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Centro documentazione donna, rifinanziata la non comunicazione Comunicati 

Centro documentazione donna, rifinanziata la non comunicazione

064-studioieffe_DF84540L’efficientissimo ufficio stampa del Comune ci informa che il rinnovo della convenzione tra il Comune di Modena e il Centro documentazione donna presentato in Consiglio comunale dall’assessore Cavazza è stato approvato con il voto favorevole di Pd, Sel, Fas-Sinistra italiana e Per me Modena (chi l’avrebbe mai detto) e il voto contrario di Idea-Popolari liberali ed Elisabetta Scardozzi del Movimento 5 stelle. Astenuti gli altri consiglieri del gruppo M5s e Forza Italia.
E così ogni anno, per altri tre, il Comune finanzierà il Centro documentazione donna con 25 mila euro.

E’ interessante esaminare lo stile con il quale è stato redatto il comunicato dell’efficientissimo ufficio stampa che ricalca in tutto e per tutto il modo di esprimersi “non comunicativo” normalmente adottato da questo genere di associazioni.
Alcuni esempi tratti dal comunicato per spiegare le motivazioni del finanziamento pubblico:

“collaborazione con i comitati e i tavoli cittadini sui percorsi della memoria nella programmazione e realizzazione dei programmi culturali promossi dall’Amministrazione in occasione di ricorrenze e celebrazioni”

Cioè ? Cosa vuol dire ? Che messaggio recepisce un qualsiasi cittadino che voglia provare a capire il perchè del rinnovo di una convenzione?

Il comunicato continua con l’uso del linguaggio preso a prestito dall’associazione finanziata e infarcito di:
storia delle donne e dei movimenti femminili, l’organizzazione del lavoro e la conciliazione dei tempi, l’occupazione femminile, l’educazione alle differenze e la prevenzione della violenza di genere”
per concludere con il consueto elenco della dotazione del Centro
oltre 9.500 volumi, 160 periodici nazionali e stranieri e 150 film e documentari, 37 fondi archivistici (???) 1.200 manifesti e 8.800 fotografie

Ripetiamo la domanda che  che ci siamo posti.
Cioè ? Cosa vuol dire ? Che messaggio recepisce un qualsiasi cittadino che voglia provare a capire il perchè del rinnovo di una convenzione?

Se andiamo sul sito del Centro documentazione donna nella mission leggiamo:
promozione di iniziative di formazione politica, per incentivare la partecipazione delle donne alla vita pubblica, anche istituzionale;
cura e sostegno della trasmissione generazionale dei saperi femminili, della storia delle donne e dei loro movimenti;
promozione di attività interculturali, volte all’affermazione e all’esercizio dei diritti, individuali e collettivi, delle donne native e migranti;
elaborazione di progetti ed azioni di empowerment al femminile e di mainstreaming di genere

E’ importante non dimenticare mai quel cittadino qualsiasi che in considerazione del fatto che l’associazione in questione viene finanziata da anni con soldi pubblici, soldi prelevati dalle sue tasche, vorrebbe almeno capire che cosa sta finanziando e perchè.




Il comunicato dell’ufficio stampa assicura che:
A fronte del contributo ricevuto, il Centro documentazione donna trasmette ogni anno al Comune i bilanci consuntivi e preventivi, le relative relazioni e il programma annuale di lavoro”

Non riteniamo che possa essere considerato sufficiente, soprattutto se le relazioni consuntive sono redatte utilizzando lo stesso linguaggio, derivato da un politichese antico, con un lessico privato utilizzato più per parlarsi addosso che non per comunicare con quel cittadino qualsiasi che continua a chiedersi come vengono spesi i suoi soldi.

Ritornando sul sito dell’associazione troviamo la conferma della impostazione lessicale e “nei progetti in corso” possiamo goderci lo spettacolo di una sintassi e di una espressione linguistica che non lascia dubbio alcuno sull’impostazione di fondo di tutto il progetto documentario, dalle radici nell’UDI, alle celebrazioni settantennali, all’immancabile riferimento alla resistenza.
Da una visuale di parte si continua così nella presunzione di parlare alle donne, universalmente intese e in nome delle donne, sempre universalmente definite sul piano antropologico, sociologico, culturale e di genere.
A questo punto il nostro cittadino qualsiasi che abbiamo preso come elemento di rimbalzo di un linguaggio privato che non può comunicare in modo universale a quali conclusioni potrà arrivare e quali obiezioni potrà porre?
Qualche domanda conclusiva?
All’interno dell’associazione qualcuno ha delle specifiche competenza tecniche e documentaristiche ? Trattandosi di un centro di documentazione dovrebbe essere scontata la formazione a priori di chi si si occupa, seppur da un punto di vista politicamente  sbilanciato, di memoria e documentazione.
La dotazione librari e altro attualmente presente nel Centro è consultata anche dal pubblico, inteso nel vero senso del termine e cioè da persone estranee e non necessariamente concordi con l’impostazione politica dell’associazione ? Se sì, in quale misura ?
Capirete che il dato è importante perchè segna la differenza tra un servizio pubblico, di pubblica utilità e un servizio privato utile soltanto ad una parte.
Se così fosse le obiezioni del nostro cittadino qualsiasi al finanziamento approvato dal Comune sarebbero più che giustificate e meriterebbero almeno un precisazione da parte del non assessore Cavazza.
Al momento ci fermiamo qui, continueremo però a tenere viva la nostra attenzione sui finanziamenti facili e ripetuti dell’amministrazione comunale nei confronti di certi gruppi e associazioni, sempre quelli.
A proposito quante associazioni sono finanziate dal Comune ?
Capirete che un Muzzarelli che “ha una marcia on più” l’attenzione dei cittadini normali deve essere ravvivata e resa consapevolmente viva.

 




 

 

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