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I mafiosi

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I mafiosi
di Adriano Primo Baldi

Secondo le strampalate accuse del senatore Pd Stefano Vaccari e del referente provinciale di Libera Maurizio Piccinini io sarei in contatto tutti i giorni con un ‘mafioso’. A volte vado a pranzo con lui. Gli telefono spesso. E una sera l’ho invitato a cena casa mia. Grave errore? Sempre stando alle accuse ne deduco che se per assurda ipotesi la Digos avesse deciso una retata lo avrebbero prelevato davanti ai miei ospiti. E io? Sono forse un fiancheggiatore? Scrivo sul suo giornale. Se quella sera fossero venuti a prelevare il direttore di Prima Pagina, Giuseppe Leonelli, accusato dal senatore Vaccari e dal referente di Libera Piccinini, di essere un mafioso, o comunque un fiancheggiatore che asseconda la mafia, lui avrebbe fatto una figura che vi lascio immaginare; e io, l’ospitante, non ne avrei fatto una migliore. Tra gli altri avevo a cena un prete, e dopo le polemiche che hanno coinvolto don Giancarlo Manieri: il parroco che ha celebrato il funerale di Vittorio Casamonica, avere in casa un prete mentre arrestano un amico, è un classico del giro dei mafiosi. In questi casi basta l’accusa per incendiare il pettegolezzo. E i condomini? Vivo in una villetta e a schiera. Non possono pensare che io frequenti dei mafiosi, ma si sa che è sempre difficile sapere cosa si nasconde dietro a ciò che appare. E si sa che ciò che appare non è quasi mai la verità. Credono che io mi occupi d’arte, di mostre, concerti e conferenze: alcune volte hanno visto entrare in casa mia, Giorgio Gaber, Sandro Luporini, Philippe Daverio: ma vedere entrare la Digos è tutt’altra solfa!

Mi sembra proprio di sentirla Radio Condominio. E i giornali? E i comunicati stampa del Comune? “La nostra avversione verso il collaboratore del giornale non aveva nulla a che vedere con ciò che scrive e con il suo lavoro: è che avevamo delle notizie sulle sue frequentazioni, i suoi ospiti, si …, e poi quel Giornale” “Si è visto, no? Basta leggere come Prima Pagina ha trattato una protagonista dell’antimafia come la numero due di Libera Enza Rando” “E’ un giornale che cerca sempre di mettere il naso negli incarichi pubblici, nei legami che hanno le cooperative con i Comuni e con il Pd” “Noi qualcosa sapevamo del direttore; sapevamo anche delle sue frequentazioni, ma a quanto pare più di noi ne sapeva la Digos”. Fine delle cretinate e delle fantasie. Il direttore di Prima pagina, lo sappiano i nostri accusatori ha il torto di fare il giornalista e di farlo in modo indipendente. Chi non è al soldo di nessuno in questa città desta sospetto e intralcia il malaffare politico e culturale. Lo provano le diverse inchieste, a partire dal cemento farlocco. Prima Pagina combatte gli intrallazzi politici e mette il naso ovunque ritenga che vi possa essere qualche malefatta da verificare. Per questo è un giornale di mafiosi? Il suo direttore è un fiancheggiatore dei mafiosi? Stando all’accusa che gli hanno rivolto quei due fenomeni citati sopra è di esserlo e pare che non abbiano alcun dubbio. E se lo è il direttore lo è anche il suo giornale. E se lo è il giornale lo sono anche i suoi collaboratori.

Il direttore ha inutilmente invitato i due incauti accusatori, almeno tre volte, e a mezzo stampa, a scusarsi. Solo la tolleranza, l’intelligenza e la pazienza, poteva sopportare reiterando l’invito a quei due poveri cristi a scusarsi. In questi casi la prima cosa che penso io non è la richiesta di scuse o la presentazione di querela, ma di procedere secondo il metodo di alcuni paesi con sonori calci nel culo. Il direttore di fronte a un silenzio che conferma l’accusa è stato costretto a querelare. Ma la verità giudiziaria e il risarcimento in questi casi non bastano. L’accusa è devastante, può incidere sui propri nervi, sulle relazioni famigliari e sociali, può portare all’isolamento. Se l’accusa si rivelerà una mascalzonata, e sono convinto che non possa essere diversamente, c’è qualcuno che può credere che il denaro che verrà versato al giornale e al suo direttore possa compensare la devastante sofferenza subita? Ieri ho chiesto a un amico di abbonare il suo ufficio a Prima Pagina. La risposta è stata chiara: “lo lo compro e lo leggo, ma poi lo metto nel cassetto, perché è vero che non credo che siate dei fiancheggiatori della mafia, ma da me vengono persone di ogni colore politico e che leggono; fin che si rimane nella politica è un conto, ma in questo caso siete accusati di mafia …” I personaggi che accusano in questo campo sono come quelli di cui parla lo scrittore russo Michail Afanas’evič Bulgakov: sono capaci di reprimere, calunniare, screditare, e di soffocare la libertà con tutti gli strumenti del mercato e della diffamazione personale e di gruppo. A seconda di ciò che politicamente rende di più, pur di mantenere un potere gestito senza scrupoli e senza decenza, come nel caso di queste accuse, non esitano a screditarci con ogni sorta di accusa compresa quella di connivenza con la mafia. Io, a differenza del mio direttore, non voglio che si scusino, voglio che tutti sappiano con sentenza del Tribunale chi sono questi dispensatori di fango e di odio.

Non esiste una Giornata Mondiale della Stupidità, forse perché la stupidità è in tutti i giorni. La stupidità è parte di uno stato naturale, una forza spontanea e incontrollabile, mentre l’intelligenza è un’abilità che richiede costante esercizio: è impossibile far diventare intelligenti gli stupidi, ma gli intelligenti, purtroppo, e bisogna stare molto attenti, messi a contatto con la stupidità si ritrovano a non potere esercitare la loro facoltà e finiscono per perderla, momentaneamente o per sempre, e questo è un altro aspetto non meno grave delle accuse che abbiamo ricevute. Accuse che rischiano di coinvolgere tutta la società. Anzi, che hanno già assestato un colpo che segna l’inizio di una caduta così in basso che per i modenesi, con questi rappresentanti, non sarà più possibile risalire la china.

Adriano Primo Baldi

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