Il parco della creatività perduta

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Il parco della creatività perduta
di Lorenzo Carapellese – urbanista

Ancora non si è capito cosa il Consiglio Comunale è chiamato ad approvare: non un progetto che in effetti non è, non linee guida che sembrano davvero troppo lasche, forse linee di indirizzo che allora son completamente sbagliate ed avulse dalla realtà del comparto AMCM. E poi dal titolo che si è voluta dare al “progetto” mi pare davvero non ci siamo.

Il Parco della creatività,……. sì quella perduta! Ci mancava anche questa nella pochezza e nella miseria culturale della materia prima che manca al progetto dell’AMCM. Come se la rigenerazione del Lingotto a Torino l’avessero chiamata “ Fuffi”, l’area delle acciaierie a Bagnoli “Anima e Core”, il Sant’Agostino a Modena, “La tana degli estensi”. Quest’area densa di ricordi e di simboli che sono stati una delle chiavi di sviluppo della città ridotta anche nel nome a fumetto senza senso. Autonomia Municipale, Energia, Mobilità, Gas, Acqua eccoli lì i simboli iconici ridotti tutti in blocco a slogan effimeri per scimmiottare le linee di azione di un bando europeo, anziché essere usati con intelligenza urbanistica verso indirizzi progettuali coerenti.




Quando si è assessori all’urbanistica e si prende a mano una partita come questa e dopo oltre 20 anni di blalbla e di inconsistenza fattuale è necessario ricercare le ragioni profonde che possono e debbono guidare un intervento di tale natura e non limitarsi a riempire di funzioni aree preziosissime incastonate all’interno di un quartiere vivo e pieno di storia come quello del Buon Pastore.

La residenza

Già si possono immaginare nel PCP ( Parco della Creatività Perduta), di fronte al Teatro delle Passioni, a fianco del Teatro Stabile Nazionale un bel parcheggio per ospitare auto che qui non dovrebbero neanche essere nominate. E poi vedere sulla piazza che dovrebbe essere il fulcro di cotanta creatività, la distesa del bucato ad asciugare degli edifici residenziali: potremmo così fra un tre per due offerto dal supermercato e un caffè al bar dello sport di turno, ammirare e forse anche scommettere sulla tipologia delle mutande messe li sullo stenditoio ad asciugare “della casalinga di Voghera”. Ci delizieremo a indovinare il colore di quelle ascellari della sua di nonna, i boxer del marito, le lenzuola a righe o a tinta unita del loro talamo. E poi vedere anche una bella distesa di scarpe a prendere aria, così come una scala appesa che in casa non c’è posto e forse anche un congelatore ed una lavatrice li in balcone per lo stesso motivo.

Si è vero gli alloggi son calati da 120 a 80 ma restano totalmente incongrui all’area. Diverso se si trattasse di alloggi per studenti ovvero un residence collegato sia all’università che al sistema della istruzione modenese che alle attività che si presuppone saranno svolte nell’area. Ovvero residenze, o parti di un albergo diffuso che come un ’ostello possa ospitare troupe teatrali, studenti e studiosi , docenti sul modello di altre realizzazioni ( tipo Ralph Erskine, tanto per il gusto della citazione).

Ma ci sono progetti ed ambizioni in tal senso dei vari teatri modenesi ora nazionali? E del cinema? Sono stai raccolti, valutati e messi a valore per il successo “ urbanistico” dell’area stessa? E’ stata svolta almeno negli ultimi due anni un analisi attenta dei sogni e bisogni del quartiere? Nei documenti di accompagnamento del PCP nulla di tutto questo. E invece sarebbe carino saper se il Teatro Stabile volesse dotarsi di un progetto con orizzonti più vasti, di cooperazione di lunga durata con altri istituzioni analoghe in grado di ospitare scuole di teatro proveniente da tutta Europa se non del mondo dove appunto sperimentare e produrre teatralità, anche per più mesi, in funzione della complessità, autorevolezza, qualità sia di chi li ospita che di chi viene ospitato. Allora si, ha senso parlare di residenza, ma per attori/attrici senior e principianti che potrebbero non solo consolidare quello che ERT già fa , ma ampliarlo, internazionalizzarlo. Creando così posti ed occasioni di lavoro per tutta la filiera teatrale.

