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no

 

 

Ripubblichiamo il documento in PDF realizzato da Il fatto quotidiano con le ragioni del No.
Il pdf si può leggere online o scaricare
Abbiamo bisogno di allargare la democrazia e non di restringerla, di far partecipare i cittadini e non di escluderli. Non possiamo permettere che un parlamento dichiarato illegittimo e guidato da un abusivo non eletto da nessuno stravolga le regole costituzionali.

No

Un Parlamento incostituzionale
ha riformato la Costituzione e
la legge elettorale a colpi non di
maggioranza, ma di minoranza
travestita da maggioranza
grazie al premio abusivo del
Porcellum.

NO

Questa riforma elettorale e
quella costituzionale non erano
previste dal programma del Pd
sottoposto ai cittadini alle
elezioni del 2013 che hanno
dato vita alla maggioranza
parlamentare (illegittima) del
governo Renzi. Il programma
del Partito democratico anzi,
prevedeva una legge elettorale
che restituisse ai cittadini il
potere di scegliersi i propri
rappresentanti in Parlamento e
“l’applicazione corretta e
integrale di quella Costituzione
che rimane la più bella e
avanzata del mondo”.

NO

Il governo ha costretto le Camere
ad approvare le sue “riforme”
con ogni sorta di imposizione
contro le minoranze: l’abuso
della questione di fiducia; le
rimozioni dalla commissione
Affari costituzionali dei senatori dissidenti della maggioranza;
i “canguri” e i “supercanguri”
taglia-emendamenti.

Nel nuovo Parlamento il premier non si ritroverà di fronte
•alcun contropotere

Il “nuovo” articolo 64 della Costituzione rinvia i diritti delle
•opposizioni esclusivamente ai regolamenti parlamentari: sarà il partito
di maggioranza, e dunque il governo a concederli o a negarli.

La “riforma” non abolisce il bicameralismo

La “riforma” regala l’immunità parlamentare a 100 fra sindaci (21),
•consiglieri regionali (74) e rappresentanti del Quirinale (5)

L’unico vantaggio della carica di  senatore
part-time prevista dalla
riforma sarà l’immunità.
Si candideranno a Palazzo Madama quelli che più

ne hanno bisogno: i primi cittadini e i
consiglieri con la coscienza sporca
oppure già inquisiti che rischiano
arresti, intercettazioni e perquisizioni.

Si crea una sproporzione abissale fra il Senato
di 100 membri e la Camera di
630. Nelle riunioni del Parlamento in
seduta comune per l’elezione del
presidente della Repubblica e dei
membri laici del Csm, il Senato sarà pressoché ininfluente.

Un Senato di senatori non eletti dovrà nominare
2 dei 5 giudici costituzionali di spettanza parlamentare.

Nel rapporto Stato-Regioni si prevede la “clausola
di supremazia” dello Stato centrale,
attivabile dal governo onnipotente.

 

Con la nuova Costituzione, le Regioni ordinarie
conteranno molto meno, mentre le cinque a Statuto speciale (spesso folli centri di spesa e spreco) avranno poteri legislativi e finanziari ancora più forti

NO

Per tagliare davvero i costi
della politica, si sarebbe dovuto
abolire il Senato (che costa 540
milioni all’anno) e dimezzare il
numero dei deputati e i loro
emolumenti. Oppure mantenere
il Senato con poteri differenti
e dimezzare sia deputati e
senatori, sia i loro emolumenti.
 E così aumenta il rischio di conflitti fra governo e
Parlamento, fra Camera e Senato, fra Parlamento e Regioni, fra
Stato italiano e Unione europea.
La “riforma” pregiudica il corretto funzionamento del
Senato, creando senatori part-time che dividono il loro
lavoro settimanale tra alcuni giorni dedicati alle funzioni
legislative e gli altri riservati agli impegni nei rispettivi
Comuni o Regioni. Così svolgeranno male entrambi i
compiti.

Il nuovo Parlamento sarà
formato da membri in gran
parte non eletti dai cittadini, ma
nominati dalla casta con la
legge elettorale Italicum: i due
terzi dei deputati, con il
meccanismo
dei capilista bloccati; e tutti i senatori scelti
dai Consigli regionali e dal
capo dello Stato.

NO

Alla Camera, cioè nel ramo del
Parlamento largamente
dominante, con l’Italicum si
prevede un abnorme premio di
maggioranza al partito più
votato. Anche se questo rappresenta il 25 per cento dei votanti,
si accaparra il 54 per cento dei
seggi. Il premio non è di
maggioranza, ma di minoranza.
Con tanti saluti alla sentenza
della Corte costituzionale sul
Porcellum, che impone un
preciso tetto sotto il quale
nessun premio di maggioranza
è legittimo per non pregiudicare il principio di rappresentanza.

NO

Il premier Matteo Renzi ha
spacciato il referendum oppositivo, riservato dalla Costituzione
alle opposizioni nel caso in cui
la riforma costituzionale non
venga approvata dai due terzi
del Parlamento, per una gentile
concessione del governo alle
minoranze e ai cittadini.

NO

I risparmi del nuovo Senato
sono irrisori: una quarantina di
milioni all’anno, senza contare
i rimborsi spese per sindaci e
consiglieri regionali provenienti
da ogni parte d’Italia. Tutto il
Senato costa 540 milioni all’anno.
La sua riforma ne farà

risparmiare meno di 40. Per
risparmiare la stessa cifra,
sarebbe bastato decurtare del
10% lo stipendio complessivo
di deputati e senatori, senza
toccare la Costituzione.

