SANDRO LUPORINI PITTORE SCRITTORE 10 GIUGNO 11 SETTEMBRE 2016

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SANDRO LUPORINI PITTORE SCRITTORE 10 GIUGNO 11 SETTEMBRE 2016 TERME DI DIOCLEZIANO  Roma

Si inaugura a Roma, giovedì 9 giugno, alle ore 18.00, presso il Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, la mostra di SANDRO LUPORINI PITTORE SCRITTORE.
L’esposizione è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’area archeologica di Roma in collaborazione con ADAC – Associazione diffusione Arte Cultura, di Modena.
La mostra, ideata e curata da Philippe Daverio, ha lo scopo di rappresentare l’opera di Sandro Luporini pittore, scrittore, artista che con discrezione e rigore, continuità e impegno intellettuale, è riferimento importante nella cultura contemporanea, attraverso l’opera pittorica e grafica e la sua attività di coautore dei testi negli spettacoli teatrali di Giorgio Gaber.
“…Il suo itinerario è assolutamente duplice, genialmente ambiguo fra letteratura e pittura. Spetta a noi scoprire il punto di congiunzione delle due parallele, che sta forse posto all’infinito, nell’accertamento vago d’un punto terminale e fatale dove il caos si dissolve nella metarealtà.” (Dalla prefazione di Philippe Daverio)

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INAUGURAZIONE GIOvEDì, 9 GIUGNO 2016
ORE 18.00: CONfERENZA DI PhILIPPE DAvERIO
a seguire alcuni monologhi dal Teatro-Canzone di GAbER-LUPORINI, attore Luca Martella
Sandro Luporini inizia ad interessarsi alla pittura nei primi anni cinquanta. Negli anni sessanta, a Milano, condivide gli eventi del “Realismo esistenziale”. Da allora, allestisce mostre personali in tutta Italia e partecipa a importanti esposizioni collettive, pur rifiutando concessioni e cedimenti qualitativi al mercato. Nel 1979 prende parte al gruppo di pittori “La Metacosa”, rievocata poi, nel 2004, in una mostra presentata da Philippe Daverio allo Spazio Oberdan di Milano. Nei primi anni ’80 affida tutta la sua produzione grafica e pittorica all’Adac di Modena, presieduta da Adriano Primo Baldi, in un rapporto esclusivo che dura tuttora.

L’attuale esposizione a Roma, nel complesso museale del Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, comprende le opere dagli anni ottanta ad oggi. L’incontro con Giorgio Gaber avviene a Milano nel ’59. Cominciano a scrivere insieme per divertimento, “per la voglia di stare insieme e poi perché spesso le amicizie si consolidano facendo insieme delle cose” (come dirà Gaber stesso). A partire dal 1970, questa vicinanza troverà nello spazio teatrale una dimensione più congeniale alla loro ricerca dando vita a un’esperienza artistica unica nel genere: da “Teatro- Canzone” agli spettacoli teatrali di prosa “d’evocazione”, fino all’ultimo album registrato in studio nel 2003, anno della scomparsa di Giorgio Gaber.

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Il catalogo Nel catalogo della mostra ( edito da Mondadori Electa) con la prefazione di Philippe Daverio, l’album visivo, il testo critico con un’intervista a Sandro Luporini (di Roberto Luciani) e una ricca antologia di scritti dei maggiori critici d’arte e intellettuali italiani, si completano con uno studio sul “Teatro-Canzone” di Gaber-Luporini (a cura di Micaela Bonavia), e restituiscono la figura di un artista insolito per il rigore della sua esperienza pittorica, per la continuità del suo impegno intellettuale nell’attività letteraria e teatrale
e per la complessità del suo pensiero politico-esistenziale.