Centro commerciale alimentare.

Ancora con testardaggine si insiste nell’indicare un centro commerciale, ma senza indicarne il format. Scarsa capacità di immaginazione unita alla totale sottomissione al sistema della grande distribuzione qui ne trova conferma. Continuo a sostenere che attività commerciali possono trovare qui un ambiente favorevole, ma a patto che i format di riferimento non siano quelli di coop, esselunga, conad, lidle ed altri brand di cui davvero non si sente la necessità e che potrebbero solo “ banalizzare “ un area di pregio come questa. Se proprio si vuole allora è meglio già fin d’ora delineare delle linee guida in grado di orientare potenziali investitori verso un centro che voglia caratterizzarsi anche come “alimentare” ma non come supermercato. Si potrebbe pensare ( ad esempio) ad un centro per la valorizzazione della carne di qualità bio del maiale e dei suoi derivati. E non solo di quello locale ed emiliano, ma almeno europei vista la diffusione che questi prodotti hanno sul vecchio continente e non solo. Si potrebbe chiedere ai grandi marchi nazionali ed internazionali di qualità della filiere e soprattutto ai produttori di nicchia di aprire qui loro punti di vendita. Ai quali potrebbero affiancarsi luoghi di degustazione dinamici e brillanti, anche su basi temporali ( dicembre/ gennaio e febbraio il prosciutto e la cucina spagnola, marzo aprile e maggio quella francese, e poi quella tedesca, quella italiana, portoghese e via dicendo……) lasciando ai promoter assieme ad un comitato tecnico ( anche scientifico?) di produttori di carne e salumi di qualità il compito di suggerire e promuovere nuove modalità di consumo. A questo potrebbe aggiungersi, con pari dignità anche la vendita e degustazione di prodotti bio locali di qualità garantita: dalla frutta ( pere, mele, ciliegia, melone e cocomero) alle verdura, alle uova, ai formaggi degli appennini sconosciuti ai più. E il tutto potrebbe anche vedere l’apertura di una scuola di cucina o momenti formativi di qualità all’interno dello spazio commerciale: in grado di valorizzare la cucina modenese, emiliana ed italiana esportando così nel mondo conoscenza del cucinare oltre che dei prodotti. Ma anche di essere contaminati dalle altre scuole di cucina e tradizione. Chiamando di converso anche qui cuochi di qualità da tutto il mondo e dove le nostre scuole alberghiere avrebbero modo di ampliare e consolidare le loro specificità e scambi culturali e del sapere gastronomico. Dove anche la scuola del tortellino e della sfoglina di Castelfranco potrebbe esibirsi su basi professionali oltre che folkloristiche identitarie. Così come la filiera del balsamico, della conserva, della castagna, del parmigiano, del pane di Finale Emilia, del cocomero e melone delle terre basse, etc.

Ecco allora una rispondenza tra destinazioni d’uso, format di vendita, know how, esperienza, tecnologia alimentare etc. e urbanistica.

E a maggior ragione allora avrebbe un senso avere anche alloggi o meglio residence nell’area AMCM. Luoghi di residenza sì, ma legati a quello che si fa nell’area, dalla danza al teatro, dalla ristorazione alla vendita delle migliore eccellenze locali ed internazionali legati alla salubrità, di tutte le filiere alimentari di cui siamo portatori di conoscenza e quindi a residenze temporanee per le varie scuole comprese quelle alberghiere.

Parcheggi.

