Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Vox populi, vox Dei

torreggiani

“Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. “Vox populi, vox Dei”.
di Adriano Primo Baldi

Certi detti popolari rimangono attuali ma vanno interpretati. Ad esempio, il famoso detto: ”dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” va diversamente esaminato. Se Gian Carlo Muzzarelli (sindaco di Modena nonostante la crisi), va in giro con Maria Carafoli (pensionata comunale), indipendentemente da dove va, il “ti dirò chi sei” ci va coi suoi piedi … Ma sarebbe sbagliato tradurre in modo così automatico lo spirito negativo del “ti dirò chi sei” e concludere che “ci va coi suoi piedi” comunque. Dipende. Se insieme vanno a far visita alla Casa Protetta per Anziani Cialdini, o a un qualsiasi altro centro anziani, fanno un’opera buona. Lodevole. E il negativo “ti dirò chi sei” per l’essere andati insieme, sarebbe del tutto fuori luogo. Se invece, nonostante tutto, vanno ad inaugurare una mostra; o il sindaco assegna alla Carafoli compiti organizzativi nel campo della cultura, sia pure attraverso l’associazione Modenamoremio (così come scrivono in questi giorni i giornali), il “il ti dirò chi sei” va integrato e concluso secondo lo spirito del detto popolare che non è affatto benevolo.

Anche il “Vox populi, vox Dei”, non è da prendere così alla lettera. Dipende da quali informazioni ha il popolo per esprimersi. E l’informazione (la sinistra quando governava Berlusconi l’ha sempre detto), è controllata dal potere del denaro. Cosa vera. Ma dove il potere non è in mano al denaro, è in mano a una parte della politica: quella che controlla tutto, dalla distribuzione degli incarichi, agli appalti; dalle carriere ai privilegi e tanto altro. Ed è ciò che avviene a Modena. In questi casi il potere della politica è assai più devastante del potere del denaro; e in ogni caso il denaro ne fa parte comunque.




L’ultimo articolo che ho scritto in merito alla sostituzione di Maurizio Torreggiani alla Cna e al mantenimento, assurdo, del ruolo di presidente della Camera di Commercio, ha suscitato alcuni sospetti. Chissà cosa c’è dietro. Forse il potere della politica? Il potere del denaro? Cosa? Lo spiego subito. Nulla di tutto questo. Per parlare di una persona bisogna conoscerla, averci avuto a che fare, avere seguito il suo lavoro, le scelte che ha fatto nell’esercizio del suo incarico, e altro ancora. Così, oggi trascuro Muzzarelli, come in pochi altri casi ho fatto, e riprendo il discorso su Torreggiani. E’ un ragioniere che la Cna ha proposto a presidente camerale. Una volta sostituito alla direzione Cna dovrebbe lasciare anche la presidenza. Sarebbe un atto di correttezza.

La mia critica a Torreggiani non è tutta qui. C’è dell’altro. Ho sempre pensato, ascoltandolo, e leggendo le sue scelte che non fosse l’uomo giusto al posto giusto. L’ho sempre visto scarso. Quanto ai suoi stipendi che accumulati arrivavano ai 250mila euro circa, la mia reazione istintiva al ragioniere è sempre andata oltre ogni negatività. Ma non basta. La vera indignazione nei suoi confronti l’ho provata quando ha assistito in modo defilato, nascosto, senza prendere posizione, al tentativo di screditare Cinzia Franchini (presidente nazionale della Cna-Fita), la quale dopo essere stata minacciata dalla mafia per le sue coraggiose denuncie, e dopo essere stata ascoltata in commissione antimafia, si è trovata a dover far fronte al “fuoco amico” interno alla Cna. E’ stata accusata di protagonismo e lasciata sola. Le battaglie della Franchini sono battaglie di civiltà che onorano la sua organizzazione, la città di Modena, e non solo. Ma per Torreggiani sono da ignorare. O peggio. Fin qui ho parlato dell’indignazione provata per la sua latitanza verso la Franchini, ma indignazione a parte, la conferma che il personaggio sul piano politico è molto al di sotto del normale “kilogrammo”, l’avevo avuta nel 2012. E non si trattava altro che della conferma di ciò che avevo sempre pensato.

Dopo il terremoto Philippe Daverio mi incaricò di attivarmi a suo nome per realizzare a Modena un grande convegno nazionale sulla ricostruzione. Mi disse che avrebbe invitato prestigiosi architetti: Renzo Piano, Aldo Rossi, Ettore Sottsass, Massimiliano Fuksas, Mario Botta ecc. Telefonai al sindaco di allora Giorgio Pighi che mi rispose personalmente. Presi contatto con l’associazione industriali, con il presidente di Coop Estense e, ovviamente, con la Camera di Commercio. Il diplomato alle serali ragionier Torreggiani, presidente e capo assoluto, mi fece ricevere dal sottoposto direttore laureato: proprio come nel socialismo reale. Persona gentile che si rese conto dell’importanza dell’iniziativa. Mi disse che avrebbe interpellato il ragioniere presidente proponendo una cifra di circa 8mila euro. Mi impegnai a riferire. Dopo tre giorni il direttore mi telefonò dicendo che aveva parlato con il suo presidente e che era costretto a ridurre la cifra anticipata della metà. Era imbarazzato e dispiaciuto. Riferii a Daverio dicendo che non avevo mai visto un presidente sconfessare il suo direttore generale per una cifra così miserevole in rapporto a un’iniziativa di rilevanza nazionale. Sottolineai che la partenza era pessima e che facevo fatica a procedere con personaggi simili quando da fare ne avevamo anche troppo. Si convinse a lasciar perdere e la città di Modena e la cultura italiana, grazie al ragioniere presidente ha perso un grande evento. Torreggiani è lo stesso che ha finanziato con centinaia di migliaia di euro una serie infinita di amenità: nel linguaggio comune le chiamano in un altro modo. Se alle serali ci fosse andato qualche anno in più, forse certi danni alla città non li avrebbe fatti. Forse …

Adriano Primo Baldi