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PD Poltrone&Divani

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PD Poltrone&Divani
Di Adriano Primo Baldi

Ciò che succede nel mondo è sconvolgente. Non meno preoccupa ciò che succede nelle nostre città. L’impressione è che tutto stia andando fuori controllo. Il basso livello della politica modenese è uguale a quello di tante altre città. Cambiano i nomi delle persone, ma non cambia il degrado della politica e lo scarso livello culturale e morale di chi amministra. Un parlamentare modenese del Pd, Matteo Ricchetti, versione estetica maschile della Boschi, è stato escluso dal suo partito da un dibattito già annunciato perché non è più un renziano allineato.

Nel Pd il merito è sostituito dall’appartenenza e dalla sottomissione al capo e ai gruppetti. Abbiamo politici che con i nostri soldi strapagano i loro accoliti. Uomini senza dignità e cultura che decidono al posto di chi la possiede. Molte amministrazioni mantengono inutili e mostruosi apparati clientelari. Gli uffici stampa dei comuni ne sono un esempio. Abbiamo incompetenti che si dichiarano orgogliosamente tali e ciononostante vengono chiamati ad amministrare importanti servizi pubblici. A Modena uno dei casi più eclatanti si chiama Vanni Bulgarelli: presiede i trasporti. Un altro si chiama Giuliano Barbolini: presiede Ert, Emilia Romagna Teatri. E’ questo intruglio di ex comunisti e carrieristi del Pd che dovrebbe essere rottamato. Bisogna ricostruire etica, morale, competenza, equilibrio: tutto. L’elenco che questo giornale ha fatto nei giorni scorsi sul conflitto di interessi e sui beneficiati di regime è impressionante.

La moglie del sindaco di Modena, Alessandra Pederzoli, mi ha scritto per la seconda volta in pochi giorni. La signora fu al centro di uno duro scontro in Consiglio comunale a Correggio fin da quando era fidanzata con Muzzarelli, allora assessore regionale. Lei (Pd) venne proposta revisore di quel Comune. La minoranza gridò allo scandalo per inopportunità, ma un voto di maggioranza (Pd) la fece passare. Era nel contempo revisore della banca di San Felice con la quale il Comune di Correggio aveva acceso un muto da 10 milioni. Tutto regolare, ma non edificante. Nei giorni scorsi in un articolo ho invitato la signora ad abbandonare due dei suoi 21 incarichi per “opportunità”. E’ infatti revisore di aziende indagate e finanziatrici della campagna elettorale che l’ha fatta diventare prima donna modenese. Sono nato in una casa popolare abitata da 40 famiglie, o sedicenti tali, tanta era l’approssimazione dei nuclei famigliari. In essa di popolare vi era tutto: i detti, gli scherzi e la dabbenaggine; ma vi erano anche speranze, ideali. solidarietà e umanità. Con noi bambini qualche adulto si divertiva a fare domande sceme: ti piace di più la cioccolata, va più forte il treno, o canti vivere? Eravamo bambini, ma piuttosto svegli come solo la strada sa far crescere, e al posto di una risposta davamo uno sguardo di compatimento.




Questo ricordo nasce perché al mio invito di dimissioni la signora ha risposto con argomenti che non c’entravano nulla nemmeno tra loro: ha spiattellato il suo non richiesto curriculum e le sue numerose competenze. E ora ha scritto a proposito di un suo lavoro di revisione: “Se la società dovesse subire una condanna, io restituirò il compenso del mio incarico nel caso in cui emergesse che ulteriori mie attività di controllo rispetto a quelle compiute nell’ambito delle mie competenze, avrebbero potuto far emergere anticipatamente il problema”. Quindi, sintassi a parte, non restituirà mai nulla. Ma io non l’ho invitata a restituire del denaro: l’ho invitata a dimettersi per opportunità se coloro che l’hanno incaricata subiranno una condanna. Chi lavora ha diritto ad essere pagato, sempre. Anche i legali di Riina. E’ pur vero che ci sono condanne che obbligano alla restituzione del denaro percepito, ma ciò avviene per reati personali e non per questioni di “opportunità” politica. L’ho invitata a suggerire, in caso di condanna delle ditte AeC e Cpl, la restituzione dei finanziamenti della campagna elettorale attraverso la quale è diventata prima cittadina. Ma la signora ha risposto, da “azzeccagarbugli”, a domande che nessuno le ha rivolto. Nella sua seconda lettera ci ha informato che: “non avendo più una tessera Pd né frequentando più attivamente la vita politica”, rispondeva da “cittadina” e ha aggiunto “non ho problemi a integrare la risposta con le seguenti ultime considerazioni, sperando che non generino un ulteriore dibattito, che personalmente ritengo non interessi ai lettori del giornale”. Così ha stabilito da sola che ciò che mi stava scrivendo lei era pubblicabile mentre le mie risposte “non interessano ai lettori”. Se la scrive, se la canta, e se la suona. Ha aggiunto che sarà suo marito a decidere se restituire il finanziamento se le ditte verranno condannate “ … ma so che devolve in beneficienza importi similari”. Come dire che con una mano prendeva per la campagna elettorale e con l’altra donava ai poveri. A questa inaspettata notizia ì lettori mazziniani, come avrebbe scritto Fortebraccio, piangevano. Radio Maria ha interrotto le comunicazioni e Radio Bruno ha fatto appello ai comuni di Fanano e Mirandola per un pellegrinaggio verso il Messia di piazza Grande con oro incenso e mirra. Circa il mio diritto di pensare che il matrimonio con il sindaco non l’abbia danneggiata nel lavoro è un pensiero che la signora può contrastare, ma non impedire. Sia a me che alla minoranza del Consiglio comunale di Correggio che si occupò delle sue questioni di “incompatibilità” e di “opportunità” fin dal suo fidanzamento.

Adriano Primo Baldi




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