In tale contesto allora che servono 450 posti auto sopra o sotto terra? Quando la speranza europea è quella di passare dalle 650 auto/abitante a meno di 400 nei prossimi 20 anni? Modena è piena di parcheggi che a dire in difficoltà è un eufemismo: il Novi Sad, il Ferrari, da ultimo quello vicino alla Maserati. Abbiamo infestato tutte le strade di parcheggi a scapito di marciapiedi e ciclabili, ed in una area come questa ancora si intende costruire parcheggi? Ma per chi? Per i costruttori, i gestori? I cittadini? Le migliaia di spettatori potenziali all’ERT o al Teatro delle Passioni? Agli studenti del Sigonio che andranno nella prevista palestra in auto? E poi non è vero che è questione di standard da rispettare. Che il Teatro Storchi o il Comunale rispetta gli standard? E quello del Sacro Cuore, e quello della Chiesa di Sant Antonio? E dell’auditorium intitolato a E. Biagi? Ed il forum Monzani in piena area residenziale? Perché forse il Piano Regolatore attuale prevede qui residenza per 80 alloggi ed un centro commerciale? Suvvia !

Qui siamo in presenza della prima vera opera di rigenerazione urbana e non valgono i parametri soliti dell’edilizia. Solo malafede e partito preso possono affermare il contrario! In ogni caso ci vorrebbe una variante al piano e non sta a me insegnare come creare le condizioni tecniche e giuridiche affinché i parcheggi non servano ( come a Londra ed in tutta Europa si fa in casi come questi).

L’accessibilità all’area già oggi è assicurata dal trasporto pubblico. Un suo rafforzamento in funzione delle attività che sono previste non sarebbe affatto un problema, anzi ne deriverebbe un vantaggio per tutto il quartiere ed anche al centro storico data la vicinanza.

Piuttosto un aumento della qualità delle ciclabili esistenti, della dimensione e qualità dei marciapiedi, dell’inserimento di tutta l’areale a Km 30 darebbe anche impulso alla ciclabilità ed al commercio di vicinato. ( bike shop). A parte parcheggi di servizio e per disabilità quest’area con queste funzioni, con le previsioni del PAIR e dei trend in corso non ne necessita di ulteriori , che sarebbero utili solo per imprese bulimiche in pre-fallimento, ma non per la collettività sia di quartiere che della città tutta.

Viabilità.

Come avevo già detto e non mi stancherò di ripetere, il progetto presentato( che pare più una lottizzazione anni 60) si limita al lotto delimitato da Via Peretti, Morane, Buon Pastore e Carlo Sigonio e di fatto prefigura che tutte e quattro le strade rimarranno come sono, indipendentemente da quello che viene proposto ( con molta povertà urbanistica e lungimiranza progeettuale) all’interno dell’area.

Via Carlo Sigonio: almeno dall’incrocio con Buon Pastore dovrebbe essere prevista a Km.30 con restrizione di carreggiata e la piantumazione di alberature sul lato sud che oggi sono assenti. E dovrebbe ampliarsi il marciapiede sino ad un minimo di 2 metri. Difficile che si trovi posto per parcheggi, forse qualche unità.

Stessa cosa sull’altro lato, di fatto oggi con marciapiedi ridicoli, stretti oltre ogni limite, inadatto ad anziani e disabili, pieno di sporgenze ed elevazioni anche oltre i 2 cm, tutti costruiti con il campionario universale dei materiali edili da pavimentazione. Una schifezza.

E’ del tutto carente poi la progettazione dell’ingresso all’area rispetto a Via Cavedoni e manca del tutto una progettazione del viale che dovrebbe spingersi sino all’incrocio con Viale Medaglie d’Oro.

Via Morane. Stessa storia. E ‘ necessario ampliare prima e qualificare poi i marciapiedi perlomeno dall’incrocio con Via Carlo Sigonio sino a Viale Don Minzoni in entrambi i lati. Andrebbe poi ridisegnato l’angolo con Viale Sigonio al fine di trovare spazio per un marciapiede a norma alla base del palazzo Stella. A tal fine un arretramento dell’ingresso del cinema estivo sarebbe la scelta più sensata recuperando poi lo spazio “ perso” all’interno dell’area stessa. Anche su Via Morane quindi bisognerebbe procedere alla piantumazione di alberature totalmente assenti che rendono questo tratto ( ora anche molto pericoloso per pedoni e ciclisti) noioso, brutto ed insignificante.