NO

La riforma della Costituzione è
stata approvata grazie a ricatti
politici (se la riforma non passa
cade il governo o si sciolgono
le Camere e chi si è opposto
non sarà ricandidato) e grazie al
trasformismo: 325 passaggi da
un partito all’altro a opera di
246 parlamentari, quasi sempre
dall’opposizione alla
maggioranza, nei soli primi
due anni della legislatura.
Il Senato, diventa
un albergo a ore
con porte girevoli,
in cui entrano ed
escono sindaci e
consiglieri regionali
eletti e scaduti in tempi
diversi. Da Camera Alta
a ‘camerino’.
Le 
maggioranze a Palazzo
Madama varieranno continuamente a seconda delle
tornate elettorali comunali
e regionali. Alla faccia della
promessa di “stabilità” per la
maggioranza nazionale.
Sindaci e consiglieri regionali,
promossi senatori part-time,

Regioni, secondo le interpretazioni
dominanti non potrà avere rappresentanti dei governi regionali (ma solo
dei Consigli), in barba alle dichiarate
funzioni di raccordo fra enti territoriali e governo centrale e allo sbandierato modello del Bundesrat tedesco (che
invece è formato dai delegati dei governi
dei Länder).

Nel Senato entrano cinque inutili 
membri
che “possono essere nominati
dal presidente della Repubblica” come
suoi rappresentanti: una specie di
“partitino del Quirinale”, visto che i
cinque fortunati restano in carica per la
durata del mandato del capo dello Stato
che li ha scelti (sette anni, mentre oggi
sono a vita). Ma che c’entrano questi
signori, paracadutati dal Colle, con il
nuovo Senato che non ha più finalità
generali, ma dovrebbe “rappresentare le
istituzioni territoriali”? Sarebbe molto
più ragionevole che questi residuati dei
senatori a vita facessero parte della
Camera, unica depositaria esclusiva
della rappresentanza generale del popolo
italiano. conserveranno la funzione
legislativa e addirittura quella
di revisione costituzionale, per
le quali nessuno li ha eletti, in
barba al principio di sovranità
Per eleggere il capo dello Stato oggi si
popolare. riuniscono i 630 deputati, i 315 senatori
(più quelli a vita) e 59 delegati delle

NO

primo
organo di controllo e garanzia,
esce ulteriormente “dimagrito” dalla
riforma. Non potrà più sciogliere il
Senato e, di fatto, neppure la Camera.
Questa infatti potrà essere sciolta nella
pratica solo quando lo vuole il premier,
capo del partito vincente, del Parlamento
e di tutto il resto, con potere di vita o di
morte sulla legislatura.

Con la legge elettorale Italicum
alla Camera ogni capolista
bloccato potrà candidarsi in 10
circoscrizioni come specchietto
per le allodole, ben sapendo
che verrà eletto automaticamente in tutte e 10 senza
prendere un voto. Ma non potrà
sedere contemporaneamente su
10 poltrone: così poi sceglierà
una circoscrizione per sé e
ingannerà gli elettori delle
altre 9, dove al suo posto uscirà
il candidato più votato della
lista. Così sarà il capolista, con
il gioco delle rinunce, a
decidere chi far eleggere e chi
sacrificare, a seconda del livello
di fedeltà al capo partito.

NO

Grazie al combinato disposto
tra riforma Boschi e nuova
legge elettorale, il premier
potrà scegliersi il presidente
della Repubblica che più gli
aggrada, ma anche i membri
della Consulta e del Csm di
nomina parlamentare, i componenti
delle Autorità indipendenti,
nonché l’amministratore delegato e il Cda della Rai.

NO

Sempre grazie al combinato
disposto riforma-Italicum, il
premier potrà cambiare la
Costituzione a suo piacimento
ogni volta che vorrà. Si crea
così un premierato assoluto,
incompatibile con la Repubblica
parlamentare prevista dalla

Prima parte della Costituzione
che Renzi & C. dicono di non
voler cambiare.

 

Un Parlamento
incostituzionale ha
riformato la Costituzione
e la legge elettorale a
colpi non di maggioranza,
ma di minoranza
travestita da maggioranza
grazie al premio abusivo
del Porcellum.

La riforma della
Costituzione è stata
approvata grazie a
ricatti politici e grazie
al trasformismo: 325
passaggi da un partito
all’altro a opera di 246
parlamentari in due
anni.

 

I risparmi del nuovo
Senato sono irrisori:
tutto il Senato costa 540
milioni all’anno.
La sua riforma ne farà
risparmiare meno di 40.
Bastava tagliare del 10%
lo stipendio di deputati
e senatori senza toccare
la Costituzione.

Con riforme e Italicum,
il nuovo Parlamento sarà
formato da membri in
gran parte non eletti dai
cittadini, ma nominati
dalla casta: i due terzi dei
deputati, con il meccanismo dei capilista bloccati
e tutti i senatori scelti dai
Consigli regionali e dal
capo dello Stato.

 

La “riforma” non
abolisce il
bicameralismo:
continueremo ad avere una
Camera (con gli attuali 630
deputati) e un Senato (ridotto
da 315 a 100 membri) che si
rimpalleranno le leggi con il
classico sistema bicamerale,
mentre in ben 39 Stati nel
mondo funziona benissimo
il monocameralismo.

La “riforma” regala
l’immunità parlamentare
a 100 fra sindaci (21),
consiglieri regionali (74)
e rappresentanti del
Quirinale (5) che non
hanno alcun diritto a un
simile privilegio.

 

Hanno
firmato appelli
per il No tutti i più
noti e autorevoli
costituzionalisti italiani fra
i quali 10 presidenti emeriti
e 10 vicepresidenti emeriti
della Corte costituzionale
(alcuni di loro fanno anche
parte dei Comitati per il
No). Nessun giurista di
quel livello è presente
nei Comitati del
Sì.

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