E aggiungi acqua!

cemento depotenziatoMi ha incuriosito l’indagine sulla ricostruzione in cui pare sia stato utilizzato cemento depotenziato e volendo capire il significato del termine “depotenziato”, ho trovato su internet una relazione dell’Ing. Biasioli che spiega bene e in modo semplice come viene utilizzato materiale scadente e in alcuni casi il tutto sia preparato all’interno del cantiere tramite la pratica di aggiungere acqua per rendere il calcestruzzo più fluido e quindi meno faticoso da stendere e da lavorare. Ovviamente c’è anche una speculazione sul piano dei costi, di materiale impiegato e di lavoro. 

“…. da troppi anni e in troppi cantieri è prassi “allungare” la miscela di calcestruzzo aggiungendo acqua, in modo da rendere il materiale  più fluido dunque più agevole da mettere in opera. Si chiede di aggiungere acqua con il classico gesto del “pollice in giu’” un gesto il cui significato tutti coloro che frequentano un cantiere conoscono, e che troppi ancora usano.
Una pratica largamente diffusa in tutta Italia, non solo al Centro o al Sud, ma anche al nord, anche a Bologna, Torino e Milano.

calcestruzzo cantiere

La foto  è stata presa in un cantiere in provincia di Modena: il cantiere dà una buona impressione, gli operai portano le attrezzature antinfortunistiche (caschi, guanti, stivali), si vede la presenza di un vibratore che serve a eliminare, durante la posa, la maggior parte dell’aria che viene inglobata nel calcestruzzo durante la miscelazione. Ma la foto racconta una storia comune: la benna ha appena scaricato il calcestruzzo che si vede in un angolo, e i due operai devono “stenderlo” sul solaio, a mano e con fatica.
Foste voi al loro posto, cosa fareste? Chiedereste un materiale più fluido, meno faticoso da lavorare. E così fa, con il gesto del “pollice in giù”, l’operario in primo piano, chiedendo all’operatore della autobetoniera, che è lontano dunque non può sentirne la voce ma che sa interpretare benissimo il gesto perché lo vede spesso in cantiere, di aggiungere acqua alla miscela.
Sarebbe possibile non farlo?
Certo: la tecnologia del calcestruzzo dagli anni 60 ad oggi ha fatto passi da gigante. Oggi si può ordinare un calcestruzzo fluido o superfluido, perfino autocompattante, cioè che va in opera da solo, senza neppure bisogno del lavoro degli operai. Ma tali calcestruzzi costano qualche euro in più al metro cubo: dunque perché un’impresa deve spendere soldi quando si può ottenere lo stesso risultato aggiungendo della semplice acqua?

Che l’eccesso d’acqua faccia male al calcestruzzo non è una novità, lo ha detto un signore americano, D. Abrams, già nei primi anni del ‘900.
Purtroppo aggiungendo anche pochi litri d’acqua sì “depotenzia”, si riduce la resistenza meccanica del calcestruzzo in modo significativo.
Un’operazione dunque pericolosa, ma tanto comune che tutti i produttori
di calcestruzzo – ma solo in Italia! – la temono talmente, dato che delle prestazioni del materiale hanno loro la
responsabilità, da prevederla sui documenti di consegna
del materiale in cantiere, con firma dell’impresa per scarico
di responsabilità su quest’ultima
Sul costo della struttura, i materiali incidono
per il 35-40%, il resto è manodopera: il costo dei materiali varia dunque da 140 a 220 euro per metro quadrato di solaio. Sono prezzi massimi, spesso battuti al ribasso.
Per realizzare un metro quadrato di solaio, comprese le travi, ci vogliono da 120 a 150 litri, cioè da 0,12 a 0,15 metri cubi di calcestruzzo. Usando il calcestruzzo migliore, pagato 30 euro in più a metro cubo, la differenza di costo sarebbe di (0,15 x 30) = 4,5 euro a metro quadrato.
Ogni metro cubo di calcestruzzo è armato con 120-150 kg di armatura d’acciaio, dunque per i 150 litri di calcestruzzo richiesti occorrono circa (150x 0,15) = 23 kg di acciaio. Questo per una struttura ordinaria: per una struttura ben costruita in una zona fortemente sismica, il consumo d’acciaio
aumenta del 35-40%. L’acciaio lavorato e posato in
opera costa oggi meno di 1,2 euro al kilo. Il maggior costo dell’acciaio per solai e travi di una struttura in zona sismica è dunque (0,40x23x1,2)
= 11 euro. Aggiungendo il maggior costo costo dell’acciaio per pilastri, setti e nuclei ascensore si arriva a meno di 15 euro.
Sommando tale maggior costo al maggior costo del migliore calcestruzzo, si ottiene (15+4,5), circa 20 euro a metro quadrato di solaio, rispetto ai 1200/1400 euro del costo di costruzione di una struttura “normale”. Costruire in modo da garantire che se arriva il sisma la struttura sia magari  lesionata, magari irrecuperabile, ma si salvi la vita alle persone aumenta dell’1,5 % il costo di
costruzione.
Perché invece di vendere il videocitofono,  il portoncino antieffrazione, le ceramiche del bagno griffate un impresario non dice al potenziale
cliente “ questa casa, anche se non ci sarebbe per  legge l’obbligo di costruirla così, è in grado di resistere a un sisma del tot grado della scala Richter”, e per questo chiede al cliente non 20, ma 50 o 100 euro al metro quadro in più – sempre una cifra ridicola rispetto ai prezzi di vendita correnti per le abitazioni?

Francesco Biasioli
Torino, 19 Aprile 2009
Francesco Biasioli, ingegnere, è docente del Dipartimento di Ingegneria Strutturale del Politecnico di Torino e coordinatore dei corsi di aggiornamento
“Progettare gli edifici di calcestruzzo in zona sismica con il metodo degli stati limite”.