Via Peretti: procedere alla piantumazione di alberature sul lato sud ancora oggi carente e procedere all’ampliamento dei marciapiedi ad almeno 1,50 metri in entrambi i lati.

Viale Buon Pastore. Innanzi tutto andrebbe prevista una riqualificazione di tutto il viale procedendo in primis alla costruzione ed ampliamento dei marciapiedi là dove non ci sono e dove sono striminziti oltre ogni pudore ( lato Ovest) .

In sintesi tutta la parti “ comuni” di fatto non sono progettate e sono di una carenza urbanistica ed architettonica sconcertante. E visto che l’idea è quella di procedere per lotti, mano a mano che si mettono insieme le risorse finanziare, a maggior ragione tali parti dovrebbero essere molto dettagliate ed assumere valore di “ invariante”.

Trovo inoltre ridicolo, quasi offensivo il quadratino di verde che dovrebbe essere un parchettino sul lato di Via Peretti, che prosegue attraverso un filare di alberi per tutta l’area per idealmente raggiungere Via Cavedoni e quindi i viali del Parco delle Rimembranze ed alla fine il centro storico. No. A mio avviso bisognerebbe ottenere un vero parco lineare ben progettato della stessa natura se non superiore di almeno una decina di metri al Parco Peretti.

In altre parole non è possibile che per un intervento che si dice costerà oltre 35 milioni di euro le parti comuni, ivi comprese almeno le quattro strade di contorno non siano entrate nella progettazione urbanistica sia generale che di dettaglio e di conseguenza anche dei costi.

Ultime annotazioni.

Lo studio solo parzialmente cita che nella costruzione del parcheggio interrato si deve evitare la necessità di impianti di pompaggio per allontanare acqua di falda. Ma tutta l’area è su di una falda anche a profondità basse. Tanto che una recente costruzione in via Peretti a soli meno tre metri in caso di prolungata piovosità deve continuamente procedere al pompaggio delle acque di falda. Mancano analisi geologiche e carotaggi di valutazione degli acquiferi che, almeno per le nuove costruzioni potrebbero rappresentare un grosso problema sia di costi che ambientale.

Manca poi un valutazione di natura archeologica del sottosuolo.

Assente poi un ragionamento sul tema della localizzazione di un luogo per il cinema ( Settebello, Estivo, Truffaut) oltre che della musica. Ovvero sarebbe stato compito dell’Assessore almeno indicare perché non se ne prevede un loro organico insediamento visto che se ne parla e da anni diffusamente o al contrario perché invece non prevederlo al pari di altre attività “ creative” che qui potrebbero trovare ospitalità.

Gestione

Infine ed è forse la causa di tutti i fallimenti dei grandi progetti sin qui portati avanti, manca una struttura minima di gestione, in grado con autonomia e professionalità ( e budget), di portare avanti tutto il progetto, anno per anno. Ovvero una struttura in grado di “vendere” il progetto stesso agli investitori istituzionali ed anche al mercato nelle parti dove fosse necessario, richiesto ed individuato. Questo progetto in particolare se ben “ progettato” potrebbe senza problemi essere “ presentato” alle maggiori esposizioni internazionali fra cui anche quella di Cannes, certamente però senza il parcheggione multipiano, del centro commerciale di distribuzione di massa. Al contrario ci sarebbero tutte le opportunità di creare valore aggiunto per l’economia urbana del quartiere ( senza ammazzare il piccolo commercio esistente, anzi potrebbe essere stimolato all’innovazione ) compreso l’archigianato di Arduino in 3D e quindi promuovere i valori identitari di luogo, cultura e costruzione comunitaria.

Lorenzo Carapellese – urbanista