Omaggio a Pavarotti, mi sono alzato e sono andato via

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Ebbene sì. Alle 22,30 me ne sono andato e ho lasciato libero il mio posto in piazza Grande abbandonando a metà lo spettacolo in omaggio a Luciano Pavarotti. Perché? Perché di Pavarotti nello spettacolo ieri sera, dopo un’ora e mezza, non avevo visto niente. Solo un insopportabile e noiosissimo tributo al politicamente corretto: un mix tra rifugiati, Siria, bambini, balli di ragazzine col velo e musiche orientali. So bene che il Maestro ha sempre avuto a cuore chi nel mondo vive in condizioni difficili, specialmente i bambini, dedicandogli edizioni del suo Pavarotti and friends, in collaborazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Ma la serata mi è apparsa eccessiva, stonata, stucchevole, strumentale. E quando dopo un’ora e mezza di noia, condotta da un impacciato Fabio Volo, sul palco è salito Danilo Rea e ho sentito citare le note musicali scritte per il film di Walter Veltroni la misura (per me) era ormai colma. Solo un hamburger e una birra potevano riappacificarmi con il mondo.

Giuseppe Pellacani
A titolo personale