You are here
TRAVIATA. LA MODENA DEL BEL CANTO, LA CITTA’ DEI PIU’ GRANDI CANTANTI DEL XX SECOLO NON MERITA QUESTO.                                                                  UNA TORTURA PER I TIMPANI E IL BUON GUSTO. VIOLETTA MUORE DA SOLA, VERDI E’ STATO UCCISO. Comunicati 

TRAVIATA. LA MODENA DEL BEL CANTO, LA CITTA’ DEI PIU’ GRANDI CANTANTI DEL XX SECOLO NON MERITA QUESTO. UNA TORTURA PER I TIMPANI E IL BUON GUSTO. VIOLETTA MUORE DA SOLA, VERDI E’ STATO UCCISO.

libiam

TRAVIATA. LA MODENA DEL BEL CANTO, LA CITTA’ DEI PIU’ GRANDI CANTANTI DEL XX SECOLO NON MERITA QUESTO. UNA TORTURA PER I TIMPANI E IL BUON GUSTO. VIOLETTA MUORE DA SOLA, VERDI E’ STATO UCCISO.
di Adriano Primo Baldi

E’ stata una sofferenza durata più di due ore. L’indignazione non aiuta. Anzi, peggiora le cose quando non puoi fare nulla. Aspetti, e basta. In rapida successione mi sono passate davanti agli occhi immagini di ogni tipo. Ho cercato tra la gente i vigili urbani, niente. I carabinieri in questi casi sarebbero più rassicuranti, ma è solo nei telefilm che si trovano sempre nel posto giusto. Mi chiedevo perché e pensavo: eppure a Modena c’è brava gente, combattiva, intraprendente. Avrei voluto urlare indignazione, ma non era possibile. C’era gente, si, c’era gente anziana priva di strumenti per intervenire e che non mi avrebbe capito e sostenuto. Questo lo sapevo io e lo sapevano i devastatori. Ogni reazione sarebbe stata inutile. E allora? Allora niente. Non potevo che aspettare e interrogarmi sul poi. Chissà, una denuncia? Forse. I testimoni ci sono. Testimonieranno? Una denuncia, ma a chi la inoltro al procuratore della Repubblica? Potrebbe essere. C’è un articolo del codice penale, il 661, che riguarda l’abuso della credulità popolare. In più il reato di tortura è in discussione.

La  tortura non riguarda solo paesi lontani, ma è anche qui nella piazza in cui mi trovavo domenica 7 agosto. Non c’era ragione di offendere e seviziare le persone in quel modo. Continuavo a ripetermi, perché? Mi sono venute in mente le parole del mugnaio di Potsdam che si oppose al sopruso di un nobile. Si era rivolto invano a tutte le corti di giustizia e alla fine pensò di rivolgersi a Federico il Grande. Un despota che suonava il flauto con Voltaire: “Ci sarà pure un giudice a Berlino”. Da noi, nella civile Modena, si possono aggredire e massacrare i grandi della storia e non succede niente. Ma non è giusto. Come possono presentare querela di parte Dante Alighieri o Giuseppe Verdi? Non possono. Prendendo ad esempio Giuseppe Verdi, nei casi di profanazione dei suoi testi c’è offesa alla divinità. Giuseppe Verdi, e qui non si discute, è una divinità. L’offesa, per le modifiche intervenute, non è più un reato penale ma un illecito amministrativo configurabile tra le manifestazioni oltraggiose verso l’opera dei defunti. E’ accaduto appunto questo.




E’ stata usata violenza a Giuseppe Verdi, sono stati torturati i miei timpani, umiliati gli studiosi, e la mia città, con un sottoprodotto di scarto artistico. E questo è accaduto a Modena, una città che ha dato i natali ai più grandi artisti lirici del XX secolo: Pavarotti, Freni, Magiera e gli adottivi Ghiaurov e Kabaivanska. Era stata annunciata l’esecuzione di Traviata con narrazione. In tanti decenni non mi era mai capitato di sentire insieme un tenore, un soprano e un baritono così inascoltabili. Nemmeno nei circoli aziendali, nei quartieri malfamati, nei porti, davanti alle chiese e nelle sagre. Annunciare l’esecuzione di Traviata con pianoforte e violino era già di per sé artisticamente demenziale. Un violino sulla IV corda nel preludio, che raddoppia il soprano, che esegue note ribattute e tremolati, è un arbitrio. Resta il fatto che con questa forma definita dalla presentatrice più volte “la nostra orchestra”, con piena ignoranza del significato, si potevano rappresentare solo parti dell’opera. Assieme all’esecuzione sono state proiettate immagini dei vitigni di lambrusco che al canto di “Parigi o cara” apparivano assieme al nostro palazzo Ducale tra urla sgraziate del tenore e del soprano, e sfiatati appelli di Germont ad Alfredo. E’ stato messo in “vacca” un grande capolavoro di Giuseppe Verdi. La stessa narrazione prodotta da una conduttrice di bell’aspetto che ci ha raccontato l’opera con accostamenti imbarazzanti, non era sopportabile. Per illustrare una trama, farne una lettura storica e un’analisi musicologica, ci voleva una professionalità a lei sconosciuta.

Si è trattato di uno spettacolo che sarebbe stato respinto anche dalla Corrida di Corrado. Ho suonato quest’opera con grandi orchestre e grandi direttori ma per scandalizzarsi di questa esecuzione e gridare vergogna, bastava un loggionista. Gli esecutori non li nomino anche se i supremi giudici della Cassazione hanno riconosciuto che i giudizi artistici sono leciti per addetti e non addetti ai lavori. Quanto al fatto che il Comune sovvenziona questa robaccia spacciandola abusivamente per cultura, siamo all’indecenza politica. A Modena c’è un teatro che ha un direttore competente; un conservatorio di musica che ha musicisti competenti; ci sono le scuole di Mirella Freni e Raina Kabaivanska; c’è Leone Magiera che ha preparato i più grandi cantanti del mondo.

Qual è la ragione per la quale si danno soldi per queste schifezze “artistiche” alle associazioni Modenamoremio e al Salotto Agazzotti? Perché il Comune affida questi incarichi al di fuori delle proprie istituzioni? Le associazioni incaricate usano “artisti” al risparmio, ma loro, gli organizzatori, si fanno pagare e bene. Sono amici del sindaco? Spieghino cosa sono. Oppure in Comune hanno agito con esperti e hanno approvato una roba simile? Se è così chi sono gli esperti? La pensionata dell’ufficio sport Maria Carafoli? Voglio sperare che non ci fossero turisti stranieri. Potrebbero screditarci internazionalmente raccontando come proprio qui è stato ridotto Verdi e ridicolizzata l’opera lirica al lambrusco. Senza acrimonia dico che il sindaco Muzzarelli e il suo vice Cavazza non dovrebbero più pronunciare la parola cultura, e avere il buon senso di abolirne l’assessorato. A costoro per distruggere la cultura non serve il progetto ex Amcm, il Mata, o il Sant’Agostino: quella è roba che serve per dare soldi alle cooperative dell’edilizia: gli basta piazza XX settembre, non costa nulla e si fa tutto con un semplice palco. Concludo con le parole di Violetta in Traviata: “Non ci vedrem più forse”. E speriamo che sia vero. Senza per questo, come nel caso di Violetta, dover morire.

Adriano Primo Baldi




Related posts

Modena Come giornale online Modena Come giornale online Emilia Romagna. GMComunicazione - modenacome@gmail.com
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: