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Quel PD che se dici che è di sinistra rischi una querela Comunicati 

Quel PD che se dici che è di sinistra rischi una querela

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Di Adriano Primo Baldi

Partito Democratico. E’ di centro o di centro-sinistra; di destra o di centro-destra? Non si sa. L’aggettivo “democratico”, quando manca dell’espressione qualificativa, non dice che un partito è di sinistra anche se alcuni lo ritengono tale.
Tra il 1991 e il 1998 il vecchio Partito Comunista prese il nome di
Partito Democratico della Sinistra (Pds) ideologicamente legato ai valori del socialismo. Nel logo conteneva la falce, il martello e la scritta Pci. In seguito si è trasformato in DS e poi in PD. L’avere eliminato nel logo del partito democratico, la definizione “della sinistra”, hanno eliminato la sua appartenenza ai valori tradizionali. L’aggettivo, “democratico”, associato a un partito non vuol dire che sia di sinistra.
Tutti si definiscono democratici. Chi avesse chiesto a Saddam Hussein se era democratico, la sua risposta sarebbe stata, sì. Chi lo avesse chiesto a
Muhammar Gheddafi, anche lui avrebbe risposto, sì. E Benito Mussolini, pensate che non si ritenesse un democratico? Anzi, avrebbe affermato di essere un democratico con cromosomi socialisti. Erich Honecker è stato presidente della Repubblica Democratica Tedesca. L’aggettivo democratico era inserito nel nome stesso della Repubblica, ma l’assenza dall’aggettivo democratico dell’elemento qualificativo non collocava automaticamente la Repubblica a sinistra.
Così è per il partito di Matteo Renzi. Si definisce democratico ma non di sinistra. E infatti non lo è. Molti dei suoi uomini vengono dal vecchio Pci, sono stati collocati in ruoli di potere dalla politica, e messi in bella vista negli enti di prima e seconda elezione anche se non avevano né arte né parte.




Il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli viene dal Pci; il presidente di Coop Estense Mario Zucchelli, viene dal Psi, e altri ancora odorando il vento infido, si sono riciclati, e come dice Vittorio Alfieri, “riverginati”, nel Pd.
Di rottamati da noi non ce ne sono e in tutta Italia si contano soltanto Massimo Dalema e Walter Veltroni. Il fatto che certi dirigenti non siano più di sinistra “giustifica” in un certo senso il loro comportamento totalmente antidemocratico. Ho messo tra virgolette, giustifica, e aggiungo che vi sono dirigenti Pd che si comportano come appartenenti alla destra più  intollerante, reazionaria e retriva. Il fatto che ciò avvenga senza rumore, da dietro scrivanie ben retribuite, non vuol dire che non usino la stessa repressione delle camionette della polizia. E non sembri esagerato quanto sto dicendo.

Cosa fanno le polizie quando vogliono reprimere con le cariche una manifestazione? Soffocano il dissenso impedendo ai manifestanti di imboccare una o un’altra strada; cercano di restringere la libertà d’azione di un corteo, di contenerne l’azione, di limitarne i movimenti ecc. E cosa fanno quelli che da dietro una scrivania vogliono soffocare le voci contrarie quando queste si esprimono attraverso i mezzi di comunicazione? Condizionano i mezzi di comunicazione.
Da noi sono tutti del Pd, o vicini al Pd, o compiacenti con il Pd. Quando i democratici non riescono a “comprare” le persone, che in molti casi costano anche poco …, usano i budget: sostengono quelli che non danno fastidio con la pubblicità. E in più controllano uffici stampa pubblici, di associazioni di categoria, di istituzioni varie e avanti così. Siamo veramente liberi? Il Pd è veramente democratico e di sinistra?
A Bologna il sindaco (Pd) Virginio Merola nomina come suo portavoce l’ex capocronaca del Corriere della Sera, Armando Nanni. Scelta non diversa da quella che avrebbe fatto Agnelli, o un qualsiasi altro padrone delle ferriere, o un democratico di destra. A Modena quelli dell’esercito (ideologico e numerico) che “lavorano”, pagati con i nostri soldi, all’ufficio stampa del Comune, sono tutti targati; così è per quelli che stazionano alla Fondazione e in altri luoghi. Tralascio i giornali per motivi di vicinato. Per quanto riguarda i quotidiani, quelli che criticano il  potere o il suo gregge belante di amici beneficiati, raccolgono meno  pubblicità, e per di più la perdono ogni volta che attaccano i macchinisti del sinistro potere della sinistra. Se alla critica non gradita di un qualsiasi giornale si risponde sospendendo la pubblicità, l’azione repressiva equivale a una devastante carica della polizia di regime: in altre parole si uccide la democrazia. E’ un disegno, questo, che non fa contusi e feriti, ma fa l’eliminazione degli strumenti di comunicazione di chi dissente. Chi pensa che nel Pd queste discriminanti non avvengano perché si tratta di un partito democratico e di sinistra è soltanto un sognatore.

Anzi, la parola sinistra il Pd l’ha tolta dal logo, e i suoi vecchi compagni, senza un lavoro fuori dal partito, si sono riciclati nella politica di destra più retriva continuando ad autodefinirsi di sinistra. Intolleranti al dissenso, dove possono tolgono l’ossigeno economico della pubblicità a chi critica e a chi non è allineato. Il partito democratico, non essendo più di sinistra, si è appropriato degli  arnesi che erano della destra e che la destra, salvo qualche rimasuglio, ha dismesso da anni. Ma per tutti l’importante è non mollare mai.
Come diceva Triliussa: “Se insisti e resisti raggiungi e conquisti!”.

 

Adriano Primo Baldi




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