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Sant’Agostino, lo sceriffo raddoppia il nulla News 

Sant’Agostino, lo sceriffo raddoppia il nulla

muzzarelli

di Adriano Primo Baldi

L’esito del referendum inglese in un certo senso lo aveva già scritto Shakespeare nel 1613, nell’ultima opera teatrale, Enrico VIII; tre anni prima della morte avvenuta il 3 maggio 1616. Re Enrico, nei difetti, aveva una certa somiglianza con il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli. Con la differenza che il sindaco non può giustiziare nessuno, ma si dice che sia irascibile come Enrico senza averne le qualità di governante. Enrico VIII ha esercitato un potere assoluto. Faceva e disfaceva a proprio piacimento come Muzzarelli vorrebbe fare e come, purtroppo, a volte fa. Chiunque ostacolasse i disegni di re Enrico veniva ghigliottinato, mogli comprese: Anna Bolena e Caterina Howard vennero rinchiuse nella torre di Londra e decapitate. A Muzzarelli, per i nemici e gli avversari politici, potrebbe andar bene la Ghirlandina, e come luogo d’esecuzione la Preda ringadora, ma sono cambiati i tempi.

L’esito del referendum inglese Shakespeare lo ha anticipato nello spirito dell’ultimo dramma. Lo storico Geoffrey Rudolph Elton ha scritto che in esso: «Gli inglesi avevano già chiaro da molto tempo: che l’Inghilterra, se voleva essere veramente una nazione, doveva ripudiare una giurisdizione spirituale formulata dai suoi rivali e nemici stranieri». Enrico VIII ne “assecondò la storia, e ne mutò il corso, promuovendo il suo Paese al ruolo da protagonista che ancora gli compete”. Un popolo che nella propria genetica ha un’idea assoluta di potenza e autonomia, sedimentata nei secoli, non poteva altro che dire no all’Europa in difesa di una sovranità che non ammette interferenze. Quando sembrava che gli inglesi rimanessero nell’Unione, tutti i commentatori, con Borsa al seguito, davano una visione catastrofica dell’eventualità che se ne andassero. Ad esito avvenuto da Matteo Renzi a Mario Monti e compagnia annacquando, tutti in coro si sono messi a dire che se restavano era meglio, ma che tutto sommato questo voto non cambierà granché. Gente, questa, che Enrico VIII avrebbe fatto passare dalla Torre di Londra.

Quando tra breve avremo archiviato il referendum inglese e ritorneremo ai problemi di casa nostra si presenteranno a noi cose strane e tristi. Vedremo il nostro denaro mal speso e oggetto di scelte paranoiche da parte del monarca di piazza Grande. Cerchiamo “noi che siam convinti” di darne, come sempre, notizia e commento. L’articolo di apertura di questo giornale di sabato 25 giugno era: “Sant’Agostino, fermatevi”. Il costo del progetto di ristrutturazione del citato complesso per la cultura, lo ha annunciato il sindaco, non costerebbe più 60milioni di euro, ma 120. Lui, ormai si sa, raddoppia tutto. Muzzarelli da ragazzino, nel paesello appenninico di Fanano deve aver vissuto l’usanza di trovarsi in piazza, portandosi la sedia da casa, quando Mike Buongiorno trasmetteva lascia o raddoppia. Da allora raddoppia sempre: i costi dei servizi, le parcelle dei professionisti, paga due quello che costa uno (con soldi nostri, naturalmente).




Ha raddoppiato le pensioni degli amici che lo hanno sostenuto in campagna elettorale a partire da Giuliano Barbolini (ex sindaco di Modena), e Vanni Bulgarelli (ex di tutto fuorché dell’incompetenza); ha raddoppiato gli spazi espositivi per le mostre quando non ce n’era nessun bisogno; ha raddoppiato gli incapaci al seguito, e altro ancora. I 120milioni del complesso Sant’Agostino per un Polo della cultura che c’è già, sono un sostegno alle cooperative edilizie in difficoltà per un progetto che può aspettare. (Oltretutto sbagliato: il trasferimento delle biblioteche Estense e Poletti non sono da ricorso al Tar, ma un delitto da Corte suprema). Investire e sostenere le aziende va bene, ma perché non farlo dove le necessità premono in termini di emergenza?

A Modena, come in tutto il resto del Paese, aumentano i poveri, gli affitti mangiano le pensioni più basse e le bollette a forza di aumenti terrorizzano i ceti più poveri. La vera emergenza è data dal bisogno di case popolari per chi ha perso il lavoro, e per chi non è in grado di pagare acqua, luce e gas, dopo una vita di onesto lavoro.

Il complesso Sant’Agostino è solo un’opera maniacale dal ritorno illusorio. Le cooperative di costruzione il beneficio di 120milioni se lo potrebbero spartire ugualmente contribuendo alla soluzione di un’emergenza sociale costruendo appunto case popolari. Il problema è, purtroppo, che il nostro re, patacarum mutinensis Gian Carlo Muzzarelli I°, e speriamo che la conta finisca con lui, e quindi che sia anche l’ultimo, non riesce a fermarsi mai. Cammina a filo sul precipizio come un mulo, e non casca sotto solo perché è sostenuto dai nostri soldi. A questi si è aggiunto il sostegno del Pd modenese, espresso in un ameno comunicato nel quale si esalta, come fecero quando il sindaco decise di affittare gli spazi dell’ex manifattura (Mata), dove aveva sede il suo comitato elettorale, con l’invenzione che avevano la necessità di dare alla cultura strumenti che avrebbero portato a Modena masse di turisti provenienti dal monte e dal piano; ma lì “si strinser la mano” cittadini di una sola città: Muzzarelli, Mazzoli e il cuoco Bottura. Per il resto non è venuto nessuno.

Assieme agli sprechi di Muzzarelli raddoppiano anche i comunicati del Pd. Sono prestampati, gli cambiano nome, li rispediscono, e noi li rileggiamo. Se non fosse che la commedia che rappresentano è per la città una tragedia, potremmo inserire questa comica in quella rassegna del nulla che Muzzarelli,  “nientologo del tutto e tuttologo del niente”, assieme all’associazione Modenamoremio e al Pd modenese, chiamano cultura.

Adriano Primo Baldi




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