Facciamo crescere la cultura del cibo di strada

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Il gradimento con cui è stata accolta la seconda edizione di Street food, rinchiuso in uno spazio non adeguato al Novi Sad, ci consente qualche riflessione.
Il cibo di strada sempre esistito nelle nostre sagre di paese potrebbe avere uno spazio stabile anche a Modena. Non occorre fare niente se non consentire con la dovuta intelligenza ai proprietari di food truck, quei simpatici furgoni attrezzati che vanno dai piccoli Ape ad automezzi più impegnativi, l’accesso e la permanenza in alcune zone della città.
Pensate se al posto di quel demenziale progetto di 11 edifici bunker in cemento armato che ha devastato il Parco delle Rimembranze, fosse stata semplicemente autorizzata la sosta di alcuni food truck. Troppo semplice.
Anni fa dove ora c’è uno scheletro di cemento sotto sequestro e di proprietà del consigliere comunale Andrea Galli, esisteva una piccola e semplice baracchina che d’estate vendeva gelati, angurie e meloni, in autunno caldarroste.
Immaginare che in alcuni punti della città possano essere autorizzati dei punti vendita ambulanti di cibo di strada è una idea semplice e funzionale che potrebbe dare vita a zone morte e abbandonate.
Lo si può fare in centro come in periferia, in modo itinerante, con piccole strutture mobili. In alcune città europee sono attivi dei semplici cargo bike attrezzati per offrire anche solo bevande cale o fredde in base alla stagione.
Troppo semplice ?
Si, il cibo di strada va rinchiuso una volta all’anno dentro al Novi Sad.
Vogliamo una Modena diversa.