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La superbia mostra l’ignoranza

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La superbia mostra l’ignoranza
di Adriano primo Baldi

In attesa di maggiori precisazioni da Adriano Turrini, presidente di Alleanza 3.0, la potente cooperativa nata dalla fusione di Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest e Coop Estense, su quel che voleva dire con le sassate verbali scagliate a vanvera contro il direttore, i giornalisti e i collaboratori di questo giornale, gli spiego alcune cose. Mi aspettavo da parte di Alleanza 3.O un plauso e un sostegno, anche economico attraverso la pubblicità, a Prima Pagina. Un riconoscimento a una voce libera dell’informazione modenese. La Gazzetta mi ha pubblicato per 20 anni, ma dall’esilio (come si sa, voluto dal Pd) del direttore Antonio Mascolo, quelli che si sono succeduti, per timore di fare la stessa fine, hanno smesso di pubblicarmi. Prima Pagina, come tutti i giornali non allineati, è uno strumento utile a chiunque abbia una visione corretta della democrazia. Per Alleanza 3.O, dovrebbe essere quindi uno strumento da difendere e sostenere. Se non altro per camuffare un monopolio assoluto dei media che opera sotto il controllo della cooperativa presieduta da Adriano Turrini. Difendere una voce libera vuol dire allontanare il pericolo di indignazione e reazione dei cittadini e mantenere il confronto dialettico. Il presidente Adriano Turrini ha il controllo diretto di Trc, e in un certo senso, dato che siamo in un territorio dominato dalle cooperative, ha anche il controllo indiretto, attraverso la pubblicità, degli altri mezzi di informazione.




A Modena, nei media, all’opposizione non c’è nessuno. Qui tutti vivono nella farsa e in un gioco delle parti che fa tanto “liberal”, ma nella sostanza tutto si accomoda negli accordi. Per anni e anni un giornalista del Carlino (giornale ritenuto a torto d’opposizione, con giornalisti sempre ospiti della Regione) è stato contemporaneamente collaboratore di Trc. Più che servitore di due padroni era l’utile informatore delle volontà dell’impero “rosso” che operava sotto il nome di Pci. Partito consumatosi nel gioco delle parti con Dc e cooperative. Tutto questo si trova ora shakerato in un unico contenitore chiamato Pd.

Il manager delle cooperative “rosse”, Adriano Turrini, strapagato come tutti i manager, non sa ancora che il Muro è crollato a Berlino il 9 novembre 1989; e che da allora tutti possiamo parlare anche senza la liberatoria del partito; non sa che per rimanere presidente del suo impero “rosso” costruito in Italia con le agevolazioni riservate alla funzione sociale che si pensava dovessero avere le cooperative, non ha bisogno di dimostrare opposizione verso i non allineati. Dovrebbe sapere che almeno un giornale come Prima Pagina che sfugga al suo controllo ci vuole, e se non ci fosse dovrebbe crearlo perché la commedia di ogni potere è di far credere di essere democratico. A Turrini dovrebbe bastare la positività degli incassi derivanti dei clienti coop, alleati o avversari politici che siano. La sua Cooperativa di sociale ha ormai soltanto il ricordo. Altri illuminati rivoluzionari dal suo stesso scranno hanno trasformato le cooperative in aziende dedite al profitto con le stesse logiche del capitalismo più odiato dalle masse popolari.

Un capitalismo che nell’ambito delle leggi ha consentito lo sfruttamento del lavoro, ha prodotto contratti da fame, turni impossibili e altre sottomissioni imposte dalla maledizione del bisogno. Molte cooperative si sono arricchite, e in alcuni casi si sono integrate con la mafia nonostante gli ‘anticorpi’, e comunque si sono sempre impegnate ad accumulare un profitto pagato da poveri cristi, illusi da una propaganda sinistra che ha fatto splendere sulle cooperative, almeno negli stipendi, ma non solo, “il sol dell’avvenire”. Si tratta di cooperative che dalla distribuzione alimentare sono arrivate al controllo dell’informazione. Da quanto Adriano Turrini ha scritto contro Prima Pagina si evince chiaramente che non ha ancora capito che questo giornale pubblica tutte le voci, favorevoli e contrarie, compresa la sua. Ciò che scrivo non è sottoposto a nessun obbligo tranne quello di non trascinare il direttore del giornale in responsabilità penali che la legge gli attribuisce anche se non c’è la sua firma. Turrini dovrebbe mettersi in testa che chi scrive offre un sevizio: commenta, suggerisce, denuncia; in altre parole lavora per la comunità. La democrazia è sana, vera e forte quando tiene in piedi i suoi critici. Il resto è dittatura.

Scrivere è impegnativo per tutti. Ci penso, mi documento, scrivo. Poi leggo, rileggo, correggo, spedisco, mi pento, rispedisco, segnalo altri errori; e dopo ore di lavoro passo all’incasso come è giusto che sia. Mi pagano soltanto i lettori: qualcuno con offensive parole di compatimento facili da immaginare, altri con una semplice condivisione. A volte mi chiamano i vigili urbani per identificarmi indispettiti da un commento su facebook, altre volte aspetto che mi chiami l’avvocato per dirmi che è fissata un’udienza. Nei regimi c’è sempre chi lavora nell’ombra per ridurre gli avversari al silenzio. Prima Pagina è un giornale fatto da giovani che hanno educazione, capacità, altruismo, senso civico e onestà intellettuale. A volte sbagliano e io sbaglio con loro. Quando questo avviene, e forse qualche volta avviene, è nell’ambito di un impegno sociale e civile vissuto con partecipazione e onore. Partecipazione e onore che auguro anche agli avversari, ai figli di Turrini, e ai figli di tutti.

Adriano Primo Baldi




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