La mostra è promossa in collaborazione con ADAC
Dal catalogo della mostra ripubblichiamo la nota introduttiva a cura di
Adriano Primo Baldi luporini baldi


Dopo oltre quarant’anni di amicizia e di lavoro con Sandro Luporini – tutta la sua produzione dal 1983 a oggi è passata dalle mie mani – credo di poter dire che conosco bene la sua pittura. Lo ammiro come artista di eccezionale talento, e aggiungo che l’affetto e l’amicizia non hanno mai influenzato il mio giudizio sulle sue opere. Nei quadri di Luporini la finestra e il mare sono immagini ricorrenti. Non è importante sapere se il mare è di Viareggio. Se la finestra è della sua casa o di altro luogo. Nei testi critici di chi ha parlato di lui, la finestra è stata interpretata in tanti modi: c’è chi ne ha dato una lettura introspettiva e chi l’ha vista come un elemento attraverso il quale Luporini osserva il mondo, o il suo mondo. Credo che le opere pittoriche in generale, e quelle di Sandro Luporini in particolare, non abbiano bisogno che di essere osservate. Poi, è pur vero che “ognuno vede ciò che sa”.

Alcuni anni fa, mentre facevo notare a Luporini la necessità di correggere un piccolo, e a dire il vero impercettibile, particolare si sorprese dicendo: “Accidenti, vedi subito i difetti, sempre”. Risposi che nei suoi quadri difetti non ne vedo mai. Semmai contengono particolari che richiedono perfezione assoluta. Particolari che mettono in evidenza il pregio della sua pittura. La lettura di un quadro di Luporini, come quella di un quadro di Gianfranco Ferroni, Bernardino Luino, Giorgio Tonelli o Giuseppe Bartolini, richiede attenta osservazione. Non si può parlare mentre si guarda un suo quadro. Ci vuole silenzio. Solo così si capisce la sua pittura e si capisce la riflessione di Goethe: Il mezzo migliore per sfuggire il mondo è l’arte, il mezzo più sicuro per entrare in contatto con il mondo è l’arte.

 

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L’opera di Luporini è stata oggetto di studio da parte di molti critici. Anche in questa pubblicazione Philippe Daverio parla dell’artista Luporini e Roberto Luciani della pittura. Nell’antologia critica abbiamo riportato i testi degli studiosi più autorevoli che negli ultimi cinquant’anni si sono occupati di lui.

Questa mostra è stata possibile grazie all’impegno della Soprintendenza di Roma e dell’associazione Adac che cura la produzione pittorica di Luporini, in un rapporto esclusivo, da quasi quarant’anni. Abbiamo organizzato mostre nelle più importanti gallerie pubbliche d’Italia: dal Palazzo dei Diamanti di Ferrara allo Spazio Oberdan a Milano; e in moltissime altre sedi. Aggiungo che mai come questa volta la sua “finestra” si era aperta sul mondo. Le Terme di Diocleziano sono una cornice emozionante e meta di visitatori provenienti da ogni luogo.

Tra le recenti mostre promosse in questo storico complesso va segnalata quella di Henry Moore. Credo di poter dire che Sandro Luporini occupa queste sale con opere che conferiscono a una programmazione di alto valore culturale, ulteriore interesse e prestigio. Luporini ha vissuto e lavorato a Roma in giovane età. Ebbe, grazie al suo talento e al fiuto di Mario Roncaglia, allora titolare della galleria “Il Fante di Spade”, il privilegio di far parte del gruppo di pittori che il noto operatore d’arte aveva scelto in esclusiva. Oltre a Sandro Luporini facevano parte della sua galleria, che aveva sede in Piazza del Popolo, altri pittori di talento: Renzo Vespignani, Gianfranco Ferroni, Gilles Aillaud, Augusto Perez, Giuseppe Guerreschi e James McGarrell. Purtroppo, come sovente accade, per questi artisti le porte di Roma, se si esclude Renzo Vespignani, sono rimaste chiuse per anni.

Con la scomparsa di Mario Roncaglia, e l’affacciarsi di una classe politica che si è consegnata a operatori d’arte che si sbizzarrivano con il denaro pubblico nella promozione di iniziative di discutibile qualità, presero il sopravvento i protagonisti delle più disparate sperimentazioni. I direttori delle istituzioni, in gran numero, e in accordo tra loro, preferirono seguire una moda che non riconosceva altro che i gruppi d’avanguardia, indipendentemente dal loro intrinseco valore.

