan maria gozziDalla Gazzetta di Modena ripubblichiamo l’ottima recensione di Michele Fuoco

Una mostra tra religiosità e irriverenza

Religiosità e irriverenza coniuga la mostra “Arte tra Angeli e Demoni”, dal 25 maggio al 7 giugno sarà al Teatro  Tempio,  viale Caduti in guerra 192), che vede impegnati Ivan Maria Gozzi, Tiziana Rinaldi, e pure Arnaldo Baruffaldi e lo stesso Barbieri.

Su chiari fondamenti cristiani si fondano le opere di Tiziana Rinaldi che verifica, quasi con disincanto, storie diverse legate al Nuovo Testamento che si colorano di affettuosità. La pittura diventa per l’artista modenese (da tempo è collaboratrice familiare del parroco di Collodi, e qui la parrocchia di san Bartolomeo custodisce i suoi quadri) ascolto a quanto attiene alla dimensione del sacro, con episodi costruiti con una semplificazione di immagini, di candida commozione: dall’Annunciazione alla Natività, dalla Fuga in Egitto alla Discesa agli Inferi e ai misteri della vita di Gesù. L’opera mantiene, con colori brillanti e un segno ben definito, la sua limpidezza di narrazione.

Angela Gattolin parla in una nota critica di «sentito interesse nei confronti dell’arte medievale fino a giungere ad una sintesi formale tipica dell’arte bizantina e delle icone russe».

Da una visione cristiana allo spirito trasgressivo, proprio di Ivan Maria Gozzi che porta nei suoi dipinti le diverse esperienze in Inghilterra, dove ha lavorato anche come croupier, in altri Paesi e a Modena, dove ha insegnato all’Istituto Venturi e ha diretto, per anni, la galleria d’arte in via Sgarzeria.

È il suo sguardo critico, dissacratorio, ad affermarsi nei quadri, con le scene in cui circola un gusto sapido, un brioso sarcasmo. Una tagliente ironia che porta ad esiti di estrema deformazione e a dissonanze espressive, i personaggi, in cui è sempre vivo il “demone”: dal gioco d’azzardo al Casinò, dove la roulette solo apparentemente consente di giocare, ridere, scherzare, al taccagno; dalla Chiesa dei Farisei e agli indemoniati che si massacrano. L’indagine è anche sociale con la bizzarra rappresentazione del compromesso storico. Racconti radicati nella quotidianità, con il ricordo anche di Henri Moore che, negli anni Sessanta, invitò Gozzi a Perry Green per visitare il suo studio.




La mostra cerca di approfondire il senso della religiosità dell’arte anche con i Crocifissi che Baruffaldi (suo l’allestimento dell’iter espositivo) realizza con materiale di scarto (ferro, polistirolo, tela, oggetti vari), e con grandi opere che Barbieri ha splendidamente restaurato: da “Agar e Ismaele protetti dall’Angelo” (XVII secolo) di Giovanni Evangelista Draghi, all'”Assunzione della Vergine” di Ludovico Carracci; da “Madonna con Bambino

e S. Caterina” del cremonese Bernardino Campi (Cinquecento) ad un soggetto mitologico (Mercurio con il pastore) di ignoto (Settecento) e ad una copia (paesaggio) da Andrea Del Sarto. Di Barbieri, che è pure un bravo artista, sono esposti quadri della sua lunga ricerca astratto-informale.




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