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I Pagliacci
di Adriano Primo Baldi

L’eccezionalità dell’accaduto è senza esempio! Il Comune di Modena ha convocato i cittadini a un comizio camuffato dall’annuncio di arie d’opera. Come prologo, una donna che per tre soldi sarebbe strapagata, ha inscenato vaneggi di attacco a Prima Pagina, ha blaterato su quante copie vende; e ha criticato un articolo manipolandolo con emesi di menzogne. La gracchiante tromba del sindaco ha intronato gli orecchi con spreco di fiato e assenza di intelletto. Così ha mutato un concerto in un vociante comizio contro Prima Pagina e verso chi non poteva replicare. il sindaco Muzzarelli, senza decenza, ha affidato la scelta di artisti per la realizzazione di un’opera lirica a una donna che fino a poco tempo fa faceva la negoziante di pelletteria in centro storico, e prima ancora vendeva salumi e conserve. Anche chi ha votato Muzzarelli inorridisce.

Non si era mai visto un sindaco scavalcare le proprie istituzioni (teatri e Conservatorio) per assegnare incarichi artistici a una bottegaia. Continuano così le solite clientele e il solito marciume con gratifiche ad personam. Chi inganna il pubblico con un sottoprodotto devasta e diseduca. Che le persone attirate in piazza XX settembre per una recita di Traviata non avessero competenza lo hanno stabilito gli organizzatori. Quando si racconta il testo (in ogni caso mai durante l’opera) è perché si ritiene che gli ascoltatori non conoscano la vicenda. Mettere al posto di un musicologo una bottegaia è una demenzialità alla quale non sono arrivati nemmeno nei paesi dell’Est.
Siamo all’insensatezza disgregante di una politica culturale allo sbando e alla demolizione di ogni principio di professionalità. Per questa Traviata gli artisti sono stati scelti da una venditrice di conserve. E’ malafede, ignoranza o clientela? La risposta è pleonastica: tutte le tre cose insieme. Poi, siamo sicuri che il Comune non consenta lo sfruttamento di manodopera? Gli interpreti di questa specie di Traviata (tre personaggi in scena su dodici) erano tutti professionisti o solo qualcuno? L’essersi rivolti al Salotto della contessa Agazzotti è più da burini di sinistra che hanno scoperto la nobiltà che da amministratori intelligenti. Il risultato è un’indecente recita al vinello sorbarese. E a proposito del pregiato vino, nell’Elisir d’amore di Donizetti, hanno inserito in dialetto modenese: “elisir al lambrosc”. Cosa spiritosa che si fa ai baracconi, e nelle serate goliardiche dopo o durante il “Figonia”.

La presidente del Salotto Agazzotti, tale Sabrina Gasparini, con questo spettacolo ha fatto fare al sindaco, tanto per dirla in milanese nel senso stabilito dalla Cassazione, la figura del pirla. La tradizione lirica modenese non merita questa robaccia. Poi dovrebbe smetterla il sindaco di autorizzare l’uso dell’istituzione per vaneggi extra musicali. Nel 1972, Maurizio Pollini, alla Società del Quartetto di Milano, tentò di leggere un comunicato contro la guerra in Vietnam. Successe il finimondo e l’esecuzione venne annullata. La direzione gli fece presente che era pagato per suonare, e che il pubblico era stato invitato per ascoltarlo al pianoforte, non per sentirlo parlare. Per i comizi bisogna dare, anche per la più nobile delle cause, la libertà ai cittadini di scegliere se partecipare, o no. Attirare il pubblico a una recita musicale, poi ingannarlo parlando di giornali, e di ciò che non è gradito, è un imbroglio.
Prima dell’inizio dell’opera si esegue il preludio, l’ouverture, la sinfonia o il prologo: un comizio, mai. La donna che è salita sul palco comunale, quindi delegata del sindaco, ha blaterato, con sovreccitato orgasmo, del come questo giornale ha dato conto dell’indecente spettacolo da lei organizzato una settimana prima.

Essendo di formazione negoziante, e avendo esperienza di salami, Sabrina Gasparini, non sa che in molti paesi i giornali hanno demolito spettacoli con vistosi titoli. Maria Callas nel 1958, fischiata all’Opera di Roma, interruppe la recita di Norma di Bellini con il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, in sala. I giornali scrissero improperi di tutti i tipi, ma nessuno allo spettacolo successivo si sognò di polemizzare su quante copie vendevano i quotidiani che avevano criticato, e di dire che i loro collaboratori erano “frustrati”. Grandi cantanti sono stati fischiati perfino alla Scala, ma l’uso di quel palcoscenico per parlare di recensioni non gradite agli organizzatori non è mai stato permesso a nessuno.

Il sindaco deve scendere dai monti, imparare le regole che governano le manifestazioni pubbliche e insegnarle ai suoi incapaci delegati. Per la donna del Salotto della contessa Agazzotti, da lui mandata il 15 agosto a far trombetta, i giornali che noi vendiamo sono, a suo dire, “pochi”, e rivolta al pubblico ha affermato: “Siete più numerosi voi delle copie che vende il giornale che ci ha criticato”. Poi, circa l’età dell’articolista, definito “molto anziano” come se lei, che dall’aspetto è oltre i cinquantacinque (non so se rifatta) fosse una ragazzina, e come se “anziano” fosse sinonimo automatico di incretinimento, ha dimostrato il più totale catechismo di pirlaggine dal momento che in quella piazza i molto anziani erano circa il 95%. Il sindaco con il voto degli anziani ci governa. L’incauta donna non può sapere se avrà il privilegio di diventare ‘molto anziana’. Sovente il cielo scarica malanni e l’inferno imprevedibili eventi. La poveretta ha aggiunto che l’articolista, e cioè io, sarei “frustrato”. Giudizio che evidenzia un riflesso sintomo personale di chi ha passato la vita a vendere pelletterie. Muzzarelli, come prossima opera potrebbe affidarle “I Pagliacci ”.

Sabrina Gasparini “canta”, quindi, dice lei, è “cantante”. Tutti cantiamo. E lui, il sindaco, volete che non abbia mai cantato? Possono interpretarla insieme … Muzzarelli sarà certamente meglio come cantante lirico che come sindaco. Poi … l’opera scelta aiuta … Chi vota Muzzarelli sappia che ha assegnato la scelta degli artisti per un opera lirica a una commerciante di salami, conserve e pelletterie; e che di questo passo potrebbe nominare il cuoco Massimo Bottura direttore sanitario degli ospedali riuniti.

Adriano Primo Baldi

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