Gli operatori di quel periodo non hanno capito, o non hanno voluto capire, che il linguaggio figurativo si era rinnovato e trasformato non meno di quello dei loro amici dediti alle performance e alle installazioni. Sono moltissime le mostre di avanguardie senza senso che dirigenti di gallerie pubbliche, appartenenti a una ristretta catena d’interessi, non sempre artistici, hanno imposto a ignari e spesso incolti assessori alla cultura.

Oggi, qualcosa sta cambiando in favore di un ritrovato buonsenso. Il lavoro tenace della nostra associazione, pur tra tante difficoltà, ha di volta in volta trovato attenzione per l’alto profilo dei progetti presentati. È grazie al lavoro di artisti capaci e coerenti come Sandro Luporini che, pur rifiutando concessioni e cedimenti qualitativi al mercato, le porte si stanno riaprendo alla pittura figurativa, anche là dove video e sperimentazioni varie avevano imposto l’esclusione di ogni altra forma pittorica. Luporini è andato avanti rinnovandosi nella tecnica e nel linguaggio. Ciò è riscontrabile nel passaggio dalle opere che vanno dal 1955 al 1980, e in quelle successive dal 1980 a oggi. Ha sempre camminato in solitudine. Solo a un certo punto ha contribuito alla formazione di un gruppo di pittori amici che hanno chiamato “Metacosa”. Ne facevano parte Giuseppe Bartolini, Giuseppe Biagi, Gianfranco Ferroni, Bernardino Luino, Sandro Luporini, Lino Mannocci, Giorgio Tonelli. Dopo una serie di mostre tenute in diverse città italiane dalla fine degli anni Settanta ai primi anni Ottanta, il gruppo si è sciolto.

Alla fine della “Metacosa” non mi sono mai rassegnato. A un certo punto mi misi in testa di riproporre una mostra di quella che era stata l’unione di artisti dal talento eccezionale. Ci riuscii. Presi contatto con la Provincia di Milano e, con la cura di Philippe Daverio, realizzammo nell’ottobre del 2004 (esattamente venticinque anni dopo la prima mostra del gruppo che si era tenuta a Brescia), una bellissima esposizione allo Spazio Oberdan. Fu merito dell’allora direttore dell’importante sede milanese, Angelo Cappellini, coadiuvato dalla sua vice Bianca Aravecchia. Poi, come nelle fiabe e nei grandi amori contrastati, il gruppo si è definitivamente dissolto lasciando dietro di sé generale amarezza.

Personalmente fui compensato dall’onore e dall’orgoglio di aver saputo riconoscere le loro innegabili capacità. Con la fine del gruppo, Sandro Luporini, ha ripreso il suo cammino solitario. Io, al suo fianco come sempre, sono lieto di continuare assieme a lui un percorso che ci ha tenuto uniti per quarant’anni.

Nutro verso l’uomo, il pittore e lo scrittore, la stessa fiducia e ammirazione dei primi incontri milanesi degli anni Settanta. Il nostro luogo di ritrovo era lo studio sotterraneo di Gianfranco Ferroni in via Bellezza. Non perché l’arte dovesse essere sotterranea come intendeva Duchamp, ma semplicemente perché lo studio “underground” di Ferroni era diventato un punto di incontro di diversi artisti figurativi che costituivano una piccola “rete di resistenza” allo straripante potere dell’astratto e dell’informale. Le discussioni si protraevano fino a notte inoltrata con l’ausilio d’immancabili bottiglie di vino, e sigarette il cui fumo restava sospeso a mezz’aria nella stanza fino all’alba. Eravamo nell’immediato post sessantotto e Sandro Luporini, come un giovane Majakovskij, ci intratteneva con dissertazioni filosofico-esistenziali proiettandoci nel futuro della pittura, del teatro, della letteratura e… della vita.

Adriano Primo Baldi
Presidente Adac (Associazione diffusione Arte Cultura)

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