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Vocazione edilizia, costruire senza sapere perchè Comunicati 

Vocazione edilizia, costruire senza sapere perchè

sant'agostino

E’ stato ufficialmente presentato il nuovo progetto S.Agostino. Una nota positiva è rappresentata dall’inclusione nel progetto della riqualificazione di Palazzo dei Musei e dell’ex ospedale Estense, con la riqualificazione di un’area vasta e la realizzazione, almeno nelle intenzioni, di un vero Polo della Cultura. Ci sono però almeno due aspetti negativi, di portata non indifferente: il raddoppio dei costi del progetto (da 60 a 120 milioni di euro) e la cronica assenza di una proposta culturale adeguata e convincente. Ancora una volta non si è infatti considerato un aspetto essenziale: prima si definiscono con chiarezza i contenuti, poi si adeguano i contenitori. Questo insegnano le iniziative di successo. Se l’ampliamento deve servire a dare spazio a tre strutture asmatiche (Fondazione Fotografia, Galleria civica e Museo della Figurina), unificate sotto la fantasiosa denominazione di “Polo dell’Immagine e dell’Arte contemporanea”, ad un Centro multimediale della Figurina ampliabile al tema del fumetto (senza il quale Modena non dorme la notte), ad una altrettanto surreale Bottega multimediale delle idee e della creatività e, infine, ad aree per mostre temporanee (dopo l’esaltante esperienza del Mata), c’è davvero di che preoccuparsi.

Ma a ben vedere la realtà è un’altra. Sotto sotto ciò che conta veramente è infatti dare avvio ad una grande operazione edilizia, in cui il tema dei contenuti è secondario e quella su “torri si torri no” finisce per ridursi ad una questione di gusti, ad una querelle tra Guelfi e Ghibellini, buona per le chiacchiere da bar, ma rispetto alla quale i reali interessati (facile prevedere che si tratterà delle solite amiche cooperative) sono del tutto indifferenti: come si diceva una volta, Francia o Spagna purchè se magna.

Un’ultima considerazione. Se davvero a Modena ci sono tanti soldi disponibili (120 milioni, inevitabilmente destinati a lievitare in corso d’opera), non sarebbe più opportuno investirli, almeno in parte, nella crescita e nello sviluppo del territorio in attesa da anni di un qualche segnale da parte dei nostri ineffabili amministratori? Non sarebbe meglio abdicare alle manie di grandezza, commissionando un progetto meno faraonico, e utilizzare i milioni che si possono risparmiare per aiutare le imprese, la ricerca e l’innovazione, ovvero i motori che producono lavoro e ricchezza?

Giuseppe Pellacani




Gabriele Morelli

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