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21 incarichi ? Stiamo giocando a Pokemon Go? “ma se mi toccano dov’è il mio debole … prima di cedere farò giocar… “

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21 incarichi ? Stiamo giocando a Pokemon Go? “ma se mi toccano dov’è il mio debole … prima di cedere farò giocar… ”
di Adriano Primo Baldi

Cornelia, Pompea e Calpurnia furono le mogli di Cesare. L’ultima ebbe una premonizione e cercò fino all’ultimo di trattenere il marito, supplicandolo di non recarsi in senato. La storia è piena di mogli di valore. E di premonizioni che nascono dall’amore. Abbiamo sempre bisogno di qualcosa che irrompa nella nostra esistenza, sovente è l’amore.
Nel Ballo in Maschera Amelia implora il conte Riccardo: “Fuggite, fuggite, o che trafitto cadrete qui!”. Riccardo come Cesare, disubbidì. Assassinati entrambi. Dar retta alle mogli spesso conviene.
Io non ho attentato alla vita di “Cesare”, ma parlando del sindaco di Modena Giancarlo Muzzarelli, ho richiamato il detto “Non solo Cesare ma anche la moglie di Cesare deve apparire impeccabile”. Mi sono permesso qualche suggerimento a chi ricopre il ruolo di prima donna della città.
Gentile signora Alessandra Pederzoli, ho scritto first lady non per sfottò ma perché l’espressione è nell’uso corrente. Rivolgendomi a lei ho evitato di chiamarla solamente “la moglie del sindaco”, come invece faceva l’Unità, giornale dell’ex Pci oggi Pd partito al quale lei appartiene, che mi indicava solamente come “Il marito della Cianassi”.
La sua lettera mi impone di esprimerle apprezzamento per il solo fatto di avermi dato risposta. Il contenuto è rispettoso, ma del tutto fuori tema. E’garbata, ma in alcune parti decisamente fantasiosa. Il direttore di Prima Pagina, a differenza degli altri quotidiani locali, pubblica tutti i pareri attinenti alle questioni pubbliche, senza nessuna forma di odiosa censura. Non è vero che io abbia astio verso il sindaco al punto di scaricarne una parte sulla moglie. Anzi, quando nessuno mi pubblicava, misi in internet un articolo per dire che condividevo la decisione di Muzzarelli di esporre alla Galleria comunale prodotti tipici modenesi, per il solo periodo dell’Expo. Scrissi che non c’era da scandalizzarsi perché i cotechini alla Civica c’erano da sempre, e che la Galleria, come disse il sindaco, non era di proprietà del direttore ma di tutta la collettività.
Non ho messo in discussione la regolarità dei suoi 21 incarichi nelle diverse società. E non ho fatto fatica a contarli, come lei ha scritto. Lo aveva già fatto chi mi ha preceduto. Non ho detto che li ha ottenuti in quanto moglie del sindaco. Per non sembrare ipocrita aggiungo ora che non credo che il matrimonio con il primo cittadino l’abbia danneggiata nel lavoro, anzi. Mi ha risposto con un lungo e dettagliato elenco delle sue competenze, passioni e meriti professionali come se io li avessi messi in discussione. Quando invece non ho scritto una sola parola in proposito, né avrei potuto per mancanza di elementi negativi o positivi. Ero, come lei ha scritto, “disinformato”, circa il suo talento, ma il mio intervento aveva come punto cardine il suo rapporto con due aziende indagate, rapporto legittimo, ma che genera contrasti di opportunità.
Il mio scopo non era di mettere a conoscenza i lettori della sua carriera professionale, della quale solo ora, e attraverso la sua lettera, sono finalmente “informato”. Mi ha scritto di se stessa. Della sua ciclopica biografia, ricca di infinito wagneriano, accusandomi di aver fatto solo “chiacchiere”. E’ così che lei, in questo caso inelegantemente, ha giudicato le mie parole. Ma chiunque definisca “chiacchiere” la mia richiesta di dimissioni da incarichi come quelli che ha lei, assegnati da chi è indagato per mafia e uso di cemento farlocco, mette in discussione la sua stessa intelligenza.
Può rileggere e non essere d’accordo, ma mi sono riferito a fatti, e anche gravi. Le “chiacchiere” sono altra cosa. Trovo, nel suo caso, essendo la prima donna della città, del tutto inopportuno il mantenimento di incarichi di revisore in società indagate con queste pesanti accuse. Mi sono riferito e mi riferisco alle ditte sotto inchiesta AeC e alla Marigliano Gas appartenente al Cpl. Società finanziatrici della campagna elettorale del sindaco da cui discende il suo ruolo di prima cittadina. Non ho chiesto a lei e a suo marito di essere geomanti, dicendo che avreste dovuto prevedere le accuse o gli arresti che si sono verificati nelle aziende indagate: ma di prenderne atto.
Poiché lei ha radici nel Pd, un partito che dell’opportunità ne ha fatto un imperativo morale (in questo caso sì, a “chiacchiere”), mi sarei aspettato le sue dimissioni almeno nei casi delle due ditte inquisite. Non è obbligata a farlo. Ma sarebbe un esempio “etico” e “civico” da trasmettere ai suoi figli, come lei ha scritto, e ai figli di tutti. Ciò dimostrerebbe nei fatti che le tante belle parole da lei pronunciate su se stessa, non sono soltanto “chiacchiere”. L’ho invitata, magari assieme al sindaco, a prendere questo impegno: “Se i finanziatori che ci hanno aiutato a diventare primi cittadini saranno condannati, verranno restituiti i contributi ricevuti in campagna elettorale”. Non le ho chiesto di “farsi mantenere dal sindaco”, di “smettere di lavorare” o di “cambiare” la sua vita. Le ho chiesto coerenza con il suo dichiarato slancio ideale proiettato con sacrificio verso le generazioni future. Ha dichiarato di aver rinunciato a prendere incarichi nel Comune dove il suo coniuge è sindaco. Ma abbia pazienza, signora. Questa rinuncia non è che la lettera (A). L’alfabeto è fatto di 21 lettere come i suoi incarichi.
Rina Cianassi (mia moglie) quando divenne assessore era titolare della Galleria Canalgrande. La chiuse immediatamente e non era obbligata a farlo. Non disse come lei mi ha scritto: “Mi mantieni tu?” Disse, spenderemo meno. Sottrasse a me il suo lavoro e lo mise a disposizione della comunità. Non la giudico “senza conoscere i fatti”. “Quelli come me”, ai quali mi ha associato, i fatti li conoscono, li hanno appresi dai magistrati e su di essi si sono espressi con le proprie considerazioni. Cosa che a Prima Pagina anche io e lei possiamo fare.
Circa la sua affermazione: “… ma io non mollo”, mi ha ricordato Rosina nel Barbiere di Rossini: “Ma se mi toccano dov’è il mio debole … prima di cedere farò giocar”. Non senza ringraziarla per l’attenzione riservatami, Le invio con osservanza i più cordiali saluti.

Adriano Primo Baldi

Gabriele Morelli

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