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Una mostra a Roma, 100 mila euro, una mostra a Modena 650 mila euro. Modena si aggiudica il premio doc della pochezza. Comunicati News 

Una mostra a Roma, 100 mila euro, una mostra a Modena 650 mila euro. Modena si aggiudica il premio doc della pochezza.

adriano primo baldi

Di Adriano Primo Baldi

Prima di parlare di soldi e del come il sindaco Muzzarelli spende, o spreca, quelli dei cittadini, faccio una considerazione relativa all‘offerta culturale modenese, che risulta nettamente inferiore rispetto a quella delle città vicine, ma assai più dispendiosa. Su tutto prevale l’impronta paesana. Il marchio doc della pochezza garantisce sempre le caratteristiche del sottoprodotto. Il contenuto provincialistico è assicurato per ogni manifestazione e la cornice di queste sagre culturali è di salcicce e borlenghi. D’altra parte le cuoche culturali sono state scelte nelle associazioni Modenamoremio e nel Salotto Agazzotti, dallo chef Muzzarelli che di borlenghi se ne intende. Solo di borlenghi.

A Modena sono riusciti a trasformare anche la filosofia in una costosa sagra. Oggi di gran moda. In Italia ci sono migliaia di festival filosofici e tutti più o meno uguali. I relatori più gettonati e di vetrina girano da uno all’altro come se si trattasse del Carro di Tespi. Sarebbe però un errore credere che Modena sia soltanto Muzzarelli, spreco, appalti agli amici, arroganza e distintivo. A proposito di modenesi, faccio un passaggio, prima di arrivare agli sprechi di Muzzarelli, sull’opera dell’artista Sandro Luporini: pittore e scrittore, coautore delle canzoni e dei testi teatrali di Giorgio Gaber dal signor G in poi. Artista che da oltre trentacinque anni ha a che fare con Modena. Sono sue le parole: “La libertà non è star sopra un albero non è neanche il volo di un moscone la libertà non è uno spazio libero libertà è partecipazione”. Sue, e autobiografiche, le parole della canzone lo Shampoo. Sue, e ovviamente di Giorgio Gaber, tutto il resto di quel teatro canzone che Luporini e Gaber hanno inventato. E’ stata inaugurata in questi giorni una grande mostra delle opere pittoriche di Sandro Luporini alle Terme di Diocleziano a Roma, sede espositiva riservata a “dilettanti” come Auguste Rodin (estate 2014), a Henry Moore (estate 2015) a Sandro Luporini (estate 2016). La mostra è promossa dal Ministero dei Beni Culturali e dall’associazione Adac di Modena.




Si tratta di una mostra ideata e curata non dal “famoso” Richard Milazzo (quello ingrassato da Muzzarelli al MaTa da decine di migliaia di euro), ma dallo “sconosciuto” Philippe Daverio (che alla pari di Sandro Luporini e Giorgio Gaber), a Modena – qualche giornale ignora. Ciò sarebbe comprensibile se non fosse che diversi modenesi, e non i più coglioni, sono coinvolti in questa iniziativa. La loro partecipazione fa assumere alla “distrazione” un significato diverso da quello della dimenticanza. L’evento è stato esaltato con tutta una pagina dal Corriere delle Sera, dal Messaggero, dall’Unità, dall’Ansa e dagli altri giornali. Ma poiché è stato realizzato anche dall’ Adac le cui “campane” per alcuni giornali, e per le amministrazioni locali a cui questi si ispirano, non sempre suonano a festa, c’è chi ha pensato di ignorarlo. I modenesi presenti in questa mostra, sia come testi in catalogo che come comitato scientifico sono il fotografo Franco Fontana e il critico d’arte Michele Fuoco che hanno un testo pubblicato negli apparati del catalogo; lo scrittore Roberto Barbolini, il giornalista Giuseppe Leonelli e l’operatore culturale Roberto Armenia, hanno un testo nella sezione testimonianze; sponsor la modenese Creditreform Italia. Il catalogo è stato realizzato da Electa Mondadori (pag. 250).

Tutti hanno esaltato l’opera di Sandro Luporini che con la nostra città ha un rapporto di quarantennale frequentazione. Carlino Stecorandi Della Meda, non ha detto nulla … Ma veniamo ai soldi. Catalogo, curatore, trasporto, locandine, manifesti, assicurazione, imballi, vigilanza, allestimento e con tutto quello che posso avere dimenticato non si arriva a 100mila euro di spesa. 80 opere ad olio e 30 di documentazione. Non finirò mai di chiedere come ha fatto il Comune di Modena a spendere 700mila euro per la mostra al MaTa (oltretutto fallimentare per assenza di visitatori). Non finirò mai di chiedere perché nessuna forza politica non insista per avere la documentazione, e quindi le fatture, di tutte le voci di spesa, e perché nessuno si sia rivolto alla Corte dei Conti per sapere se è lecito pagare al curatore oltre al cachet, viaggio e albergo e in più mettergli a disposizione 500 euro in un bar quando la colazione è già compresa nelle spese d’hotel. Che io sappia nessun lavoratore, in aggiunta alla somma stabilita per il lavoro, gode di un simile trattamento. Oltre allo spreco questo modo servile di rapportarsi al lavoro “intellettuale” è segno di ignoranza, provincialismo, e denota uno stato di inferiorità. Fin che non saranno rese pubbliche le fatture, dato che sono stati spesi soldi di noi cittadini, e fin che qualcuno della politica non chiederà verifiche alla Corte dei Conti, continuerò a chiedermi, perché. Il ministero per la mostra di Luporini ha pagato solo il catalogo. Per il resto ha invitato l’Adac a cercarsi degli sponsor. Questo quando di mezzo ci sono gallerie private, associazioni, artisti o collezionisti che traggono vantaggio dall’esposizione. Il sindaco comunista Muzzarelli impari quindi dal ministro democristiano Franceschini, almeno in questo caso, come si fa ad avere rispetto del denaro dei cittadini. Chi mai poteva immaginare che un comunista dovesse imparare a rispettare il denaro pubblico da un democristiano.

O tempora, o mores!

Adriano Primo Baldi




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